Dopo un’attesa che sembrava infinita, Chase B ha finalmente pubblicato Be Very Afraid. Un progetto che parte da lontano: il primo singolo 365 risale infatti a cinque anni fa, un’eternità nell’economia dell’industria rap contemporanea.
Be Very Afraid non è un album ma un mixtape: la precisazione di Chase B a ridosso dell’uscita
Nel tempo Chase B è andato ben oltre l’etichetta di “DJ di Travis Scott”. DJ e producer di Houston, legato a Cactus Jack Records e figura chiave nei live dello stesso Travis, si è progressivamente costruito un’identità da curator, più che da semplice beatmaker. Be Very Afraid nasce proprio con questa ambizione: mettere insieme nomi affermati e voci emergenti in un contenitore di rilievo per tutti.
A pochi giorni dall’uscita, però, è arrivata una precisazione non banale nelle sue storie Instagram: non si tratta di un album, ma di un mixtape. Una distinzione che nel 2026 può sembrare solo semantica, ma che in realtà pesa molto in termini di aspettative. Definirlo mixtape significa alleggerire la pressione critica, sottrarsi alla rigidità del formato “debut album” e spostare l’attenzione sulla dimensione curatoriale. Una mossa che suona quasi come un mettere le mani avanti, soprattutto dopo una promozione diluita nel tempo e un hype costruito a intermittenza per anni.
Accanto al titolo del progetto ha aggiunto anche la dicitura Vol 1. Dovrebbe essere, quindi, una saga: staremo a vedere.
Tra superstar e nomi meno noti, ma senza un vero centro
Dentro Be Very Afraid troviamo pezzi grossi come Travis Scott, Big Sean, Don Toliver e Ty Dolla Sign, affiancati da artisti meno esposti mediaticamente. L’idea è quella di creare un ponte tra mainstream e nuove leve, in linea con la funzione di Chase B come collante della scena Cactus Jack e dintorni.
Il problema è che, al netto dei featuring pesanti, il progetto fatica a imporsi come momento imprescindibile dell’anno. Nonostante il peso specifico degli ospiti e le strumentali senza voce messe in mostra tra un feat e l’altro, Be Very Afraid non sembra destinato a lasciare un segno duraturo: difficilmente sarà uno dei dischi che ricorderemo a fine 2026, forse nemmeno tra qualche settimana.
Se ancora non l’avete messo in play, lo trovate qui di seguito:


