The Fall-Off di J Cole: consacrazione finale o mito in discussione?

j Cole the fall off

Aspettative, drammi e scuse, l’attesa per The Fall-Off di J Cole rimarrà probabilmente nei cuori dei fan tanto quanto il momento in cui hanno potuto finalmente premere play. Una titanica impresa come un annunciato ultimo spettacolo è già pesante sul cuore di un artista e se ci aggiungiamo l’intenzione di un doppio disco, siamo nel territorio dell’impossibile. Ma prima di parlare di questa presunta fine, torniamo indietro, nei mesi alimentati da quella stessa fame che l’artista del North Caroline ha cercato di manifestare in questo nuovo progetto.

J Cole firma il suo capitolo finale con The Fall-Off

20 settembre 2007: per J Cole è una giornata di lavoro come tante, trasferitosi nel Queens, nella Grande Mela, con la speranza di inseguire un sogno impossibile. Nei suoi turni, Cole abusa del suo computer per cercare aggiornamenti su una scena che mutava e abbandonava NYC per Atlanta. Ma quel giovedì qualcosa cambiò, o almeno, sembrava potesse cambiare. I vari blog riportavano che JAY Z stava per tornare con un nuovo album, un concept basato sul blockbuster American Gangster. Cole notò subito di come l’articolo parlasse di un progetto ancora in fase di lavorazione. Quella sera stessa Jermaine creò due beat con la speranza di incontrare Jigga e dargli il CD di persona. Aspettò per ore fuori lo studio dove sarebbe arrivato il colosso e quando finalmente ebbe l’occasione di vederlo in persona, quest’ultimo, infastidito, lo invitò a dare il beat CD al suo entourage.

Dopo un primo momento di rabbia e disillusione, Cole capì.

This is not how it’s going to happen
This is not how I’m going to get it

Solo molti mesi dopo per una serie di coincidenze e grandi canzoni, le strade verranno aperte per l’artista di Fayetteville proprio dalla nascitura Roc Nation. Nonostante l’incapacità di sapere quando ma soprattutto se qualcosa avverrà mai, Cole ha abbracciato penna e drum-machine per produrre classici nella sua discografia che vedranno la luce ANNI dopo la loro creazione. Basti pensare alla drammatica Lost Ones, registrata con tanto di video musicale a basso budget nel 2008 per essere conservata per il debut-project Cole World, o a Wet Dreamz tenuta nel cassetto fino al 2014. La grande capacità di compartimentazione e di pazienza di Cole gli hanno permesso di tenere controllo della sua carriera come pochi suoi colleghi sono riusciti a fare. Questo ha creato una rete ampia e spessa di relazioni tra lui e i suoi fan, un background su cui The Fall-Off  sin dal suo annuncio ha permesso di esistere come concetto fino a concretizzarsi lo scorso 6 febbraio. Un progetto presentato come last hurrah, definendo l’intenzione più entusiasta e ambiziosa mai programmata nella carriera del talento americano. Cole non poteva immaginare l’inizio della sua carriera, ed è forse per questo che ha deciso di sceglierne la fine, almeno per il momento.

La mia donna, la mia arte, e la mia città

Spaccato a metà, il progetto ambisce a mostrare due punti di vista della stessa persona, il J Cole 29enne prende le redini dei primi 12 brani mentre una versione più moderna afferra la penna per occupare il resto del lavoro.

Il minimo comune denominatore di tutto è il ritorno alla sua amata Fayetteville. Il 2014 per J Cole è stato un anno rivelatorio, in cui il giovane MC ha potuto prendersi una meritata pausa dopo anni di mixtape -> album -> tour. Non è un caso che il suo indiscutibile classico sia nato in quei momenti, 2014 Forest Hills Drive ricordava all’autore cosa il suo paese natale gli avesse dato non solo come artista ma anche come essere umano. Da notare inoltre di come il concept fosse una versione inversa del disco 29, raccontando di Cole che lasciava la sua città per inseguire il suo sogno.

