Abbiamo visitato gli antri più pericolosi di Compton con Kendrick Lamar e The Game. Spaventati, siamo fuggiti di fronte alle urla di un beat horrocore. Poco lontano, una figura tiene tra le mani il suo microfono. Dimentichiamoci di ghetti e strade desolate: il nerdcore non sarà nulla di tutto ciò. Tra le barre, ci sentiremo i supereroi di un fumetto o gli eroi senza macchia di un vecchio videogioco. Il palco, stavolta, sarà quel dungeon impervio o la base segreta di un eroe mascherato
Pixel, cinepresa e barre: cosa è il NERDCORE?
Impugnando il microfono, prende parola proprio l’uomo al centro della scena. Parlando di lui, sembrerà di trovarsi davanti ad un cattivo dei fumetti. Lui stesso, parlando di sé, si definisce “arci-criminale”. L’uomo dietro quella maschera è Damian Hess e, a suo modo, fu un pioniere. Lo ricordiamo, infatti, come il padrino di un (sotto)genere peculiare. Non c’è spazio per i ghetti di Compton o Atlanta, né per la vita da strada: il nerdcore non è nulla di tutto questo. Tutt’oggi, Damian, è il capostipite del nerdcore o, per dirla con lui, il final boss,
You’re not gonna get the final boss tamed
Il nemico da battere, la “minaccia numero uno”, facendo eco alle sue parole in Crime Spree. Non è un rapper come gli altri. Nei primi anni del 2000, ribalta i canoni nel mondo degli MC. Kanye, all’epoca, era ancora la sapiente mano dietro i più importanti successi di Hova. Slim Shady, invece, conquistava le classifiche. Frattanto, nel dungeon, faceva la sua comparsa un nuovo eroe. Non usa una spada, ma combatte col microfono, avanzando barra dopo barra. Questo labirinto sotterraneo, si chiama Nerdcore Hip-Hop. Non c’è nessun power-up e, ogni passo, è scandito dai beat di ” DJ CPU”. Senza timore, ci troviamo nel dungeon, dove ogni altro rapper “scapperebbe spaventato“.
Nerd core hip hop other rappers run in fear
That I’ll put them on the record where their friends could hear
Un dungeon chiamato Nerdcore
“It’s dangerous to go alone! Take this.”
Entrati nel dungeon, non si torna più indietro. Damian indossa la maschera di MC Frontalot. Intorno a lui, si riuniscono altri artisti, sempre legati al medesimo immaginario: joypad, tecnologia e cultura pop. Il nostro Player One, in questo caso, sarà proprio l’uomo passato alla storia con l’appellativo “Godfather of Nerdcore Rap”. Ma non è da solo: chi sono gli altri membri di questa “Justice League del rap”?
Troviamo Mega Ran, autore di Buddy’s Magic Treehouse e da poco nominato ai Grammy grazie a quest’album. Con lui, ogni barra, riecheggia la Gaia di Final Fantasy o il cupo mondo di Castlevania. “Mega Ran” ha indossato anche l’iconico Mega Buster, ovvero l’arma di Mega Men. Al robot di casa Capcom, l’artista, ha dedicato più di cento tracce, entrando addirittura nel Guinness. Poco lontano, invece, tra circuiti e computer, fa capolino YTCracker, unico reduce di una logorante Hacker War, per citare il suo pezzo omonimo.
Ognuno di loro, in un modo o nell’altro, ha lasciato la sua impronta in questo peculiare sottogenere. Barra dopo barra, il nerdcore esce dal microcosmo underground. In questo senso, fu cruciale la prima convention del webcomic Penny Arcade, in cui affiorano riferimenti a quei mondi dietro il joypad e alla cultura pop.
Gangsta is dead
Con queste poche righe, si apriva l’articolo di Wired dedicato al nerdcore. L’impatto delle barre di Frontalot aveva superato i suoi limiti: lui parlerebbe di un preciso Critical Hit. Decine di artisti, in quel periodo, trovarono il loro spazio in una Hall of Justice virtuale. In quello stesso periodo venne lanciato Rhyme Torrents, prima piattaforma grazie alla quale gli artisti figli di quell’immaginario potevano riunirsi. Di lì a poco, succede qualcosa. Finalmente salgono alla ribalta i nomi dietro i campionamenti ad 8-bit e quei nickname: esce Nerdcore For Life.
LEVEL UP! L’eredità di un genere
Nel 2008, la scena nerdcore, si ritrova protagonista di questo inusuale documentario. Dall’immenso roster, scorgiamo beat in cui riecheggiano suoni delle vecchie console e rime legate al mondo videoludico. Frontalot s’immagina di ritorno da una convention di Star Wars, in Yellow Lasers, per poi citare Dungeons and Dragons in Which MC Was That?
Nerdcore used to be just a made-up word
MCs shied away from belief, rest assured
Col tempo, questa realtà fatta di kick, snare e avventure pixelate, è diventata qualcosa di più concreto. Persino un artista storico, come MF Doom sembra si sia avventurato in questi mondi ad 8-bit. Pensiamo al temibile King Geedorah, mostro a tre teste o al suo malvagio alter-ego “Viktor Von Doom“. Possiamo anche (ri)sentire, in lontananza, i rumori meccanici che ci hanno accompagnato nella nostra esplorazione di Deltron 3030. La peculiarità di artisti come YTC o Mega Ren ci permette di comprendere cosa li separa dall’immaginario di Doom o dall’utopia di Dan the Automator. A differenza di questi ultimi, infatti, scelsero di abbracciare in tutto e per tutto questa peculiare “etichetta”.
Dimentichiamoci, quindi, la Compton di Kendrick o i sobborghi di Atlanta in cui crebbe 21 Savage. Chiudiamoci nella nostra stanza, mettiamo le cuffie e prendiamo il controller (o sfogliamo le pagine d’un vecchio fumetto): questo è il nerdcore.


