Danno live a Padova: a 51 anni domina il palco meglio dei più giovani

Danno
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Siamo stati ieri al CSO Pedro di Padova per una delle date del tour con cui Danno sta portando in giro live AKA Danno, il suo primo vero album da solista, prodotto da DJ Craim. Una serata che, al netto della nostalgia, ha dimostrato una cosa molto semplice: il rap dal vivo, quando è fatto davvero bene, ha ancora un peso specifico enorme.

Danno, DJ Craim e Suarez: una serata hip hop come si deve al CSO Pedro di Padova

Il CSO Pedro si conferma ancora una volta una cornice perfetta per questo tipo di eventi. Non è solo questione di atmosfera (locale pienissimo e presa bene totale) ma anche di impianto audio: potente, pulito, all’altezza di un live rap. E non è un dettaglio, perché troppo spesso in Italia è proprio il suono a penalizzare concerti che meriterebbero tutt’altro impatto.

Dopo alcuni local, è stato il turno di Suarez, nome storico della scena romana e da sempre vicino a Danno. Il suo live ha fatto esattamente quello che doveva fare: scaldare la situazione nel modo giusto, preparando il terreno senza strafare.

A seguire, spazio a Craim, che prima ancora dell’ingresso del main artist della serata ha ricordato a tutti perché è considerato uno dei DJ italiani più rispettati anche fuori dai confini nazionali. Tecnica, selezione e presenza scenica: tutto al posto giusto.

Un’ora e mezza senza errori: la lezione di Danno

Quando poi anche Danno sale sul palco, il livello si alza in maniera evidente. Un’ora e mezza di live senza pause, senza doppie, senza cali. Solo voce, respiro e controllo totale del palco. Non sbaglia nulla, non perde il fiato, tiene il pubblico in mano dall’inizio alla fine. Ed è qui che arriva il punto centrale: a 51 anni, Danno fa rap dal vivo meglio di buona parte della scena attuale, anche di artisti con 20 o 30 anni in meno. E non è una provocazione, è una constatazione tecnica. Timing, dizione, presenza scenica, gestione del microfono: è tutto al massimo livello.

Durante il live non sono mancati i momenti condivisi, come l’ingresso di Suarez per Strozzapreti Alla Romana e quello di Eva per U Carea, due brani che hanno aggiunto ulteriore spessore a una scaletta già solidissima.

Quello che resta, però, è soprattutto la sensazione finale: vedere l’hip hop portato così dal vivo, senza scorciatoie, senza paraculate, è qualcosa che oggi ha quasi il sapore dell’eccezione. E invece dovrebbe essere la norma.

Per chi vuole iniziare o semplicemente imparare a fare rap dal vivo, dovrebbe assistere più spesso a serate come questa. Bravi tutti.