In questo primo appello The Fall-Off va a scontrarsi con il momento più alto del suo creatore. La calda voce di James Taylor viene interrotta da un drive-by, il dualismo tra quello che Cole ha nella sua mente e quello che ha ritrovato nella città è rappresentato in maniera brutale, un primo fall-off, dove è la mente a scendere con i piedi per terra. Il ventinovenne Cole non è ancora abbastanza maturo da capire che la sua road to riches non può avere effetto diretto sulla violenza che ha lasciato indietro ma è cosciente da capire che la differenza tra la sua persona e i suoi ex-coetanei è ormai troppo grande per essere ignorata. Two Six arriva come un pugno in faccia, designando la volontà di creare un anthem per chi ancora è dietro le trincee delle strade di Fayetteville. La quantità di riferimenti (dal titolo agli ad-libs) del brano bastano a fare world-building e a catapultarci nel 2014: Cole è affermato, carico e pronto a rappresentare non solo lui ma la sua città. L’evocativo outro è tra i migliori passaggi melodici che l’MC abbia mai registrato, un susseguirsi di parole evocative che descrivono le sensazioni provocate dalla Fayetteville del 2014.

The sky was covered by clouds like the color of the smoke, I couldn’t see the sun, but I clung to a glimmer of hope

Il disco 29, così chiamato dall’artista, è una carica emotiva in cui le priorità del rapper si sovrappongono continuamente. In SAFETY J Cole fa i conti con la realtà statica di Fayetteville, mentre un inaspettato Future dona un ulteriore dimensione al North Caroline in Run A Train e Bunce Road Blues. Dopo tutto siamo nel 2014 e la voce di Future tocca ogni singola hit. Il cuore emotivo di questo primo capitolo di The Fall-Off è anche il brano più vecchio registrato della tracklist. L’irresistibile Legacy prende spunto dalle dimensioni melodiche di Dev Hynes e mostra l’ingegno di J Cole nella veste di produttore e curatore oltre che paroliere. Il soggetto non è chiaro, il risentimento viene da una passata instabilità con sua moglie? Amore e odio giocano a tira la corda in questo disco 29 e Poor Thang è un classico esempio di come i sentimenti d’affetto ricevuti dai suoi ex coetanei in SAFETY sono in contrasto dal risentimento e l’odio di chi è rimasto indietro.

Con un ingegnoso sample di Set It Off ed una ben nascosta presenza di Westside Gunn (no sul serio, dobbiamo parlare di come i versi di Gunn stiano diventando un synth package per FL negli ultimi mesi) Cole risponde con veleno ed un flow impeccabile ad attacchi di odio e invidia. Le interpretazioni su chi siano dirette le letali rime stanno animando il web da giorni. C’è chi punta tutto su Space, un rapper sconosciuto che da poco sta attaccando Cole in ogni modo, mentre se si vuole rimanere sulla timeline del 2014 l’ex rapper Tank Tyler sembra essere la persona più plausibile. A prescindere da ciò, se Cole ritiene di essere in una lega elite nella sua arte, dovrebbe affrontare chi è in quel campo e non chi non ci entrerà mai. Questo è forse il primo punto debole del progetto e non lo sarebbe se l’MC del North Caroline non avesse fatto della coerenza e “peace of mind” il suo mantra.

La pressione aumenta in WHO TF IZ U, un incredibile uso di campionamenti e cambi di beat su cui vegliano liricismo e tributi di flow. La seconda strofa fa brillare il poster di The Marshall Mathers LP nella back cover del disco mentre il palese e diretto rimando a Drop A Gem On ‘Em potrebbe evidenziare dei parallelismi con la cancellata 7 Minutes Drill per i più esperti. Le frequenze si abbassano con la stupenda Drum n Bass, un’ipnotica linea di pianoforte rimanda alle gigantesche storie in rima del passato mentre due delle strofe più dense di J Cole svelano la sua transizione nella seconda parte di The Fall-Off. Cole è stanco e completamente disilluso dalla violenza che resta perpetua nella sua città, non importa se la sua vita è passata dall’essere percorsa da una Ford ad una Lambo, una serata in un club di Fayetteville non può più essere com’era prima.

My mind is a mess, conflicred (..) I feel powerless to change the power that is a part of me is yelling loud as shit “you ain’t tryin’ your best” too busy sellin’ out arenas and flyin’ on jets

The Let Out salta fuori come un pugno nell’occhio, sia musicalmente che melodicamente Cole canta alla-Yelawolf una storia di violenza prevedibile ma non per questo ignorabile. A 29 anni tutto è cambiato nella vita di Cole ma niente lo è a casa. L’intenzione di cantare uno dei momenti più brutali del album è particolare e mostra la timida anima sperimentale di The Fall-Off seppur i risultati in questo frangente siano tra i più discutibili.

L’incrocio in cui J Cole si è trovano nei suoi 29 anni di vita non ha ancora trovato la soluzione decisiva, l’artista è ancora in bilico tra la sua donna, la sua arte e la sua città. Cole prende in mano ciò che può influenzare maggiormente mentre lascia la sua città ancora una volta per tornarci con una nuova e rinnovata visione. Bombs in the Ville/Hit the Gas sono una lode e una riflessione nei confronti degli amori che hanno plasmato la sua esistenza e carriera. Il titolo del progetto chiude il cerchio con una rivelazione che ne evidenzia l’anima contraddittoria but life is a film that cannot be rewound.

Cole ha provato a cercare stabilità nel suo futuro rivivendo l’instabilità del suo passato ma forse nel 2014 era troppo presto per capire se fosse l’azione giusta da compiere.

Più vicino alla pace

Siamo nel 2024, ed è la voce di Cole, non è più quella di James Taylor, a dipingere le atmosfere nostalgiche del North Caroline. È lui la faccia del suo Paese, l’ultima star ad avercela fatta, non ancora un veterano ma saggio abbastanza da poter controllare la distanza tra il suo io passato e quello presente.

L’intro del disco 39 cambia drasticamente tono, un ritorno a casa più silenzioso ma non per questo meno significativo. La spaccatura del brano segna quello dell’intero The Fall-Off, J Cole è sposato, ha perso e vinto in questa scena e ha deciso che il prossimo passo è una porta che ha annunciato di chiudere, almeno per il momento. Nonostante la chiarezza, l’autore è ancora perso nei suoi pensieri, in attesa di un’illuminazione che questa volta però non lo porti fuori strada. L’incalzante sample di Stay Fly costruito con impatto ed eleganza è focalizzato e degno di qualcuno che sta per posare il microfono per molto tempo. Se l’obiettivo dell’intro era quella di mostrare la ritrovata calma nella maturità di un 39 enne che non ha perso l’ambizione e la fame: missione riuscita.

The Fall-Off Is Inevitable è la perfetta dimostrazione di quella fame, la penna di Cole è forzata al massimo nell’omaggiare Rewind di Nas estesa ad un’intera vita, un brano che forse poteva evitare di essere anticipato. Anche se il disco 29 dava già peso alle influenze e alla cultura Hip-Hop che ha plasmato il giovane Jermaine, il 39 espande questo lato, esplodendo in un connubio di riferimenti culturali e musicali da enciclopedia. The Villest per esempio non solo nasconde la mistica voce di Erykah Badu ma riprende una delle leggendarie canzoni co-scritte dal suo baby-daddy e campiona contemporaneamente una delle più significative canzoni dei Mobb di sempre.

Con il passare degli anni emerge una vena nostalgica inedita: è da lì che Cole attinge per dilatare la colorare questa secondo disco, distanziandosi dall’impeto istintivo che dominava il precedente. Nonostante non sia direttamente menzionata, è impossibile non pensare al 2024 di J Cole ignorando quella che è stata senza dubbio una delle beef più grandi della storia. Nonostante non ci siano dediche particolari al evento, siamo sicuri che il progetto sia ricco di easter egg ancora da scoprire e non è difficile immaginare le motivazioni dietro il suo ennesimo “ritorno a casa”. Come dichiarato dall’artista, il 2024 ha rianimato la sua fame e ispirazione e se si considera questo, alcune delle rime pesano come un macigno.

