Negli ultimi anni sono usciti centinaia di lavori rap in Italia. “Tenere il passo” a questa enorme produzione, ogni settimana, è difficile e, secondo noi, a tratti controproducente. Se da una parte è apprezzabile che ci sia lo spazio per tanti artisti di esprimersi ed avere visibilità, dall’altra molti album hanno un tempo di rilevanza minimo. Album clamorosamente complessi che durano poche settimane e che non vengono sufficientemente approfonditi dal grande pubblico.
Oggi parliamo di DOOM di Nayt. Un progetto pieno di chicche e spunti che, a nostro parere, meritano di essere rispolverati.
DOOM di Nayt: un album che merita di essere approfondito, anche a distanza di 5 anni
Un breve accenno sulla inquietante e stupenda copertina di questo lavoro: un riferimento al quadro La sepoltura della sardina di Francisco Goya. Parlando di questa ispirazione assolutamente non banale, Nayt ha dichiarato:
Goya iniziò a dipingere in maniera diversa, più cupa e realistica; divenne simbolo di denuncia nei confronti della società. La sepoltura della sardina rappresenta lo svolgimento di una festa ispanica nei giorni del carnevale; la gente si regalava un giorno di follia prima del ritorno alla normalità. All’interno dello stesso quadro ci sono raffigurati la folla (uomini, donne e bambini) e le rappresentazioni della paura: la morte e la guerra, tutti elementi presenti nei testi di DOOM.
La scelta dell’opera rimanda all’impossibilità da parte di Nayt di lasciarsi veramente andare. La mente se lasciata sola vaga tra paranoie, desideri, fantasie, senza la minima razionalità. DOOM (che di fatto completa l’album precedente del 2020 Mood) è un progetto estremamente glaciale nella sua indagine. Traccia dopo traccia il rapper si sviscera, in un’atmosfera generale di pura ambiguità. Da tracce folli e tenaci come OPSS (feat. Gemitaiz e Mattak) a brani di una interiorità e di una lucidità spaventose.
Volendo osare con i riferimenti culturali, sembra molto attinente anche la stampa (sempre di Goya) dal titolo Il sonno della ragione genera mostri: in primo piano un uomo, addormentato profondamente sul tavolo da disegno, da cui fuoriescono una serie di creature notturne, metafora di tutti quegli incubi e rimorsi che prendono il sopravvento quando si è profondamente turbati.
Lasciarsi andare vuol dire lasciarsi cadere in un abisso di dubbi e paure per entrambi gli autori (con le dovutissime distanze storico-culturali): solo una volta toccato il fondo, si inizia a capire chi si è realmente e perché, mentre tutti ballano dandosi alla follia, si rimane fermi a contemplare il vuoto. Molto esemplificativa la spiegazione:
MOOD cominciava ad andare giù in profondità, invece DOOM arriva al fondo nella maniera più sincera e trasparente possibile, mettendo le basi per poter riemergere con la consapevolezza e con la maturità che si ottiene sviscerandosi, scoprendosi.
La title-track DOOM: l’insoddisfazione del proprio corpo e identità
Delle volte nello specchio mi vedo secco e troppo basso
Tu continui a dimagrire, ma ti senti un botto grassa
Strumentale minima, con la chitarra elettrica. L’apertura del disco sembra il risveglio in un mondo onirico, freddo, minimale. La fragilità si rivela subito una delle tematiche portanti del progetto, in particolare quella legata al corpo e alla concezione di sé fisicamente parlando. Il morboso attaccamento alla televisione, ai social, alle riviste, ha creato negli anni degli ideali di paragone irraggiungibili, finti, che fanno sentire inadeguati.
Da questo punto di vista Nayt è un degli artisti che riesce più a parlare alle nuove generazioni. Fan di giovane età che si sono ritrovati catapultati dalla nascita in un mondo che non smette di proporti modelli da seguire, imitare, idolatrare. Il rapper si mette in gioco, a nudo, al posto dell’ascoltatore che spesso ha paura di farlo.
Il ragazzino che ascolta Nayt capisce di non essere solo nelle sue difficoltà.
Mi è successo di pensare di ammazzarmi
Mi chiedevo se non lo faccio per me oppure per gli altri
Penso non sia tanto triste, che succede a tutti quanti
E che dire certe cose ad alta voce è un passo avanti
Forse è giusto interrogarsi, condividere i dettagli
Queste barre (sempre della prima traccia) fanno venire i brividi. Nayt ci sta raccontando della sua frammentazione interiore allo stato più critico, ma da un’angolazione diversa dal solito. Il tema del suicidio è probabilmente il più delicato che si può trovare nella musica: spesso viene associato all’immagine di solitudine, di non riuscire da soli a gestire tutti i problemi della vita e alla fine di scoppiare.
Nayt è estremamente maturo nel raccontarlo. Queste barre spezzano la corazza sociale ed alienante che riveste l’artista nel momento di depressione, dandogli la forza di affrontare il pensiero negativo con lucidità: “dire certe cose ad alta voce” è il primo faticoso ma decisivo passo per uscirne. Capire che sfogarsi con qualcuno ci aiuta, è una considerazione chiave nel percorso di risalita dal baratro della depressione. La musica, se vogliamo, è un canale che se usato bene riesce a fare pensare molto, in modo sano e verso la direzione giusta.
