Fuori ora Set In Stone, il nuovo album di Rick Ross arrivato sotto altissime aspettative. Non uso tratta di un brutto disco, ma di un prodotto che purtroppo ai primi ascolti non ci ha soddisfatto appieno
Lo status di Rick Ross è scritto nella pietra, anche se Set In Stone lo riesce a ribadire solo nel titolo
Questa notte è uscito Set In Stone, il 12esimo album ufficiale di Rick Ross a quasi 5 anni dal precedente disco solista, ovvero Richer Than I Ever Been. Nel mezzo, solo Too Good To Be True assieme a Meek Mill.
Un disco arrivato con le migliori aspettative e farcito da una promo per la release come non accadeva da diversi anni, per il Big Boss di Miami. Nonostante ciò, o forse proprio per colpa di queste aspettative così alte, il disco non ci ha appagato appieno.
Ma andiamo per ordine. Dopo essersi buttato a capofitto nel diss Drake-Kendrick, Rick Ross ha goduto di un momento di ritrovata visibilità e soprattutto credibilità, che lo ha portato a collaborare con icone quali LL Cool J e Dj Premier nei rispettivi singoli. Nel 2025 per lui diverse collaborazioni (non particolarmente rilevanti) ed un ottimo singolo, realizzato su una produzione di Pharell Williams. Con l’avvicinarsi del ventennale del suo leggendario album di esordio Port Of Miami, lo abbiamo visto sempre più attivo sui social, come se si stesse preparando a dare tutto nel 2026.
E così è stato. Da una parte l’annuncio del tour per celebrare il ventesimo anniversario del disco che lo ha consacrato e a fianco a ció l’annuncio di un nuovo album in concomitanza proprio con questo tour.
Ad anticipare il disco è uscito Minks In Miami, realizzato assieme a French Montana e Max B. Un ottimo pezzo che ha riportato Rick Ross in primo piano, seguito a breve distanza da Mahogany Caskets assieme a T.I., anch’esso apprezzato dagli ascoltatori, seppur meno del precedente.
Nel mezzo, una fitta attività social che ci ha portato a riscoprire tutti i dischi di Rick Ross, con una scheda descrittiva, assolutamente inedita per la comunicazione che generalmente hanno i rapper americani.
Quindi, come non avere alte aspettative?
Reduce da un dissing enorme dove ne è uscito a testa alta, collaborazioni in dischi di leggende viventi, un ottimo brano con Pharrell, due buoni singoli appena annunciati… Da Set In Sotone ci aspettavamo un grande ritorno di Rick Ross.
Invece cosa ci siamo trovati davanti? Non un brutto disco, dobbiamo dire la verità. Ma neanche il disco potente che ci aspettavamo.
Se lo ascoltiamo in ordine di tracklist, partiamo con uno dei pezzi migliori del disco, seguito dai due singoli estratti e da un pezzo potente prodotto da Metro Boomin, che vanta il featuring di Rich The Kid.
Dopo di che, il disco si perde. Le produzioni non ci convincono appieno, eccetto i leggendari J.U.S.T.I.C.E. League con la produzione di She’s My Star. Il pezzo realizzato con Pharrel è stato escluso dalla tracklist finale. Facciamo fatica a trovare altri brani che realmente ci riescano a gasare.
Come abbiamo detto non si tratta di un brutto disco. Però se dovessimo fare una classifica impulsiva dei dischi di Rick Ross, Set In Stone sicuramente non si piazzerebbe nella Top Five della sua discografia, occupata di diritto dai suoi primi 5 album (l’ordine lo potete scegliere voi…). Lotterebbe probabilmente per entrare nella sue Top Ten, non tanto per difetti di questo disco, ma per l’alto livello della discografia del rapper di Miami.
Detto questo non vogliamo prendere decisioni affrettate nel valutare questo disco. Lo ascolteremo di sicuro molte altre volte per farci un’idea più precisa. Vi invitiamo a fare altrettanto, da tutte le piattaforme o dal link sottostante.
Set In Stone di Rick Ross è fuori ovunque.


