Nerissima Serpe: il sottofondo di una generazione al collasso

Nerissima Serpe

Nerissima Serpe ha appena pubblicato la repack di Nerissima, disco che nonostante non abbia ancora ottenuto certificazioni ufficiali di un certo livello, rappresenta un elemento di comparazione per molti utenti, magazine di settore e addetti ai lavori che considerano l’artista di Siziano come una specie di mina vagante in grado di rivoluzionare il genere trap ed aver apportato un’identità tutta italiana alla nuova wave nostrana.

A Nerissima Serpe viene riconosciuto il ruolo di innovatore in quanto unisce un approccio al mic quasi strisciante (specie quando pronuncia alcune lettere) a una versatilità nei flow che gli permette di adattarsi bene a varie strumentali. Nerissima Serpe è uno di quegli artisti osannati da una fetta di pubblico che intende la musica più come passatempo o divertimento. Non è un caso che parecchie hit del trapper pavese finiscano dritte nei club.

All’artista viene anche riconosciuto un tratto intimo e profondo – spesso dark – evidenziato da alcune tracce a sfondo romantico. L’ultima fatica della serpe più acclamata d’Italia è la Deluxe del progetto già edito a maggio. Alle tracce che erano state inserite nel prodotto, sono stati aggiunti 5 episodi.

Nerissima Serpe e la trap di Boldi & De Sica

Ascoltando Nerissima, il primo accostamento che mi viene in mente è il cinema di Massimo Boldi e Christian De Sica, fondato quasi esclusivamente su una teatralità all’italiana che scade spesso nella volgarità e nel trash. I cinepanettoni dei due attori hanno fatto la storia e se hanno colpito nel segno è perché la massa tende ad identificarsi con determinati prodotti.

Comicità a sfondo sessuale quasi sempre intrecciata con tradimenti e sarcasmo sterile: Boldi & De Sica hanno tracciato una netta linea di confine. Chi era abituato ad una comicità alla Troisi – che metteva al centro la semplicità, la critica sottile, velata, basata su un’intelligenza emotiva di un certo tipo – si è ritrovato ad osservare un tipo di intrattenimento che puntava allo spettacolarizzazione del ridicolo. La trap di Nerissima Serpe segue quel filone preciso. Il tipo di contenuto propinato dall’artista rasenta la mediocrità: sesso facile a buon mercato, autodistruzione, ironia spiccia e quella dose di romanticismo depressivo tanto caro alla discografia italiana.

Se Nerissima Serpe funziona è perché il fruitore accetta e supporta. Il tema del pubblico è centrale poiché un sistema prolifera solo ed esclusivamente quando è sostenuto. Nerissima è un disco che non ha niente da dire, eccetto che alla nicchia che lo rappresenta. Nerissima Serpe è un cane che si morde la coda. Il disco resta circoscritto nei soliti contenuti triti e ritriti: egocentrismo, esaltazione di uno stile di vita al limite, donne facili da sottomettere, droghe come incentivo per un divertimento sfrenato, soldi che diventano il fine ultimo e per i quali si è disposti a tutto. Il progetto non riesce neanche ad offrire un quid stilistico rilevante.

Nel rap game, se mancano le tematiche, puoi sopperire a livello tecnico. Arrivati però a questo punto della carriera del trapper, il flow non può più essere una novità, specie se continua a sfoggiare gli stessi tratti. L’artista non ha una penna qualitativamente nobile e non sorprende nelle skill.

Nerissima è un disco piatto nella forma e nell’essenza. Battezzato da Michèle Lamy, l’artista si cala perfettamente nella parte del “poeta” maledetto, ma la mediocrità delle rime non può passare inosservata. All’interno del progetto, Nerissima Serpe narra di unicorni, personaggi di Dragon Ball, Silvio Berlusconi, cita Adebayor, tutti riferimenti scontati legati alla cultura dominante. Da questo punto di vista, manca un’inventiva, un colpo di coda che possa illuminare il comparto testuale. Totalmente assurdo quando il trapper afferma:” senape, no mayo”, banalità disarmante e nonsense che però riesce ad accattivare un bacino d’utenza poco abituato a soffermarsi sul comparto argomentativo.

In un’epoca in cui la decadenza culturale è abbastanza opprimente, Nerissima Serpe appare come un personaggio totalmente in linea con una certa modalità descrittiva in grado di abbassare il livello  intellettuale e spirituale.

Nerissima Serpe

Non è di certo l’unico, ma questo non giustifica una completa assenza di volontà nel voler spostare l’asticella qualitativa. Il trapper è un po’ il riflesso di una generazione al collasso, interessata sempre più ad essere intrattenuta. Lì dove si sceglie di non porsi domande e farsi condizionare da futili motivetti, si entra nell’oblio dell’automazione. Nel disco, l’uso di sostanze e l’assuefazione dalle dipendenze viene enfatizzato da un modus operandi approvato da chi cerca nell’eccesso quel senso di vuoto in grado di smontare alla radice la lucidità per provare a fare i conti con la propria interiorità.

L’estetica di Nerissima rispecchia a pieno il suo nome. Il titolo è l’emblema di un’oscurità che pervade i sensi. Una tenebra in cui il lume della ragione non ha ancora avuto modo di fecondare. Anche nelle metriche e nella chiusura ritmica, Nerissima Serpe non offre delle eccellenze, ma si appoggia ad un vocabolario poco esteso. Non vi sono virtuosismi o citazioni di un certo spessore.

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Questa è un’altra barra paradossale che conferma la totale assenza di destrezza ed abilità. I gusti sono gusti ed è giusto che chi idolatra Nerissima Serpe continui ad ascoltarlo. L’importante è non confondere la soggettività con l’oggettività di determinate mancanze artistiche.