Non meravigliamoci che i fan gli siano incredibilmente affezionati:
(…) È una musica che arriva dritto a chi l’ascolta quasi come fosse una carezza o una risposta ad un grido di aiuto. E ti sarò per sempre grata di essere riuscito a fare questo. Grazie per condividere costantemente con noi la tua arte.
dal commento di una fan di Nayt sotto il video di Mood
Cose che non vuoi sentirti dire: la folla che balla nel quadro di Goya
Sul beat di Gemitaiz, la seconda traccia ci mostra il protagonista del viaggio che si è ripreso dalla caduta, e che è pronto a volgere il suo sguardo intorno. La folla del quadro balla spensierata, senza sapere di essere schiava del meccanismo da cui Nayt si sente oppresso. Scrive:
La scena è uno schiavo che fa il capo
Questa barra è molto sottile, ma può essere spiegata in due modi (non per forza opposti). La “scena” può essere il mondo, la quotidianità che ci circonda. Tutti si credono padroni di sé quando, a decidere i nostri orari, spostamenti, gusti, sono altri ben più potenti e subdoli. Oppure, più probabilmente, la scena citata è quella rap, che ostenta nei testi la sottomissione a droghe, denaro, gioielli, fama, aspettative, rendendola un vanto.
Nayt non è un pesce fuor d’acqua nel panorama rap ma, in pezzi come questo, ne è il giudice. Lo sguardo non è tagliente tanto per provocare, ma per offrire una visione d’insieme scomoda ma che deve essere fatta. Dalla seconda strofa Nayt riprende una rappata più feroce aggressiva, ma l’intento è sempre questo.
Vuoi che ti accettino come sei oppure come vogliono loro?
(…) Stimo chi corre, chi non sta giù
Scegli una pillola: rossa o blu?
Altra scomodissima “cosa che non ci si vuole sentir dire”: volenti o meno, ogni giorno compiamo una scelta. Analogamente al film cult Matrix (1999), il bivio è tra vivere una vita intontita, finta, fatta su misura, oppure iniziare a correre, battersi per le evidenti ingiustizie e costrizioni che vediamo tutti i giorni su noi e gli altri. Non è fantascienza, Nayt ce lo pone come una domanda da cui non si può fuggire in eterno.
Come dirà nel pezzo Poter scegliere (dell’album Lettera Q, 2024) ognuno di noi è artefice e pieno responsabile di quello che fa. Sta solo nel rendersene conto, prima di fare del male a noi o ad altri per la paura di prendere le decisioni giuste:
Noi facciamo due scelte, di accettare la vita, di accettarne la fineRealizzare che possiamo essere feriti, che possiamo ferire
Mortale e La mia Noia: c’è ancora spazio per il rap?
Nayt dedica ben due tracce al grande tema del rap. Sempre con un’ottica provocatoria e lucidissima, si interroga quanto il rap possa essere ancora considerato tale. Il grande tema è l’effetto che ha (o, come vedremo, non ha più) sulle persone che ascoltano il genere oggi. Una posizione forse non da tutti condivisibile, ma che ci ricorda quanto questo artista abbia imparato a dire la sua a testa alta. Scrive in Mortale:
Tu vai in classifica e fai schifo uguale
Il rap non va più di moda, meno male
Se nel pezzo precedente il riferimento era più velato, qui è evidente un attacco alla scena rap italiana. I rapper si accontentano, restano nella loro zona di comfort, scendono a compromessi a discapito della qualità della loro musica. Quella che ha successo non è più la sostanza, per Nayt, ma tutto ciò che sta attorno: attitude, brand, pubblicità, operazioni sui social. Come affermò in un’intervista poco dopo l’uscita del disco:
Non è più il rap ad andare di moda; ci sono rapper che oggettivamente non sanno scrivere. Sono stanco di ripetere questa parola, ma purtroppo è in atto una “decadenza” dal punto di vista della sensibilità e della cultura. I ragazzi non capiscono più neanche quello che scrivono gli artisti che ascoltano, a prescindere dalla difficoltà interpretativa del testo.
Quando scrive “il rap non va più di moda” intende proprio questo. Il rap vero, autentico, carico di significato, è rimasto di nicchia, per pochi che hanno la pazienza e l’attenzione di mettersi ad ascoltare. Condivisibile o meno, è un’idea molto matura sul genere che lui stesso mette in pratica. Come ripete nel pezzo (a nostro parere spaziale) La mia noia:
Oggi i comici non fanno ridere
Vеdo rapper che non sanno scriverе
Uomini e donne, tanti soldi, belle forme
Grandi macchine, tutto qui un po’ poco riguardo al vivere
Nayt rifiuta il banale, il superficiale, il finto. L’opera artistica di Nayt è a difesa di una fragilità umana che non deve essere nascosta sotto un velo di leggerezza, ma a cui bisogna dare pieno sfogo. Se l’uomo continua a misurarsi con le cose che possiede, che può permettersi, dimentica di essere umano. Erich Fromm, straordinario filosofo e psicanalista tedesco del 900′, affermava: chi vive per avere, dimentica di essere (dal saggio Avere o Essere? 1976). Si tratta di ritrovare, con la musica o altri mezzi, la passione specialmente umana di misurarsi nelle azioni, negli atteggiamenti, nelle passioni.
