Virus di Noyz Narcos: l’indipendenza che aiuta – Recensione dell’album

Noyz Narcos

Da poco è stato pubblicato Virus, l’attesissimo ottavo album di Noyz Narcos. Le aspettative erano logicamente altissime e a nostro parere sono state rispettate e forse superate, da un disco corposo, maturo, completo e curatissimo.

Solo il tempo ci dirà come invecchierà questo disco: in questa recensione, vi spieghiamo perché Virus secondo noi merita un posto a podio nella discografia di Noyz Narcos.

Virus è il disco più completo della discografia di Noyz Narcos?

Quando viene pubblicato il disco di un’icona come Noyz Narcos le aspettative sono sempre altissime e le reazioni di impatto divergenti. Ci sarà sempre qualcuno che dice “era meglio prima” e qualcun altro che al contrario lo osannerà a prescindere, grazie alla caratura del personaggio.

Noi preferiamo ascoltare il disco più volte in ordine di tracklist, piuttosto che fidarci della prima impressione, che talvolta può essere fuorviante. Valutare un disco non è cosa facile perché occorre anche tenere conto del periodo storico e contestualizzare il prodotto all’interno dell’industria musicale.

Abbiamo cercato di analizzare Virus, smontandolo nei dettagli, evidenziando i punti di forza e i possibili lati deboli, per cercare di essere il più oggettivi possibili, lasciando da parte il cuore. Anche perché sapete benissimo che il nostro cuore stava già battendo solo all’annuncio del disco.

Lo stile

Noyz, se è diventato uno dei rapper più importanti d’Italia, è proprio per il suo stile. Grazie al suo flow inimitabile, l’accento romano caratteristico, l’immaginario truce dipinto attorno a sé, ogni volta che è su una traccia qualsiasi ascoltatore lo riconosce, senza mai confonderlo con nessun altro.

Ovviamente in Virus lo stile viene confermato. Noyz resta sempre Noyz: l’aggressività al beat, la street credibility, le punchline, il disrispetto per le Forze dell’Ordine, per gli infami, per le autorità, per la FIMI e per le label. Il tutto condito dall’ormai classico immaginario horrorcore, le citazioni a killer seriali, all’uso di droghe e alla violenza.

Dopo la release di Monster (2013) gli ascoltatori hanno potuto apprezzare anche un altro lato di Noyz: quello più riflessivo e intimo, come evidenziato all’epoca dal pezzo d’amore My Love Song. Nel corso degli anni, complice la maturità artistica e anagrafica di Emanuele, questo lato è emerso sempre di più, mostrando anche ai più diffidenti la raffinatezza della penna di Noyz. Chi lo considerava un rapper hardcore senza contenuti si è dovuto ricredere di fronte a un artista in grado di spaziare in tutte le sfaccettature del rap. Questa sua versatilità emerge appieno proprio in Virus.

Dentro il nuovo album troviamo tutto. Pezzi più truci, come il notevolissimo terzo episodio di Verano Zombie; pezzi più intimi e malinconici, come Dope Boy; pezzi con dediche d’amore come Spine; banger motivazionali come Victory Lap; pezzi inclini alla trap come Foot Locker; pezzi con il sound più classico come Welcome Back.

Questa enorme versatilità di stili rendono il disco variegato e sorprendente, traccia dopo traccia, pur senza mai snaturare la versione più pura del Narcos Rap.

 

Le Produzioni

Se il disco è così corposo e variegato è ovviamente merito anche delle produzioni, oltre che dalle capacità dell’MC.

In primis, è da ringraziare The Night Skinny, “direttore artistico” del progetto al pari di Noyz. Il suo tocco è evidente, è colui in grado di unire una serie di canzoni in un album. Operazione che sembra scontata, ma che non lo è assolutamente. Sempre più spesso abbiamo a che fare con progetti che più che album sembrano una serie di canzoni l’una dietro l’altra. Al contrario, troviamo album che per suonare in maniera coerente, sono costretti a ripetersi: se vogliamo trovare un esempio nella discografia di Noyz, basta guardare i suoi dischi di esordio.

Fare un album diversificato ma coeso è un’operazione piuttosto difficile, ma sembra che Virus sia riuscito a portare a casa l’obbiettivo. Come detto il merito è in primis di Skinny, che attraverso 13 produzioni su 17 riesce a definire il suono di tutto il disco, dai beat più “morbidi” come Cry Later e Blister, a quelli più moderni come Foot Locker, fino a quella che è una vera e propria gemma: il beat di Welcome Back.

TNS non è l’unico producer del disco. Alle produzioni troviamo anche Sine, Greg Willen e Mace.

Sine è il più “veterano” dei producer, da sempre legato a Noyz e al Truceklan riesce con poca fatica a creare beat perfetti per Virus: ovvero la titletrack e la melodica Spine.

A Greg Willen spetta invece un compito difficile: reinterpretare il beat di Verano Zombie, aggiornandolo senza snaturarlo. Sentendo il risultato di Verano Zombie Pt. 3 pare ci sia riuscito egregiamente.

Una sola produzione invece per Mace, ma senza dubbio una delle migliori del disco in assoluto, nella traccia conclusiva del progetto, Victory Lap. Il testamento artistico di Virus, la traccia per mettere la ciliegina sulla torta. L’ultimo botto di uno spettacolo pirotecnico. Il pezzo che ti fa finire l’album e ti fa venire voglia di rifarlo partire dall’inizio.

I featuring

Tanti featuring non sempre sono un elemento positivo, il rischio talvolta è quello che l’artista principale venga sopraffatto dagli ospiti. Chiaramente Noyz non teme rivali sulla traccia, però occorre riconoscere che forse nella parte centrale dell’album i tanti ospiti fanno perdere per un attimo la visione del complesso. Presi singolarmente, però, riconosciamo come tutti i contributi siano importanti e mai fuori luogo.

I collaboratori sono molto diversi tra loro e siamo sicuri che nel complesso riescano ad accontentare tutti gli ascoltatori. Troviamo mostri sacri del rap italiano quali Guè e Luchè, mostri sacri del rap americano, Raekwon e Cam’ron, esponenti della musica trap, Sfera Ebbasta, Capo Plaza, nuove promesse, Speranza, Geolier e Rasty Kilo e immancabilmente esponenti della scena romana. In particolar modo Coez, Ketama126, Franco126 e i veterani del Truceklan Gemello e Metal Carter.

Se per Guè e Luchè i commenti sono ormai superflui, spendiamo qualche parola sugli altri. Tra gli americani spicca di più la strofa di Raekwon rispetto a quella dell’ex-Dipset, Cam’ron. Se Geolier e Speranza ormai sono una garanzia, restiamo piacevolmente sorpresi da Rasty Kilo, perfettamente in linea con il complesso del disco. Fanno forse storcere il naso ai più puristi magari la strofa di Capo Plaza e il ritornello con vodecoder di Sfera su uno dei pezzi più intensi del disco, Cry Later.

Il sodalizio con Coez è ormai assoldato in un pezzo intimo e personale. Altrettanto si può dire del legame Noyz-126/Lovegang, nei quali forse Noyz stesso riesce a rivedersi. Per questa ragione convoca in Virus sia Ketama (con un’ottima strofa) che Franco 126, in ben 2 occasioni. Un Franco in forma smagliante si propone in due vesti diametralmente opposte ma egualmente efficaci: in Volante 4 rappa una strofa che andrebbe fatta studiare nelle scuole, mentre in Blister canta un ritornello intimo e riflessivo, come solo lui sa fare.

Per quanto riguarda il ritorno del Truceklan, se come noi siete nati e cresciuti ascoltandoli, non potete che commuovervi di fronte a Verano Zombie pt. 3. Troviamo i featuring dei primi due episodi, ovvero un Gemello che torna ai tempi in cui era Gmellow e un Metal Carter che si è mantenuto in formisssima, dato che nonostante il passare degli anni continua a pubblicare dischi veramente hardcore. Anzi, veramente Truci.

 

L’Album

Per valutare al meglio un album, ci sembra corretto valutare tutto quello che la pubblicazione di un disco comporta. In alcuni casi ci troviamo di fronte alla pubblicazione delle tracce e basta: è il caso del recentissimo Noi, Loro, Gli Altri di Marracash, oppure Squallor di Fabri Fibra, per fare esempi nazionali.

Spesso invece, la pubblicazione di un disco, mette in moto una macchina di entertainment e marketing, che inevitabilmente influenza l’opinione pubblica. Nello specifico, per Virus occorre riconoscere che Noyz, Thaurus e Believe si sono superati, attraverso promozione, copie fisiche e distribuzione, ai quali ci auguriamo che facciano seguito a breve i live.

Il disco è stato annunciato da un docufilm su Amazon Prime, Dope Boys Alphabet, facendo crescere l’hype, anche grazie ai brani spoilerati. Un documentario sulla carriera che siamo sicuri resterà un punto fisso per altri artisti che riprenderanno l’idea in futuro.

Dal punto di vista delle copie fisiche, Noyz sembra proprio pensarla come noi, tanto da realizzare numerose versioni, in edizione limitata, come l’idea geniale del blister di medicine. Inoltre decide di premiare chi acquista il vinile o la cassetta con due tracce extra: l’intro con gli skit di Raekwon e Cam’ron e una bonus track, RVSSIAN BAG con Gast e Thirstin Howl the 3rd.

