All Said And Done: il bellissimo mosaico degli Hieroglyphics

hieroglyphics

Gli Hieroglyphics tornano a pubblicare un nuovo progetto a distanza di ben tredici anni. All Said And Done è il quarto album del supercollettivo di Oakland, un mosaico sonoro e tematico in cui a essere protagonista è la sinergia dei suoi membri, legati ormai da trent’anni di esperienza artistica.

All Said And Done: gli Hieroglyphics non invecchiano mai!

Nel pieno della bufera scatenata da 50 Cent con le dichiarazioni sui limiti d’età che un rapper dovrebbe avere per risultare ancora credibile, gli Hieroglyphics, a loro insaputa, smentiscono in modo netto ogni affermazione. Il supercollettivo formato da Del the Funky Homosapien, Casual, Pep Love, i membri dei The Souls of Mischief, ovvero Phesto, A-Plus, Opio e Tajai, assieme a DJ Touré e Domino, pubblica All Said And Done, con buone probabilità il loro disco più riuscito dopo 3rd Eye Vision, il debutto datato 1998.

L’album si apre con Mosaico: Suite 1, dove possiamo apprezzare la diversità e la coralità delle voci degli MC: l’attitudine rigorosa di Casual, la nasalità tagliente di Opio, il flow conversazionale di Tajai, che in parte richiama lo stile cartoonesco e teatrale di Bruiser Wolf ma soprattutto quello unico del concittadino E-40, e il timbro baritonale di Del sono tutti ingredienti che parlano da soli. Non a caso il brano si concentra sulla noncuranza verso il successo, sull’ipocrisia di chi vende milioni di dischi pur di ottenere visibilità. Di fronte a un’intesa artistica così radicata e profonda, non ne verrebbe fuori un enorme rimpianto?

Varietà di temi, profusione di musica

Una nota di merito va sicuramente alla produzione, dove ad alternarsi sono A-Plus, Domino e, in misura minore, DJ Touré. Mosaico: Suite 2, prodotta sempre da Domino, esibisce un groove sostenuto con ricchezze strumentali che danno una certa spensieratezza al brano. In questa circostanza Pep Love, A-Plus e Phesto mettono a contrasto da una parte la capacità della loro arte, degli Hieroglyphics, di dipingere scenari nuovi grazie alla parola ricercata, di progredire così sul piano umano, e dall’altro i teatrini e i fenomeni da baraccone messi in piedi dall’industria discografica.

In Eyes Wide Shut si sente la mano di A-Plus alla produzione, ricordando da vicino la sensibilità di 93 ‘til Infinity dei The Souls of Mischief: qui gelosie e faide sono i bersagli degli attacchi verbali del gruppo, che poi amalgama lato conscious e tecnica Feng Shui: in Something In The Air, che campiona e rielabora un brano iconico come Electric Relaxation degli A Tribe Called Quest, gli MC si interrogano sul proprio lascito, ricordando l’essenziale dell’esistere, mentre in Drum Talk affilano le barre trattandole come espressione di un’arte geomantica.

La title track rimarca l’importanza dei piccoli gesti, degli eventi quotidiani, aspetti sottolineati dai ricordi della giovinezza in Everyday Shit, su beat davvero classico di DJ Touré. L’album si chiude con Crescent Moon Velvet Sky, un pezzo di bravura di MC e produttori, degna conclusione di un album di fattura pregevolissima.

Puoi ascoltare All Said And Done degli Hieroglyphics al link qui sotto: