Drake pubblica tre album a sorpresa: Iceman, Habibti e Maid of Honour. Ne avevamo davvero bisogno?

Drake

Tutti stavano aspettando Iceman. Un album che Drake aveva cominciato a costruire attorno a sé come un evento: il rollout era iniziato nel febbraio 2025, quando aveva anticipato il progetto durante una tappa dell’Anita Max Win Tour in Australia, poi una serie YouTube di episodi livestream, una scultura di ghiaccio alta sette metri e mezzo installata in un parcheggio di Toronto che i fan hanno letteralmente preso a picconate per trovare la data di uscita. Un’operazione di marketing elaborata, immersiva, studiata nei minimi dettagli.

E poi, giovedì sera, durante il quarto episodio del livestream, Drake ha tirato fuori tre hard drive e sullo schermo è apparsa la scritta: “I made this so that I could make this“. Due titoli in più: Habibti e Maid of Honour. Tre album, non uno. Quarantatré tracce, non diciotto.

3 album in una notte: la mossa di Drake non si aspettava. Cosa contengono Iceman, Habibti e Maid of Honour?

Iceman conta 18 brani e include collaborazioni con Future, Molly Santana e 21 Savage. Habibti ne porta 11 con Sexyy Red, PartyNextDoor e Loe Shimmy. Maid of Honour chiude la trilogia con 14 tracce e feature di Popcaan, Central Cee, Sexyy Red, Stunna Sandy e Iconic Savvy. Sul fronte produttivo, troviamo nomi come Gordo, BNYX, Tay Keith, OZ, FnZ e il fedelissimo Noah “40” Shebib.

Si tratta dei nono, decimo e undicesimo album in studio di Drake, i primi dopo la battaglia con Kendrick Lamar del 2024 e dopo For All the Dogs, che aveva debuttato al numero uno della Billboard 200.

Il contesto: un’uscita attesa da anni e carica di significato

Iceman non è solo un disco. Arriva dopo la faida con Kendrick Lamar, la cui disstrack Not Like Us ha vinto diversi Grammy e ha ridefinito in peggio la percezione pubblica di Drake. Era l’album del riscatto, della risposta, della ripartenza. Una “conversazione uno a uno con i fan” che il rapper canadese aveva promesso dal palco australiano. Tutto questo peso narrativo era concentrato su Iceman. Poi, all’ultimo momento, sono arrivati altri due album.

Il problema non è la qualità, è la logica

Sia chiaro: in questo momento non è possibile dare un giudizio sulla musica. Quarantatré tracce uscite da poche ore non si assimilano in un così poche ore, e sarebbe disonesto — oltre che inutile — emettere verdetti frettolosi su tre progetti che meritano ciascuno attenzione separata, e poi una lettura d’insieme. Questo non è l’articolo che lo fa.

Quello che invece si può dire riguarda la decisione in sé. Drake è probabilmente l’artista che più di tutti ha incarnato, nel bene e nel male, le logiche dell’industria discografica moderna: la presenza costante sulle piattaforme, la corsa allo streaming, il volume come strategia. Nella sua carriera ha saputo sfruttare ogni meccanismo disponibile meglio di chiunque altro.

E proprio per questo la domanda diventa legittima: 43 tracce distribuite su tre album sono un’impresa non da poco, e se questi tre progetti reggano ognuno sulle proprie gambe è qualcosa che rimane ancora da vedere.

Drake for all the dogs

Tre album nel 2026: un bene o un male?

Il dibattito sul sovraccarico musicale non è nuovo. Da anni si discute di come le piattaforme di streaming abbiano incentivato l’uscita di grandi quantità di materiale, spesso a scapito della cura con cui un singolo progetto viene costruito, presentato e ricevuto. Si lamenta che escano troppe cose, che l’attenzione collettiva si frammenti, che gli album — intesi come oggetti narrativi e artistici — abbiano perso il loro peso specifico.

E qui arriva Drake, forse il simbolo più rappresentativo di queste dinamiche, a pubblicare in un colpo solo tre LP. Tre album che occuperanno le classifiche, monopolizzeranno playlist e radio, domineranno i social e i media per le prossime settimane. Il resto del mondo (non solo rap), per un po’, dovrà aspettare il proprio turno.

C’è chi vedrà in questo un gesto di generosità verso i fan, una mossa di forza, una dimostrazione di prolificità genuina. C’è chi invece si chiederà se tre album separati siano la forma più onesta di presentare quel materiale, o se siano tre raccolte di brani che avrebbero trovato una forma più coerente in un unico lavoro — magari più snello, più focalizzato, più preciso.

Iceman era atteso come il momento della verità dopo due anni difficili. Adesso quel momento si dilata su 43 tracce e si divide in tre capitoli. È un bene o un male per Drake? La risposta dipende da che tipo di ascoltatore sei — e da quanto tempo hai davvero a disposizione.

Voi cosa ne pensate? Tre album di Drake in una notte sono troppo, o è esattamente il tipo di evento che il rap meritava nel 2026? Fatecelo sapere sulla nostra pagina Instagram.

Di seguito trovi gli streaming dei tre nuovi album ufficiali di Drake: Iceman, Habibti e Maid of Honour.