Dust off the old notebook where a younger Jermaine Lamarr wrote hooks (…), and found a page stained with what seems to be a hundred tears

È tutto qui forse il valore dietro The Fall-Off, un MC che cerca di evitare l’inevitabile destino descritto dal titolo. Il disco 39 non ha l’energia del primo così brani come Old Dog fanno fatica a trovare il loro posto evidenziandone una debole cornice narrativa. Nella seconda strofa Cole sceglie addirittura di censurare il nome del destinatario delle taglienti bars, svelando forse un passo indietro rispetto a quanto rappato precedentemente.

Quello che brilla nel tema della seconda parte è indubbiamente ciò che sua moglie rappresenta. Seppur sia fuori di testa intitolare un brano dedicato alla sua metà con la sentenza più grave che si possa ricevere, l’uso di How It’s Goin’ Down è poetico e tra le migliori interpretazioni del progetto. Se si legge tra le righe è evidente che Cole non ha intenzione di aprirsi completamente sugli ostacoli superati e le conquiste ottenute negli anni con l’amore della sua vita.

Dato questo, i brani più che a manifestarsi come terapie a foglio aperto per l’autore si limitano ad essere delle gran canzoni, anche dal potenziale mainstream (Only You). I vari riferimento alle opere che hanno segnato il passato di Cole non sempre reggono il tiro del progetto, il debole ritornello di Man Up Above non fa altro che peggiorare un brano che evidenzia le incredibili capacità liriche ma manca della scintilla che potrebbe donargli un senso nel contesto dell’album. A questo punto del disco la transizione tra abitante di Fayetteville e superstar già è passata da un pezzo mentre la strumentale non riesce a tenere testa con il lavoro ascoltato fino a questo momento. Forse la parte più controversa di The Fall-Off è proprio concentrata nella run degli ultimi 4 brani.

La musicalmente potentissima I Love Her Again prende due delle canzoni più famose di Common e le reinterpreta per l’ennesima volta presentando l’hip-hop come una donna, per l’ennesima volta. La risposta è semplice e la realizzazione è simile a quella fatta da Eminem nel 2020 con Favorite Bitch, l’Hip-Hop non è qualcosa che si può possedere. La potenza del brano sta nella sua realizzazione con un sample marcato ad arte e un beat travolgente quanto basta per ignorare la ripetitiva realtà del suo concept. Cole ha giocato per tutta la sua carriera con il comparare la figura della donna a quella dell’Hip-Hop (Dreams, Power Trip) il trick a questi punto non funziona più come una volta.

Il negativo senso di familiarità lo si prova anche ascoltando What If, un brano in cui si immagina uno scenario di pacificazione da parte di Biggie (prima strofa) e Pac (seconda strofa), lettere scritte con scuse e motivazioni dietro gli atti di violenza inflitti nei mesi antecedenti alle due celebri tragedie. Anche qui, la realizzazione è impeccabile con Cole in grado di emulare perfettamente i flow dei due giganti ma anche il loro modo di parlare, con tanto di parole usate nelle loro interviste. Il problema del brano è che non arriva ad una realizzazione inedita né illumina una motivazione tale da giustificarne l’esistenza. Una storia risentita e riletta miriadi di volte in tutti i what if possibili. Inoltre negli ultimi anni abbiamo avuto abbastanza informazioni per comprendere che le due vicende sono state causate da fattori ben oltre ciò che i due rapper pensavano di entrambi. Nelle argomentazioni online si parla di un nascosto collegamento tra questo brano e quanto fatto da Cole nel 2024, anche se fosse, nasconderne l’intenzione e limitare così una storia tanto tragica quanto complessa in sole due strofe…non conduce a nulla.

