Roma è difficile da raccontare senza cadere negli estremi. Per chi non la conosce davvero spesso diventa o una cartolina o un elenco di problemi. In mezzo a tutto ciò c’è la città reale, quella che si vive ogni giorno.
Di canzoni che celebrano Roma ne è piena la discografia italiana e non. Negli ultimi tempi, però, sono usciti due brani di rapper romani che scelgono un’altra prospettiva: Roma non può di Rancore con e Brucia Roma Danno.
Danno e Rancore raccontano Roma
Entrambe le canzoni mettono in luce le difficoltà nel funzionamento della città, dalla gestione quotidiana a problemi più profondi legati alla politica e all’organizzazione. Allo stesso tempo, alla base resta un forte senso di appartenenza e un legame profondo con la città.
Rancore osserva Roma come un organismo complesso. La sua città è piena di simboli che raccontano il passato, il presente e, qualche volta, il futuro. Il Colosseo, il Pantheon, il traffico, la metro che non segna il tempo giusto, tutto convive nello stesso quadro. È evidente l’antitesi fra il grande passato e il presente, in cui la città fa fatica a funzionare ma continua a esistere con una forza propria che la contraddistingue.
Il biondo Tevere si è tinto e nasconde l’età
Ma nelle mura senti il peso della sua eredità
Brucia Roma di Danno è invece più uno sfogo. L’incipit riprende un celebre sonetto di Cecco Angiolieri, autore senese del XIII secolo noto per lo stile provocatorio e diretto, quasi un rapper del 1200-1300. In S’i’ fosse foco immagina di avere poteri assoluti e li usa per distruggere tutto: il mondo, le istituzioni, perfino le figure più sacre. È una poesia costruita su una serie di ipotesi estreme che trasmettono rabbia e il desiderio di rovesciare ogni ordine. Danno prende quella struttura e la porta a Roma. Vuole bruciare monumenti, ricordi e persone. È una distruzione simbolica che riguarda soprattutto la sua esperienza personale. Il suo rapporto con Roma appare conflittuale ma profondo.
S’i’ fossi fuoco, brucerei questa città senza pietà
S’i’ fossi vento, la tempesterei per la sua infamità
È qui che i due brani si incontrano: entrambi i rapper mostrano una città piena di disorganizzazione, contraddizioni sociali, distanza tra il passato glorioso e il presente, ma non la rifiutano.
La città vista da chi la vive davvero
Roma è enorme: quartieri diversi, milioni di vite diverse. Chi la vive vede entrambi i lati e in questo possono rispecchiarsi tutti gli abitanti delle grandi città. Noi romani possiamo sottolineare quello che non va e, a volte, perfino perdere la pazienza. Però quando qualcuno da fuori prova a ridurla ai suoi problemi, siamo i primi a difenderla.
Perché Roma resta Roma. Per storia, per bellezza, per quello che rappresenta è impossibile trovarne un’altra uguale, e anche il caos fa parte di ciò che la rende unica e irripetibile.
Quindi sì, possiamo anche dire “brucia Roma” o “Roma non può”, ma resta il fatto che restiamo profondamente legati a questa città, orgogliosi della sua storia e determinati a fare la nostra parte per renderla migliore. Non tutti lo fanno, purtroppo, altrimenti tutti questi problemi non ci sarebbero ma chi ci tiene davvero conta, perché Roma è fatta anche di chi la rispetta e la custodisce ogni giorno. Insomma, Roma non si discute, si ama!


