Intervista a La Famiglia: ritorna l’iconico album Pacco

La Famiglia
Foto di Andrea Bembo

La loro passione per la cultura Hip-Hop si è accesa quando quest’ultimo aveva da poco lasciato le strade del Bronx per espandersi in tutto il mondo. La Famiglia racchiude le molteplici dimensioni culturali di Napoli, legate dal concetto di crew, unito a quello di paranza, vivendo nella cultura più famosa al mondo e praticandone le discipline con passione e devozione.

Con il rilascio di Pacco sui servizi streaming e per la prima volta in vinile, le nuove generazioni potranno apprezzare il testamento di un lavoro senza tempo e di cui abbiamo avuto il piacere di discutere con i suoi autori. L’Hip-Hop è ancora oggi al centro delle vite di ShaOne, Dj Simi e Polo e la passione traspare in ogni loro parola: è rimasto tutto com’era, eppure siamo ancora qui.

La Famiglia ripresenta Pacco, il loro secondo lavoro in studio

C’era un filo sommerso nell’Atlantico che collegava New York City a Napoli, disteso sul 41º Parallelo e che aspettava solo di esser colto. La Famiglia nel 1998 fece esattamente questo, dopo un leggendario viaggio nella Grande Mela nel 1995, il trio passò dal far parte di una delle più grandi crew Hip-Hop d’Italia a diventare autori di un pezzo essenziale nella storia del Rap Italiano.

Pacco nel 2004 divenne la conferma, la consacrazione della creatività di 41º Parallelo, presentata in una versione completamente evoluta e che pescava delle sonorità partenopee in grado di raccontare in rima la città del sole come nessuno prima di loro.

Con questa re-release di Pacco, siete contenti di poter abbracciare le nuove generazioni rendendo il progetto finalmente accessibile a tutti?

«Assolutamente, la cosa bella è permettere ai nuovi arrivati di apprezzare il lavoro de La Famiglia dopo il primo progetto. Specialmente con Pacco, che ha dietro un grandissimo lavoro e valore Rap. Ovviamente poi c’è il vinile che è il suo formato ideale a cui tutti abbiamo ispirato e finalmente dopo 21 anni eccolo qua ahah…»

Siete sorpresi dal ritorno del formato fisico nel mercato discografico?

Polo: «Te lo dico da uno che non ha mai smesso di comprare vinili, mai, persino quando esplose il formato CD. Il vinile l’ho sempre preferito, ti permette di farti apprezzare l’artwork, di leggere più chiaramente i crediti, capire chi ha scritto cosa…»

Già, si può dire che il vinile rappresenta l’ascolto attivo per antonomasia.

Polo: «Esatto, è un momento in cui una persona si ferma e si concentra unicamente sulla musica.»

Ricordate il momento in cui avete deciso di chiamare il secondo album Pacco”?

ShaOne: «Era un idea che era venuta un pò a tutti contemporaneamente, mettere in un “contenitore” tutti i brani registrati in quel momento creando un collage dedicato a chi non ci sentiva dal 1998. In realtà avremmo voluto farlo uscire prima ma per diverse situazione non è stato possibile. Pacco era oltre che un titolo, un modo di proporre il nostro sforzo in modo ironico e simpatico.»

Ho sempre trovato geniale la cover, semplice ma efficace e rispecchia quanto detto da te alla grande. Chi l’ha realizzata?

Polo: «Io e Paolo ai tempi realizzavamo tutte le grafiche dei nostri progetti, singoli compresi. Addirittura ricordo che ideammo la cover del singolo con Kay Bianco Sogno Che Ci Sei del 1996, che tra l’altro penso sia l’unico nostro brano completamente in italiano, una vera perla nascosta.Per Pacco, decidemmo di rendere tutto minimale, con la copertina in cartoncino così da rendere l’idea del titolo. Un pacco sorpresa? Un pacco regalo? Ancora oggi i video di unboxing vanno fortissimi, il pacco è un oggetto che attira di per sé.»

ShaOne: «Un pacco bomba!»

Beh, considerata la musica dentro!

Polo: «Wee! Attenzione oggi ad usare queste espressioni online eh!»

La Famiglia
Foto di Andrea Bembo

Considerando che tutti e tre siete cresciuti insieme all’Hip-Hop, come avete vissuto la sua evoluzione? Ci sono stati momenti in cui l’amore per questa cultura si è affievolito?

Polo: «No! Mi ha contagiato fin da ragazzino con la sua potenza espressiva dandomi la possibilità di sfogare ciò che tenevo dentro. Fare rime, creare graffiti….ho capito che è quello che mi fa star bene e che continuerò a fare per tutta la vita. Quindi rassegnatevi, continueremo!»

Avete un anno a cui siete affezionati in particolare modo?

ShaOne: «Io onestamente non ce l’ho, è stata sempre una cosa così progressiva e continua ad esserlo, ci siamo incamminati e continueremo a farlo. Qualche volta si rallenta, altre si va più veloce, l’importante rimane il percorso non tanto quello che ottieni nel frattempo. L’elemento di questo cammino che teniamo più a cuore è l’evoluzione che avviene ad ogni passo. La Famiglia è focalizzata su questa crescita continua, almeno per me.»

Polo: «Se proprio dovessi scegliere un anno, probabilmente il 1995, quando partecipammo all’anniversario della Zulu Nation. Fu un momento storico con una nutrita mole di italiani a New York City. Era un epoca in cui la diffusione di internet su vasta scala doveva ancora avvenire e ovviamente nessun cellulare. Era come imbarcarsi insieme verso un mondo sconosciuto. Quel viaggio ci ha dato gli spunti per dare inizio al nostro percorso discografico registrando 41º Parallelo.»

Uno degli elementi più avant-garde di Pacco nel 2004 e forse ancora oggi nel rap italiano è il modo in cui usate le vostre voci come dei veri e propri strumenti.

ShaOne: «Posso dirti che la nostra intenzione di usare le nostri voci in quel modo c’è stata fin dal principio. Ricordo che da ragazzino mi affascinavano le voci di James Taylor o Jim Morrison, ero sorpreso dal loro timbro. Il suono di quest’ultimo mi attirava più di qualunque cosa. Per me il timbro vocale è importante quanto il flow per un MC e questi due elementi sono strettamente collegati tra loro. Il flow non è solo una questione di incastri e quindi tecnica ma è strettamente legato anche al suono. In un certo senso, ognuno di noi ha uno strumento unico e irripetibile, questa è una delle cose meravigliose della poetica dell’Hip-Hop. Nonostante il nostro liricismo presenta spesso testi e contenuti da analizzare, fondamentalmente quello che ci riconosce dagli altri è il flow e il suono. È una cosa che abbiamo sempre avuto.»

Dj Simi: «Soprattutto su un pieno ritmico, usare il rap come espressione poetica ma anche percussiva, spaccando il tempo.»

Personalmente, cosa rappresenta per voi questa ri-uscita di Pacco?

ShaOne: «Sicuramente non è un operazione nostalgica. È solo un modo di rimettere in campo un progetto che era già molto avanti. In quegli anni nessuno faceva sperimentazioni con la musica napoletana. Facemmo un lavoro dettagliato su quello che era il recupero di alcune sonorità di 41º Parallelo inclinandoci con Pacco in una sperimentazione più legata alla nostra terra

Polo: «Immagina che 41º Parallelo l’hanno capito 20 anni dopo ahah!»

Ci sono brani di Pacco a cui siete più affezionati?

ShaOne: «Un pezzo rappresentativo è sicuramente Amici. Come gli altri pezzi della Famiglia, non è mai contestualizzato nel tempo, non è limitato dalla linea temporale in cui è stato rilasciato. Questo brano parla del valore dell’amicizia, attualissimo in questo momento, è emblematico ed ironico. Inoltre incorpora uno dei valori principali dell’hip-hop; l’aggregazione, la crew quindi l’amicizia.»

