Rancore torna con Tarek Da Colorare, il suo nuovo album ufficiale: un lavoro che si inserisce perfettamente nel suo percorso, ma che allo stesso tempo alza ulteriormente l’asticella in termini di scrittura e visione. È un disco serio, maturo, ma mai pesante. Anzi, riesce a mantenere una leggerezza apparente che rende accessibili anche i passaggi più densi.
Tarek Da Colorare di Rancore: uno sguardo critico tra società e industria musicale
Dentro Tarek Da Colorare c’è una fotografia nitida della realtà. Rancore affronta temi ampi – dalla società contemporanea fino a un mondo che sembra sempre più fuori controllo – senza mai cadere nella retorica. La sua forza resta la metrica: precisa, incastrata, sempre funzionale al messaggio.
Uno degli aspetti più interessanti del disco è il modo in cui entra nelle dinamiche dell’industria discografica. Rancore osserva e smonta meccanismi ormai consolidati: i trend che dettano le uscite, il peso simbolico del venerdì come giorno standard del mercato, la costruzione dei live e il rapporto tra musica e consumo rapido.
Non è un caso che questo progetto arrivi con una struttura ibrida: distribuito da Universal Music Group ma legato a una dimensione indipendente attraverso Django Music. Una posizione che gli permette maggiormente di mantenere libertà artistica pur dialogando con il sistema che critica. La sua scrittura qui è ancora più tagliente: satira pungente, provocazione costruita con precisione e una capacità rara di raccontare senza risultare didascalico.
Dal punto di vista sonoro, Tarek Da Colorare presenta delle fondamenta rap, ma non si limita a un’unica direzione. Il disco è attraversato da influenze diverse che arricchiscono l’ascolto e danno profondità ai singoli brani.
Emblematico è il caso di Fiori Del Male, dove compare una cassa dritta nel ritornello che richiama esplicitamente la storica canzone italiana Ci Vuole Un Fiore, creando un contrasto originale tra immaginario (non più) infantile e struttura elettronica. È uno degli esempi più chiari di come Rancore riesca a manipolare riferimenti lontani tra loro senza perdere coerenza.
Un disco che cresce ascolto dopo ascolto
Tarek Da Colorare è uno di quegli album che non si esauriscono al primo play. È ricco di livelli, incastri e significati che emergono con il tempo. Ogni ascolto aggiunge un dettaglio, chiarisce un passaggio, apre nuove interpretazioni.
In un panorama spesso dominato dall’immediatezza, Rancore sceglie ancora una volta la complessità. Ma lo fa senza allontanare l’ascoltatore, costruendo un equilibrio tra profondità e fruibilità.
Ascoltatelo.


