40 artisti e un hype smisurato hanno fatto di Botox un album vincente? – Recensione

Night Skinny botox recensione

40 artisti, 21 pezzi e un hype smisurato: questi sono stati gli ingredienti di Botox, il nuovo e attesissimo disco di The Night Skinny.

Qualche settimana dopo la sua uscita, la domanda è: saranno bastati questi elementi per fare di Botox un album vincente? Vediamolo insieme in questa recensione dell’ultimo progetto discografico del produttore di Mattoni.

I punti di forza e di debolezza in Botox di Night Skinny – Recensione

Attendevamo Botox di The Night Skinny come pochi altri progetti in questo 2022 e finalmente, il 16 settembre, lo abbiamo messo in play, convinti che tutto l’hype creato attorno al progetto sarebbe stato pienamente ripagato.

Spoiler: così non è stato. Un attimo, questo non vuol dire che il disco non sia affatto meritevole ma, semplicemente, che quello che abbiamo ascoltato all’interno di Botox, lo avremmo potuto trovare in qualsiasi altro progetto, sia solista che collettivo, degli artisti chiamati a farne parte. Botox non è una delusione, ma non giustifica appieno l’hype creato intorno all’album.

Dopo una pioggia di critiche e uno sconforto collettivo quasi unanime per il disco di The Night Skinny, proviamo a capire cosa non ha funzionato e cosa poteva, forse, essere migliorato. Per farlo, andiamo controcorrente partendo dai lati più positivi del progetto.

I punti forti di Botox

Quella che è stata una mossa assolutamente vincente di questo nuovo progetto, è il riadattamento della “formula Mattoni“: tantissimi artisti, con un’attitude anche molto diversa tra loro, uniti in combinazioni più che vincenti e su beat confezionati alla perfezione.

Un altro punto assolutamente di forza di Botox, è stato andare contro le nuove logiche del mercato che vedono tracce e dischi sempre più brevi, dando vita a ben 21 tracce (più Fernando), per un totale di più di un’ora di ascolto.

Sicuramente apprezzabile anche il non rivedere proposti gli artisti presenti in entrambi i progetti, nella stessa “disposizione” di Mattoni, ma, al contrario, riscontrare combo insolite e particolari come, ad esempio, J Lord nella stessa traccia con Lazza, Noyz e Salmo o, ancora, trovare Mambolosco assieme ad artisti come Fibra, Geolier ed Ernia

Infine, nota di merito per i sample scelti dal produttore, tra cui spiccano Ready Or Not dei Fugees in Per La Strada, o, ancora, le barre di Jake La Furia in No More Sorrow dei Dogo utilizzata come ritornello in Prodotto. A questo livello, portare l’attenzione su determinati aspetti del beatmaking, può solo far del bene al genere.

Dove ha “sbagliato” però TNS?

Nessuno può dire oggettivamente che in Botox di Night Skinny si siano fatti degli errori: quelli che però in questa breve recensione vogliamo fare emergere come punti critici, sono determinate scelte stilistiche che il pubblico non si sarebbe mai aspettato, o meglio, che non avrebbe mai pensato di trovare viste le premesse.

Una nota dolente su tutte, il troppo cantato rispetto alla componente rap, soprattutto considerata l’eccelsa qualità e attitudine delle strumentali. Non aver optato ad esempio per una strofa maggiormente rap in Così Non Va – brano dal potenziale enorme, outro di Elisa compresa – rappresenta per molti amanti del genere un’occasione persa.

A questo si aggiunge, poi, la speranza già debole, nuovamente affievolita, di risentire il Rkomi delle origini, anziché sulla scia della nuova era pop/rock, così come quella di ritrovare la fotta dei progetti precedenti di Skinny.

Innegabile anche il fatto che il producer, invece di spingere gli artisti ad uscire dalla loro zona di comfort, si sia un po’ adattato a loro, ricalcando le nuove tendenze musicali sperimentali degli artisti chiamati a partecipare al disco – vedi Rkomi qui sopra. Ci aspettavamo che Skinny potesse regalarci qualcosa di mai sentito ma, sfortunatamente, non è proprio stato così.

Botox di Night Skinny ci è piaciuto?

Il bilancio, dopo diversi giorni dalla sua pubblicazione, è che di Botox ci ricordiamo e mettiamo volentieri di nuovo in play solo qualche canzone di ben ventuno tracce.

Dopo un hype come quello generato dal producer e dai suoi collaboratori, tutto ci aspettavamo tranne che un disco come questo, che vede i punti di forza presenti, non sufficienti per compensare quelli negativi e che rischia, sulla scia di altri recenti producer album, di finire ben presto dimenticato.

Rimane comunque eccellente, anche questa volta, il lavoro alle macchine da parte del padrone di casa, tra i pochi negli ultimi anni in grado di confezionare un prodotto musicalmente coeso e non un insieme di semplici strumentali messe sul piatto a mo’ di playlist.

Appuntamento al prossimo producer album.