Fuori ora l’atteso Zarathustra Style di Neffa e Fabri Fibra. Un disco sorprendente per tanti aspetti ma che ai primi ascolti colpisce soprattutto per la personalità.
Lontano dalle etichette e dalle classifiche: Zarathustra Style di Fabri Fibra e Neffa ci stupisce per la personalità
Il rapporto tra Neffa e Fabri Fibra nasce indietro negli anni, come tutti saprete dall’epoca di Turbe Giovanili, dove quelle strumentali inutilizzate da Neffa, finirono per diventare il primo disco ufficiale solista del rapper di Senigallia.
In quel periodo Neffa aveva quittato la scena rap, intraprendendo la carriera nel mondo del pop, dove ha trovato notevole successo per una ventina d’anni. Poi qualcosa è cambiato. Qualche produzione e collaborazione all’interno dei dischi rap, poi qualche strofa, fino ad arrivare al doppio album rap del 2025 Canerandagio.
Una volta sancito il suo ritorno nella scena rap, ha trovato motivazione per continuare in questo ambiente anche grazie a Fabri Fibra, che per chiudere il cerchio iniziato 25 anni prima, lo ha convinto a realizzare questo progetto.

Ma cos’è Zarathustra Style?
Prima di tutto è un disco rap. Senza se e senza ma. Un disco senza fronzoli, senza pezzi pensati per le radio e (cosa impensabile per un prodotto major nel 2026) senza featuring. Questa è la cosa che ci ha colpito maggiormente ai primi ascolti. La personalità di Zarathustra è quella di fare un disco solo per il gusto di farlo, senza l’obbiettivo di accumulare streaming, con un approccio quasi da album underground, indipendente.
Il disco è uscito da troppo poco per fare valutazioni, ma senza dubbio si tratta di un progetto corposo (grazie alle sue 23 tracce + una bonus track) ed estremamente coeso. Ai primi ascolti ci è parso meglio di tanti progetti pubblicati da entrambi gli artisti, ma allo stesso tempo non ci ha fatto saltare dalla sedia. Le aspettative erano alte ma molto diversificate: chi si aspettava un masterpiece da parte di due pesi massimi della storia di questo genere, forse resterà deluso. Chi invece si aspettava il classico album Sony farcito di featuring per volare in classifica, invece ci auguriamo che sia rimasto piacevolmente sorpreso.
Cosa ci è piaciuto ai primi ascolti e cosa ci ha deluso
Come detto, ci è piaciuto (e ci ha sorpreso) l’approccio. Un disco rap fine a sé stesso. Rime e basta. Come si poteva interpretare dalla cover e dal titolo, il disco si pone come alternativa alla musica per il pubblico medio (ovvero le pecore). Il fatto che il rap sia diventato il nuovo pop per tanti ragazzini lo pone anche in contrasto con il rap di oggi, grazie ad uno stile e un modo di fare rime, piuttosto “vintage”. Anche la promo ci è piaciuta, senza singoli, senza particolare sfarzo. Quasi non volesse ricevere troppe attenzioni. Un po’ come succedeva una volta, dove se una cosa ti interessava dovevi andartela a cercare, non ti veniva gettata addosso a forza.
La cosa che forse non ci convince appieno è la monotonia. Ok, fare un disco con un’approccio “vecchia scuola”, però suona quasi come una monotraccia da 60 minuti. Una traccia piacevole, per carità, ma troppo poco variegata. La responsabilità di questo aspetto va ricercato nelle produzioni (tutte prodotte da Neffa, qualcuna con la collaborazione di Zef), che purtroppo presentano pochi picchi durante l’ascolto. Peccato, perché in certi contesti, avremmo voluto sentire questo tipo di rap su basi un po’ più ricche (di sample, di suoni o semplicemente di visione). Vista in maniera opposta, questa tecnica ci consente di dire che si tratti di un disco no-skip: se ti piace, ti piace tutto, altrimenti non ti piace nulla.
La seconda cosa che forse non ci convince appieno sono proprio le rime. Come detto sono tantissime (e questo è sicuramente positivo), ma non sempre di altissimo livello, soprattutto da parte di Neffa. Dei due sembra brillare maggiormente Fibra, seppur non sia mai stato neanche in gioventù un artista contraddistinto da virtuosismo lirico. Tante cose buone ci sono e tante meritano ulteriori ascolti per essere interpretate e capite, ma ai primi ascolti, vista la caratura dei due artisti, colpiscono anche alcune lacune.
Ti faccio spazio, ti faccio strazio
Di là c’è Ignazio, io sono qua zio
Io sono il quarzo, io sono il freddo che si sente ancora a marzo
In questo spazio, io sono il razzo, il pazzo
Io suono il clacson messo lì un po’ a c*zzo
Io faccio foto a sto palazzo, stile paparazzo
Ma di cosa parla Zarathustra Style?
Non parla di niente. Non è un “Concept Album” come va di moda “fare” adesso. È un disco di rap e basta, come una volta. Sta a voi giudicare se questa sia una cosa positiva o negativa.
I brani non hanno per forza un filo conduttore, uno storytelling o la volontà di raccontare qualcosa di personale. Anche questo è un approccio lontano da quello che è il rap major degli ultimi anni e, visto di chi stiamo parlando, è un altro punto a loro favore. Per certi versi assomiglia più ai progetti Uomini Di Mare, che alla successiva discografia di Fibra. Rime che saltano da un argomento all’altro, senza correlazione diretta con il titolo del brano.
Noi abbiamo provato a lasciarvi alcuni spunti, positivi e negativi, che Zarathustra Style di Neffa e Fabri Fibra ci ha lasciato ai primissimi ascolti. Quello che vi consigliamo di fare, come sempre è di ascoltarlo per avere una propria opinione in merito. Noi lo metteremo nuovamente in play per entrare maggiormente all’interno dello stile di Zarathustra offertoci da Neffa e Fibra.
Potete trovare il collegamento qua sotto e la copia fisica a questo link.