Oltre che essere un’ottima traccia, potente e cattiva come piace ai fan del Noyz più truce, la traccia è una vera e propria chicca per gli ospiti al suo interno. Da una parte il gradito ritorno di Gast, altro storico membro del T-Klan, dall’altra un altro featuring internazionale, con un’importanza intrinseca.

Ma chi è Thirstin Howl the 3rd? È un rapper di Brooklyn di origine portoricana, fondatore del movimento Lo Life. Una subcultura diffusa a fine ’80 inizio ’90, un movimento giovanile che si faceva riconoscere per i furti di materiale Polo Ralph Lauren dai negozi di New York. La mania per il materiale Polo li ha fatti diventare famosi e allo stesso tempo è servito a diffondere il marchio nello streetwear hip-hop.

Il Truceklan, già dagli esordi ricordava molto l’attitudine e lo stile dei Lo Life, compresa la mania per l’abbigliamento Polo. Avremmo visto bene in questa anche Cole, che tutt’ora, sui social, ostenta sempre volentieri il suo abbigliamento marchiato con il cavallino. Per questa ragione vedere Noyz sulla stessa traccia con uno dei personaggi che ha ispirato il suo stile, non può che lasciarci un ottima sensazione.

Nota di merito all’etichetta quindi sul reclutamento degli ospiti, specialmente quelli stranieri. Nonostante il disco non sia prodotto da una major, presenta ospiti di spicco della scena americana. Una major, siamo sicuri che non avrebbe mai potuto fare meglio di quanto ha fatto Thaurus.

Conclusioni

Noyz è tornato per restare. Se alla pubblicazione di Enemy ci era rimasto un po’ di amaro in bocca, perchè era stato annunciato come l’ultimo disco del rapper romano, con Virus abbiamo avuto la conferma che Noyz ha ancora tanto da dire e da insegnare alla scena.

Enemy sicuramente era stato concepito con maggiore fatica e pressione da Noyz, che appunto aveva giurato di voler smettere, dichiarando la fine del Truceklan. Ma il tempo lenisce tutto. L’ottimo successo di quel disco in termini di vendite e di critica lo ha fatto ricredere.

L’uscita da ogni etichetta e il ritorno indipendente sicuramente ha giovato all’arte di Emanuele, come persona ancora prima che come artista. Il ruolo di Night Skinny come coordinatore ha agevolato la transizione della musica di Noyz a un sound moderno, come il 2022 richiede. Il ruolo di Ciro Buccolieri e di Thaurus allo stesso tempo siamo sicuri che gli abbiano dato soddisfazioni personali, come realizzare tracce con leggende viventi quali Raekwon, Cam’ron e Thirstin Howl the 3rd.

Nonostante il passare degli anni Noyz riesce a mantenere un ruolo centrale nella scena, con stile e credibilità. Riesce a conciliare i padri fondatori con i più giovani: basti pensare che nello stesso album troviamo un omaggio a Joe Cassano, così come una citazione a un tormentone di Tony Effe.

Nel complesso il disco è tanto corposo quanto diversificato. Merita decisamente tanti ascolti prima di essere compreso e assimilato nell’interezza. Di certo non è un disco facile: d’altronde stiamo parlando di uno dei rapper con il passato più hardcore in circolazione.

La presenza di così tanti ospiti sicuramente e di stili diversi, crea un evitabile onda nella tracklist, tra alti e bassi. Tra banger e brani intimi, tra revival storici e modernità. Questi aspetti forse non saranno apprezzati all’unanimità degli ascoltatori. Allo stesso tempo, siamo sicuri che per alcune tracce o per altre, questo disco possa piacere a una larghissima fetta di pubblico, sia più legato al rap underground, sia qualcuno più legato al rap più recente.

Il corso degli anni hanno sicuramente ammorbidito le barre di Noyz, come è inevitabile che sia. Emanuele è più adulto e maturo e la musica di Noyz lo è altrettanto, questo è innegabile. Allo stesso tempo, riesce a mantenere il suo immaginario truce e la credibilità che tanto ha appassionato i fan di tutto lo stivale.

Dopo il ritorno nel 2021 di mostri sacri del rap italiano come Inoki, Marracash e Guè, il ritorno dell’Ottavo Re di Roma era attesissimo e il dubbio era proprio se sarebbe stato in grado di mantenere il livello altissimo dei progetti sopra citati.

A nostro parere ci è riuscito egregiamente con un disco di rara intensità e versatilità, forse superando anche alcuni suoi colleghi.