Il mondo rimane lo stesso, che tu sia ricco o povero. Sta nel come lo si guarda. Scrive in partenza:
Che poi compri due o tre cose, è tutto uguale
Che ti affacci da un hotel costoso e il mondo è brutto uguale
Seconda metà di DOOM: l’amore in mezzo alla folla che danza
Come ben sappiamo, molti pezzi della discografia di Nayt sono legati all’amore. Solitamente un amore dannato, finito, instabile, poche volte abbiamo avuto il piacere di sentire il rapper in una narrazione di una relazione serena. La seconda parte di DOOM non è da meno. Pezzi come Collane, Tuttok, Sorpresa lasciano spazio al sentimento, senza venir meno alle tematiche prima proposte. Scrive in Sorpresa:
Avevi un buco nel petto ed io
Ci sono caduto dentro, ormai
Perché sei così sorpresa?
L’amore di DOOM è viscerale, abissale, drammatico. Amare qui vuol dire esporsi, mettersi a nudo, vedere nell’altro le stesse contraddizioni e mostri che vediamo in noi stessi. La penna in questi pezzi diventa affilatissima, perché scrive di un’eroticità dannata, come innamorarsi di un’altra persona precipitata in mezzo alla folla danzante: ci si nota in quanto entrambi alienati e incapaci di lasciarsi andare. Per Nayt amare è un rischio. In Tuttok dice:
Relazioni tossiche, affari grossi, ma non mi serve a niente
Scopiamo forte, ti amo una notte, poi ti odierò per sempre
Amore-Odio non è una dicotomia posta tanto per la ricorrenza nella letteratura e nella musica. In questo album sono un tutt’uno, in un reciproco eterno rapporto di causa effetto. Una vera e propria coppia di “Femme fatale“, espressione francese per indicare “la donna dannata”, in questo caso per entrambe le parti. Entrambi colti, lucidi, non condizionati dalla realtà circostante, ma col solo scopo di “catturare” astutamente l’altro per sé.
Le relazioni tossiche spesso si fondano su questo per Nayt: un bilanciamento non corretto tra desiderio e ossessione, amore e odio. Il volere l’altro tutto per sé.
Nayt ha bisogno di svegliarsi dal viaggio onirico
Dopo la fase febbricitante e fuori di testa di OPSS (feat. Gemitaiz e Mattak), Nayt si rende conto che è tempo di uscire dal sogno dentro il quadro. La traccia (arrivo?) più che l’effettiva fine del viaggio, è la presa di coscienza che non basta affrontare i problemi attraverso la musica, ma anche nella vita quotidiana.
Sognare è figo, ma ho anche bisogno di restare sveglio
Cerco il centro tra l’arte e l’intrattenimento
Non sono il tipo che sta con un piede in due scarpe
Cosa accade dopo aver compiuto in viaggio interiore in cui si è riusciti a smascherare la nostra realtà? Una volta risvegliati non ci si fida più di nessuno. Da zero, anche se all’inizio può apparire come una traccia d’amore, si conclude con una considerazione che riassume lo stato d’animo del rapper in maniera cristallina:
Ora che ho tanta gente vicino
Mi sembra poca quella di cui mi fido
Ho paura delle donne, dei serpenti e l’amore
Che poi alle volte sembrano uniti dallo stesso filo
La paranoia non lascia, a volte decide il destino
Io dalla noia mi sfascio forte, mi uccide il respiro
Corro il rischio di sbattere tre volte su tre
Mentre tu giochi con la mano fuori dal finestrino, figo
Stessa visione dell’inizio dell’album gelida, minimale. Sul beat di 3D, Nayt ci regala la sua ultima confessione. Una sorta di testamento, di lucidità preveggente, ma forte di un realismo tutto nuovo rispetto alla prima traccia. L’artista si è risvegliato e ha la forza di affrontare i problemi senza rimuginare e deprimersi. Il viaggio ha avuto il suo effetto. Nayt può tornare alla sua vita.
DOOM di Nayt è solo uno dei tanti dischi non sufficientemente ricordati
I numeri e le classifiche non esauriranno mai la natura di un album, soprattutto se ben scritto e costruito come questo. Il problema (che evidenzia anche Nayt) è che sorvoliamo troppo velocemente sul materiale che esce in Italia e nel mondo. Gemme come questa rischiano di non arrivare a chi ne ha più bisogno, sia per interesse che per necessità, come si accennava prima.
A 5 anni dalla sua uscita, vi consigliamo caldamente di ridargli un ascolto, di immergervi un viaggio che non vi lascerà delusi: chissà che insieme a Nayt, non cresciate anche voi. Siamo in attesa per il prossimo album, IO INDIVIDUO, in uscita il 20 marzo 2026: speriamo che il livello e il tenore posso rimanere lo stesso, se non alzarsi ulteriormente.



