“Aquiloni” e rime: un atto collettivo del rap italiano per Gaza

Aquiloni

Oggi, in questo freddo giorno di fine gennaio 2026, uscirà Aquiloni, una traccia collettiva, un brano che nasce per continuare a tenere gli occhi aperti sulla questione Gaza e sulla Palestina. 9 Artisti si sono uniti così per questa release, uno ‘schiaffone’ lirico all’egocentrismo imperante, il chiaro segnale di una nuova fase dell’impegno politico nella musica. Un “respiro collettivo”, dunque, nato dentro questa nuova ondata, dentro questa nuova e necessaria (e ancora troppo lenta) presa di coscienza che sta riportando dentro i testi dei nostri rapper tutte le istanze del nostro tempo, tutti i fermenti sociali (e quelli pericolosamente anti-sociali), politici, esistenziali.

Aquiloni vuole essere un inno di resistenza. Non si tratta di speranza (l’abbiamo persa), di buonismo radical-chic (lo abbiamo superato) o di utopistico ottimismo scriteriato. Aquiloni è una posse track che usa lo stile per plasmare il contenuto, che usa l’immediatezza del rap per riportarlo dentro la sua autentica dimensione (la contestazione).

Aquiloni dall’inferno, e ogni cosa si confonde

L’Arte nata nei momenti di crisi reca iscritta dentro di éè la disperazione, la tragedia, la frustrazione. La base di Aquiloni è tutto questo, centra totalmente questa dimensione: un tappeto che si stende all’entrata dell’inferno, dove le voci rotte e piene di risentimento dei rapper scavano solchi profondi, e le parole si librano in alto, come aquiloni lasciati liberi (di perdersi, e ritrovarsi).

ma io cosa ne so di cosa sia/se a mezzanotte sto in mutande alla mia scrivania/non posso neanche dirti “no, sul serio, mi dispiace”/che ogni parola è inutile, un aggravio a questa strage/si rischia di cadere nel tabù/quando le idee non ci son più…

Gli artisti coinvolti in questa traccia sono, nell’ordine, Mauro Marsu, DonGocò, Otis, LadyCatFree, Doc Domi, Musteeno, Zatarra, 1989 e Raini. Le peculiarità di ognuno che si sciolgono, al servizio di un impegno e di una presa di coscienza del reale che troppo spesso, nella musica, manca.

Certo, l’artista non è un imbonitore, ne tantomeno un propagandista. L’artista è mosso dal sentimento. E il sentimento che unisce le persone che hanno realizzato Aquiloni è quello della rabbia e la frustrazione per l’impossibilità di aiutare veramente un popolo oppresso.

Ovviamente, Gaza deve essere la scintilla, e non l’incendio. Se mi è concessa una piccola riflessione personale, credo che l’attivismo dietro la questione Gaza ha due facce. L’impegno serio di molte persone si confonde troppo spesso con la “moda” di molte altre.

Per me, per Noi, Gaza deve essere un simbolo, come lo è stato il Vietnam per il Movimento del ’68, e ci dovrebbe spingere ad interessarci alle altre, tante, nazioni oppresse nel mondo. Perché infatti, mi chiedo a mo’ di esempio, nessun artista – per lo meno nessun artista ‘in vista’ – ha parlato o si è mosso per le donne e gli uomini oppressi in Iran (dove alcune stime indicano circa 30.000 morti nelle ultime settimane)?

A parte questa parentesi polemica, c’è il brano. Aquiloni è un pezzo sincero, fatto da artisti sinceri. La speranza è che il fuoco riattizzato nei cuori di molti di noi continui ad ardere, e un universalismo, un nuovo umanismo socialista – si, non bisogna aver paura di dirlo – si manifesti ovunque. Il mondo – se non finisce prima! – ne avrà bisogno.