Manhunt: il primo EP di Boldy James e Rome Streetz

Rome Streetz

Boldy James e Rome Streetz, due dei più pregiati MC della famiglia Griselda, si uniscono per dare alla luce Manhunt. Dopo alcune sporadiche collaborazioni, questo primo EP vuole mettere alla prova la loro alchimia.

Manhunt: versi senza filtri di Boldy James e Rome Streetz

Dopo un primo ascolto di Manhunt, ci resta impresso il modo diretto e senza fronzoli con cui Boldy James e Rome Streetz sciorinano le proprie barre. Ci viene così in mente il senso della Intro, tratta dalla scena iniziale di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, in cui il dialogo tra il cacciatore di taglie Marquis Warren e il boia John “the Hangman” Ruth sul destino della latitante Daisy Domergue richiama da vicino lo scambio di versi dei due MC.

Il contrasto tra la produzione e il contenuto delle strofe è un altro tema interessante: tracce ricche di soul fanno il paio con temi machiavellici, brani drumless come il rovescio pulito della corsa serrata dei narratori verso l’apice. Alla base di tracce come Like Biggie DidOnly OneMan Hunt si sente la mano di Nicholas Craven, storico collaboratore di Griselda.

Like Biggie Did: ambizione, abnegazione e sacrificio

In Like Biggie Did ascoltiamo uno scambio di versi che mettono in luce il filo rosso di questo EP, la coesistenza di due aspetti chiave: la perseveranza e l’atteggiamento senza scrupoli di chi vuole emergere da contesti durissimi e le rinunce pesanti che questa de-umanizzazione comporta.

Nel primo verso Rome mette in luce il primo elemento, citando la celeberrima metafora di Nas del sonno come “cugino della morte”, accompagnando questa urgenza con la scelta di sonorità aspre, soprattutto in una barra come: “I’m at your fuckin’ neck, the guard never get a devil arrest“. Il resto è pura attitudine street oriented:

Infatuated with the thought of success
Had to go get it, had no genie to grant all my requests
Put your best foot forth, I never settle for less
Go buy acres before you go put that medal on your chest
I’m at your f*ckin’ neck, the guard never get a devil arrest
Five pairs for you, I respect, the rest just easy wreck
Then I can really step, no regret, duck the cousin of death
Sleep is not an option, thousand mile marathon

Il secondo aspetto, invece, viene dal verso di James, che paragona il ghetto a un piccolo Pakistan martoriato dalle bombe. Quella del ghetto come microcosmo del Terzo Mondo è un’immagine ricorrente nell’immaginario hip-hop. In questo caso sono i Mobb Deep di Survival of the Fittest a venirmi in mente e, anche qui, il conto da pagare è salatissimo:

My life, I had to hustle, kept it immaculate
Sayin’ goodbye to my struggles, hello to happiness
And farewell to this hell on Earth we been trappin’ in
Hood look like they dropped a bomb on it, lil’ Pakistan

Buon ascolto!