Mattia è l’ultimo album italiano di Rondodasosa

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Dopo mesi di singoli, annunci e spoiler Rondodasosa è tornato con il suo nuovo album Mattia: il suo ultimo progetto in lingua italiana. Come aveva già annunciato in varie interviste e a Real Talk, da adesso ha inizio un nuovo capitolo della sua musica, focalizzata sul mercato d’oltre oceano, pensato per le classifiche USA piuttosto che per quelle italiane. Com’è stato l’epilogo della discografia del Rondo che conosciamo? Capiamo insieme

Mattia è un’efficace sintesi della carriera di Rondodasosa, nel bene e nel male

Pochi e buoni featuring: è Rondo il protagonista

L’album presenta 15 tracce, con 3 collaborazioni al suo interno: da apprezzare subito che, rispetto a progetti come Giovane Rondo Trenches Baby, Rondo abbia voluto dare spazio alla sua vena artistica e creatività, senza il bisogno (ad oggi dilagante) di riempire il disco di nomi e featuring.

Disposti ai due estremi della tracklist abbiamo Guè, nella traccia Whigga, ed Heartman, in Amico: entrambi non rubano la scena ma anzi contribuiscono all’economia del disco, incentrato e portato avanti dal suo protagonista.

Presente anche la giovane ayo ally, a noi sconosciuta per il momento. 

In Mattia si parla solo di Rondodasosa

Il primo punto su cui però bisogna fare luce è una dicotomia forte tra che si avverte durante l’ascolto: se da una parte Rondo è appunto il protagonista dell’album (che di fatti porta il suo nome come titolo) dall’altra noi ascoltatori di Mattia non sentiamo parlare mai, in nessuna traccia. Ci sono quelle tematiche che sentivamo già nel 2020, e in quello il rapper gioca in casa (anche se ripetute in quasi ogni pezzo). Ma, con un titolo così promettente e personale, manca una scrittura viscerale o anche solo il tentativo di raccontarsi un po’.

Le tracce d’amore, concentrate nell’ultima parte della scaletta, sono forse quelle che soddisfano di più, ma sempre e comunque con riserve: in Mattia mancano storie d’amore personali, aneddoti, anche solo il senso di appartenenza al suo quartiere e alla sua città. Tracce come Welcome to Mylan Drilla citano abbondantemente Milano, ma sempre da lontano e spesso come parte di un passato che non gli appartiene più: qui sembra svanire l’aspetto più affascinante della sua discografia, la narrativa forte e provocatoria dei disagi a San Siro. Quella che rimane è fondamentalmente attitude e slang, ma di strada viene raccontato ben poco.

Alcune tracce sono orecchiabili, anche per una cura meticolosa delle produzioni da parte di HOODINILC e Serraonthebeat: Red Wine, Ottobre e Amico (con il rischioso beat preso in prestito da Eminem) non sono pezzi da buttare via, ma sono troppo pochi per considerare questo album degno dell’impatto mediatico e dell’originalità di Rondo.

Cosa aspettarsi dal futuro

I problemi di questo album sono figli delle difficoltà che Rondo ha incontrato in questi anni, da quando emerse i primi mesi del 2020: la voglia e la fame ci sono, lo slang e l’atteggiamento anche, manca la scrittura e la voglia di mettersi seriamente in gioco. Cercare successo all’estero e fare grandi collaborazioni è andato di pari passo con un un’atteggiamento sempre meno impegnato verso il pubblico italiano, di Milano e di San Siro.

Detto ciò, se questo è veramente il gran finale della sua avventura nel rap italiano, non possiamo che ammirare il suo percorso, che lo ha portato a raggiungere vette altissime partendo dal nulla: anche se imperfetto il suo modo di affacciarsi al genere e farlo proprio non è da tutti, soprattutto in un’epoca in cui è difficile creare una personalità originale e d’effetto.
Speriamo che in lingua inglese provi ad affinare la sua penna, che presenti temi nuovi rispetto a quelli che ormai sono diventati ridondanti e, soprattutto, ci auguriamo che gli errori e i passi falsi di questo album siano solo un monito per migliorarsi in un mercato più duro come quello straniero.
Mattia di Rondodasosa è fuori ora, disponibile su tutte le piattaforme: