Si chiama Jey, all’anagrafe Jennifer Turri, ed è una delle novità di questa prima metà del 2026. Il suo EP, Dies Irae, è disponibile dallo scorso 22 maggio su tutte le piattaforme digitali per Redgoldgreen Label. Sei tracce che non seguono una traiettoria lineare, ma costruiscono un universo sonoro ibrido in cui il canto lirico — il suo percorso accademico, non un orpello estetico — convive con rap, rock e contaminazioni dancehall.
Chi è Jey: dal Conservatorio Rossini al rap
Jennifer Turri è faentina, classe 1998. Si è laureata con lode in Canto Lirico al Conservatorio Rossini di Pesaro, si è specializzata all’Accademia Lirica di Osimo e ha cantato nei cori del Rossini Opera Festival, del Teatro della Fortuna di Fano e del Coro Cherubini diretto da Riccardo Muti. Nel 2021 ha ricevuto il Premio Maria Callas all’Arena di Verona. Non è un curriculum di chi si avvicina alla musica per curiosità: è una formazione seria, costruita nel tempo.
Parallelamente, però, ha sempre nutrito una passione per il rap e per le sonorità urban e black. Dies Irae è il punto in cui queste due traiettorie si incontrano, con un risultato che non strizza l’occhio ai trend ma cerca una propria identità — quella che lei stessa definisce lyrical rap.
Il titolo rimanda alla celebre sequenza medievale attribuita a Tommaso da Celano — il “Giorno dell’ira” del Giudizio Universale. Non è una citazione fine a se stessa: il progetto lavora esattamente su quella tensione tra luce e oscurità, tra fragilità e potenza espressiva, tra dolore e rinascita. Essere donna, in questo contesto, significa rivendicare la complessità senza doversi scegliere.
Le produzioni sono affidate a Rick Freak, VirtuS, Dr. Testo, Ed Mars e Simon Bayle, ciascuno con un approccio diverso. Ne risulta un EP che passa da atmosfere underground a momenti più diretti e viscerali.
Traccia per traccia: Jey racconta Dies Irae
Jey ha commentato personalmente ogni brano del progetto. Di seguito, il suo racconto traccia per traccia.
Echi d’ombra
Rap e lirica si intrecciano su una base drill firmata da Dr. Testo, dando vita al brano che apre e definisce l’intero universo di Dies Irae. È il manifesto del progetto, il punto di partenza di un viaggio che esplora le contraddizioni dell’essere umano. Tra immagini surreali e riflessioni concrete, il brano racconta il conflitto costante tra luce e oscurità, bene e male, speranza e disillusione. L’ombra prende forma e diventa una presenza con cui imparare a confrontarsi.
Fili di lacrime
Prodotto da Rick Freak, Fili di lacrime è un brano boom bap intimo e viscerale che mette al centro la fragilità umana. Qui la ferita non viene nascosta né abbellita, ma mostrata nella sua autenticità. Il dolore personale si trasforma in una narrazione universale, capace di creare immedesimazione e vicinanza. È il momento in cui si accetta la vulnerabilità e la si riconosce come parte fondamentale del proprio percorso di crescita.
Basta Amore
Con una forte impronta pop rock e punk, e la produzione di VirtuS, Basta Amore rappresenta l’esplosione emotiva successiva alla delusione. È il grido di chi ha dato troppo e decide di riprendersi il proprio spazio. La rabbia non viene nascosta, ma vissuta come una fase necessaria per ricostruire sé stessi. Diretto, impulsivo e liberatorio, il brano racconta il momento in cui si smette di inseguire ciò che ferisce e si sceglie di andare avanti.
Metropoli
Sulle sonorità urbane e cinematografiche create da Simon Bayle, Metropoli trasforma la città in una metafora della mente contemporanea. Roma diventa lo sfondo di riflessioni sulla musica, sui sogni, sulle relazioni e sul senso di appartenenza. Tra luci artificiali, rumore e frenesia, emerge la sensazione di sentirsi soli anche in mezzo a migliaia di persone. È un viaggio introspettivo nella giungla moderna, alla ricerca di un’identità autentica.
Diavolo
Su una base trap energica prodotta da Ed Mars, Diavolo dà voce agli impulsi, alle contraddizioni e alle parti di sé che spesso vengono represse o giudicate. Il “diavolo” non è una figura esterna, ma un simbolo delle zone più istintive dell’essere umano. Il brano invita ad accettare queste sfumature senza paura, riconoscendole come parte integrante della propria identità. Tra provocazione, ironia ed energia, prende forma una nuova consapevolezza.
Kick ‘n’ Shine
Prodotto da VirtuS e influenzato da sonorità dancehall e reggaeton, Kick ‘n’ Shine chiude il viaggio di Dies Irae con energia e movimento. Dopo aver attraversato ombre, ferite e conflitti interiori, arriva il momento della rinascita. Non si tratta di dimenticare il dolore, ma di imparare a conviverci senza esserne schiacciati. È un invito a vivere con più leggerezza e fiducia, trasformando ogni esperienza in una nuova possibilità di crescita.
Jey arriva con un progetto costruito, non improvvisato. Dies Irae è un debutto coraggioso proprio perché non cerca scorciatoie stilistiche: sei brani, sei atmosfere diverse, una voce che può ancora crescere. Vale la pena darle una (o più) possibilità.
Buon ascolto!