Prima della chiusura Cole fa un Quik Stop con un brano semplice ma potente. L’artista affronta i suoi pensieri e mette alla prova le sue motivazioni facendo appello anche ai suoi colleghi. Gli artisti di un certo livello rischiano di ignorare la vera ragione per cui sono fortunati a stare nelle loro posizioni. Non sempre si può percepire l’influenza che una rima può avere nella vita di una singola persona e Cole così racconta di un breve momento in cui questa realizzazione lo ha colpito nel profondo. Un brano ben eseguito grazie alle capacità oratorie di Cole e che svela il cuore pulsante di The Fall-Off.

L’evocativa and the whole world is the Ville è un victory lap agrodolce in cui Cole nonostante la sempre più marcata distanza tra il suo odierno stile di vita e la città in cui è cresciuto, sceglie quest’ultima come ispirazione eterna. Fayetteville gli ha regalato la sua passione, le sue amicizie, la sua determinazione e l’ispirazione dietro i suoi più grandi lavori. Un delicato sample degli Isley Brothers tira giù i titoli di coda di un progetto che per il momento pone una delle più grandi carriere dell’Hip-Hop in pausa.

You’re from a beautiful but not reputable place, you seen your fair share of funeral dates but smiles far outweigh the tears

Riscoprire sé stessi

The Fall-Off è un progetto difficile da valutare, specialmente se si rispetta la persona oltre che l’artista. Cole ha sempre messo in primo piano i suoi fan e il rapporto con essi, quindi quando lo spirito competitivo della sua penna traspare è difficile capire se la partita è con sé stesso o con il resto della scena. I concept non esattamente originali ma elaborati quanto basta per renderli propri, vengono impreziositi da un MC in piena forma. L’idea di rendere questo progetto “l’ultimo” si rivela nella minuziosa scelta delle rime e nel glorioso uso di campionamenti come tributo alle sue passioni e sfida alle sue abilità.

È il concept ad essere il vero tallone di Achille, dove una robusta cornice narrativa avrebbe fatto faville sia nella costruzione della tracklist per l’autore sia nella godibilità della narrazione per l’ascoltatore. In questi ultimi dieci anni di lavorazione, il progetto deve essersi tramutato in così tante versioni che il rapper avrà riscoperto diversi angoli creativi di sé stesso prima d’ora inesplorati. Questo fa presagire tutt’altro che un “ritiro” dalle scene considerando che anche tematicamente si poteva spingere di più la penna. La sua relazione con JAY Z, il rapporto con sua madre (protagonista del lato migliore di KOD) e suo fratello per esempio, Cole ha palesemente molto altro da dire e se pensate che questo fosse l’ultimo capitolo, potreste rimanerne delusi o entusiasti.

Il miglior lavoro di J Cole in termini di coesione e presentazione artistica rimane l’altro ispirato alla sua Fayetteville, mentre The Fall-Off porta a casa il premio per il miglior showcase lirico della sua carriera. Nell’ultimo libro di Rick Rubin c’è un passaggio riguardo il creare che rileva probabilmente l’approccio con cui diverse tracce di The Fall-Off sono state create.

Tutta l’arte è un lavoro in corso. È utile considerare l’opera su cui stiamo lavorando come un esperimento. Una di cui non possiamo prevedere l’esito. Qualunque sia il risultato, riceveremo informazioni utili che saranno d’aiuto per quello successivo. Se parti dal presupposto che non esiste giusto o sbagliato, né buono o cattivo, e che la creatività è semplicemente un gioco libero senza regole, è più facile immergersi con gioia nel processo del creare. Non giochiamo per vincere, giochiamo per il gusto di farlo
The Creative Act by Rick Rubin

Bonus:

Le due bonus track distribuite nel primo disco (Lonely at the Top) e secondo (Ocean Ways) rappresentano un appetitoso assaggio di ciò che Cole ha prodotto in questi anni musicalmente e tematicamente mentre realizzava questo album.

Così come cLOUDs e Port Antonio o la più vecchia Lion King on Ice, il materiale scartato pare essere al pari del meglio che possiamo trovare in The Fall-Off di J Cole, speriamo solo che prima o poi avremo il piacere di ascoltare il resto.