Polo: «Non per niente lo facciamo alla fine dei nostri live! Quando scendiamo ed abbracciamo tutti nel pubblico, spezziamo ogni gerarchia che si crea tra chi sta sul palco e sotto. Tutti sullo stesso piano e con i piedi per terra nella nostra umanità. Amici rappresenta proprio questo.»

Nel packaging del 2004, c’era segnata la vostra hotmail con scritto “suggerimenti? lamentele?”. Coltivare una fanbase online all’epoca era cosa tutt’altro che scontata. Quanto è stato importante questo elemento e la relazione con i vostri fan nel vostro percorso?

Polo: «Da 41º Parallelo, proprio perchè venivamo dalla grafica e dal design lavoravamo anche nell’abbigliamento dando molto peso al nostro merchandise. Avevamo tipo 8 modelli diversi di t-shirt. I fan potevano scrivere alla casella postale mettendo mille lire e noi spedivamo il catalogo con tutte le nostre magliette e altro merch ufficiale»

Che roba, oggi bundle e simili prendono spesso più focus della musica per diversi artisti. Voi avete sempre cercato un contatto quanto più diretto con i vostri ascoltatori.

Polo: «Certo, è sempre stato fondamentale conoscere la nostra audience, capire chi ci ascolta, i loro punti di vista, le loro emozioni e poi viviamo letteralmente grazie all’amore della gente! La Famiglia ormai è una realtà trentennale, abbiamo costruito diverse relazioni non solo di amicizia, ma proprio familiare. Che bello.»

Assolutamente.

ShaOne: «Considera che La Famiglia nasce dall’esigenza di portare lo spirito della crew dall’hip-hop, è qualcosa che viene dall’origine nei metà anni 80, è molto più di quello che traspare.»

Essendo voi sinonimo di cultura hip-hop e non solo di genere rap. C’è qualcosa che l’Italia ha ancora da imparare dagli Stati Uniti o magari gli Stati Uniti dall’Italia?

ShaOne: «La foundation è nata a New York City ma tutto quella che è la ritualità delle quattro discipline viene da molto lontano. Viene dalle diverse culture afroamericane, le contaminazioni latino-americane, si può finire con l’arrivare ai griot, dove si raccontavano in rima la comunità in cui si viveva. Insomma, ci sono delle cose dell’hip-hop che sono ancestrali. Quando stavamo lavorando al primo album e abbiamo lasciato la nostra città per andare in una decisamente più grande, abbiamo appreso molto e ci siamo fusi con quella cultura tornando qui coscienti di aver imparato molto ma sentendoci anche la capacità di dare altrettanto.»

Se dovesse spiegare le principali differenze tra il primo progetto e Pacco ad un nuovo fan?

Polo: «Con Pacco abbiamo coinvolto molti più amici, musicisti, arrangiatori. Mentre 41º Parallelo era un album distinto, di necessità creato nella soffitta di casa, Pacco è molto più raffinato in ogni aspetto.»

Cosa vi ferma dal far uscire un terzo progetto?

Polo: «ahah…ci sono delle cose nuove sicuramente. Tante idee, abbiamo registrato molto. Alcune cose sono uscite come singolo, altre no. Il terzo album de La Famiglia? È un Segreto di Pulcinella, potrebbe anche uscire tra una settimana all’improvviso!»

ShaOne: «La curiosità accresce così come lo stile e le nostre capacità, come dicevamo prima, il nostro obiettivo è evolverci, non segnare delle tappe. Nel mercato discografico dagli anni 90 ad oggi ci sono stati diversi picchi nel genere, dai 31, i Sottotono fino ad oggi…La Famiglia in tutto questo ha sempre avuto una crescita esponenziale. Sicuramente molto lenta ma non è solo una questione di tempo che passa ma anche della crescita dei nostri stili. Continueremo a crescere, abbiate pazienza e tanta curiosità, perchè quando usciremo sarà sicuramente qualcosa di originale e speciale.»

Quindi è sempre stato un costante lavoro in corso tra tutti e tre voi?

ShaOne: «sempre.»