La complessità elementare di The Sniper e Dj West

The Sniper Dj West Complessità elementare

La sintesi è un dono prezioso. Nell’età della fretta e dell’ADHD, racchiudere la densità di un disco in una manciata di pezzi, non è cosa da poco. Disabituati ad ascoltare, abbiamo disimparato a seguire un percorso sonoro: spizzichiamo, nella Musica, come in un Sushi-bar, come ad un Coca-party.

Complessità elementare, l’ultima fatica discografica di The Sniper e Dj West, ha questo pregio, chiaro e fondamentale: ci dà un contesto, ci sommerge di parole e flussi, dandoci le giuste coordinate per seguirlo, fino in fondo.

Tante vibes, compresse in poco meno di dieci minuti. Poco eclatante mediaticamente, forse; molto tradizionale nelle veste ‘esteriore’. Senz’altro Hip Hop e Boombaposo: aggettivi che non vogliono etichettare un disco che merita di essere ascoltato tutto (!), quanto piuttosto offrire linee guida per la comprensione e l’ascolto.

The Sniper e Dj West: la complessità elementare dell’autodistruzione come unico svago

Sempre meno stimoli, intorno. Tanta musica che esce, vortici di chiacchiere che la accompagnano, milioni di caratteri alfa-numerici sprecati. Noi ci prendiamo il nostro tempo. Il gusto del digging ha bisogno di distensione, di una placida atmosfera di soporifera calma chimica. La complessità necessita di complessità.

The Sniper – rapper cilentano co-fondatore (insieme a Novanta e Skiaffone) della Only Smoke Crew e di Cattivi Elementi (con Virus Turbe e Raptus Molesto) – giunge a questo disco dopo una lenta e lunga gavetta, senza nessun clamore mediatico e senza nessun’altra urgenza che non sia stata la pura necessità di espressione.

Con Complessità elementare ci troviamo di fronte a un disco con una sua coerenza interna (un suo concept), con una rabbia prepotente e un malessere altrettanto forte che ci danno la giusta direzione entro cui collocarlo. L’elemento hardcore della voce e dei testi si sposa perfettamente con la vena sonora che gli si cuce addosso.

Dj West – fin dalle prime produzioni con Claver Gold (penso inevitabilmente a Tarassaco Piscialetto e Sensei) alle più recenti collaborazioni con Ganji Killah e C.U.B.A. Cabbal ha sempre mantenuto un gusto, una vena malinconica, che in questo disco trova uno sbocco interessante e, in parte, inedito.

Complessità elementare è un disco Sad Hardcore: il lirismo crudo che si stempera, trasformandosi, nel sound malinconico e rimembrante messo in piedi da West. Un esito felice che contrasta e combatte a suo modo la spensieratezza festosa (o la papponeria smargiassa) imperante nel mercato discografico italiano.

Il fuoco della passione, l’aria di tensione, il flusso e realtà

Sperimentato più che sperimentale, tradizionale in senso più Hip Hop e ‘statico’, a primo impatto ci si può avvicinare a questo disco in maniera superficiale. Si sottovaluta il tiro dei nostri, ormai abituati ad un livello medio-alto e ad una genericità concettuale dilagante. A stupirci favorevolmente, invece, è la scrittura.

Sembra quasi ripetersi a loop, recensione dopo recensione. Eppure non sembra un punto da sottovalutare. Il rap è, essenzialmente, scrittura. Se non sai scrivere non meriti di stare su un palco. Passa il microfono e vai con Dio. The Sniper, qui, su queste basi di West, vola, alto, e scende in profondità. Semplice e perfetto, crudo e reale, triste e preciso:

I miei – gente modesta perfetti signor nessuno/grandi lavoratori col culto di farsi il culo/un amore troppo presto andatosene a fanculo/tra offese, mazzate ed oggetti infranti contro al muro

Dall’apertura di Clipper – che nel mosaico dei rimandi agli elementi vitali rappresenta il fuoco -, evocativa e viscerale, a Best Brau e Bobcat (con Rosario Molesto, complimenti per il nome n.d.A.) si arriva ad OCB, la traccia più profonda, personale e ‘complessa’ del disco.

Seguendo quasi un cliché del rap, The Sniper si adegua ai canoni, e ci racconta la sua storia, una storia comune, da ‘perfetto signor nessuno’, nella quale (quasi) tutti noi possono riconoscersi: dai problemi della famiglia contemporanea a quelli della strada e della provincia, il rispecchiamento non può non riguardarci.

Intorno a me non gravida fortuna, sorte ladra/una mente troppo giovane per esser preparata/il buio, le suture, la mia faccia insanguinata/”comunque starai meglio” raccomanda lo psichiatra…

La nostra complessità elementare

La complessità elementare siamo noi. I non-più-così-giovani appassionati di questa cultura, quelli che hanno sperato fino alla fine di poterci costruire una carriera (intorno, o dentro) e hanno finito col rassegnarsi, aspettare, e ritagliarsi un piccolo spazio per stargli comunque vicino.

La complessità elementare delle necessità che sottraggono il tempo alle passioni, che ci consegnano a piane mani alla sconfitta, generazionale e personale; la complessità di ritrovarci persi, senza ambizioni, e comunque continuare a scrivere e a scavare, ad ascoltare e comprendere.

Il malessere per mano per tempo mi ha accompagnato/auto-distruzione come unico svago/nell’andare oltre una tragedia mi ha salvato/vedere in chi vuoi bene i segni fatti da un ago./Non è che sono andato, è che sono incazzato/pensavo alle risposte ma alla fine ho accettato…