13 ottobre 2016. Calvairate. Dopo meno di un mese dal suo annuncio, esce Dasein Sollen, il primo EP ufficiale di un giovanissimo Rkomi, allora sotto la Digital Distribution.
Un lavoro ricco di spunti e chicche che, di fatto, ha inaugurato una delle carriere più interessanti e poliedriche del panorama italiano degli ultimi 10 anni. Un progetto che ci ricorda quanto Mirko è cambiato nel tempo, tanto da essere quasi irriconoscibile oggi rispetto a 10 anni fa, nel bene e nel male. Ben consapevoli però (in tutti i generi praticati) del peso e dell’unicità di questo artista e della sua discografia, vale la pena ricordare l’anniversario di questo progetto e chiedersi: com’è cambiato il rapporto di Rkomi nei confronti del rap? Capiamo.
Dasein Sollen di Rkomi compie 10 anni: il disco di formazione di uno degli artisti più poliedrici del panorama italiano
Diamo un minimo di contesto: in che periodo del rap siamo nell’ottobre del 2016? In una prima analisi possiamo dire che durante quest’anno alcune icone del rap pubblicano dei lavori ormai diventati cult: Santeria di Gue e Marra, Chic Nisello di Vegas, Hellvisback di Salmo, Nonostante Tutto di Gemitaiz, Jack Uccide di Jack the Smoker, MM vol. 2 di MadMan e molti, molti altri. Il rap sta trionfando, sempre più artisti si innamorano del genere e lo fanno proprio.
Ma il 2016 è ricordato per un altro importante evento nel rap-game. Dalla seconda metà del 2015 in poi, la trap sta esplodendo in Italia. La Dark Polo, Ghali, Izi e Sfera sono i protagonisti indiscussi di questa rivoluzione, anche se ognuno in modo diverso: le sonorità statunitensi della trap hanno fatto centro, soprattutto nel pubblico più giovane volenteroso di aria nuova e fresca. Dall’anno dopo, molti singoli trap (Sfera in particolar modo) inizieranno a passare in radio, diventando il fenomeno del momento. Una fase della musica italiana che ha messo in crisi la purezza del rap e che, nonostante la portata dell’innovazione, ha in qualche modo influenzato tutta la generazione nella concezione del genere stesso.
Prima di Dasein Sollen: i lavori precedenti di Rkomi
Rkomi dove si trova in questo momento così importante? Il giovane rapper di Calvairate ha già affrontato i suoi primissimi lavori: gli ormai dimenticati Keep Calm Mixtape (con Sfaso) e Cugini bella vita EP (con Pablo Asso, suo cugino), ma soprattutto Calvairate Mixtape, con la collaborazione di Izi, Tedua (ai tempi ancora “Duate”), Asso, Guesan e Remi. Varrebbe la pena dedicare un intero articolo solo a questi primi lavori che, seppur in ombra e difficilmente reperibili, ci aiutano a comprendere appieno le prime radici musicali e artistiche di Mirko. Lavori grezzissimi, certo, ma trasudanti di amore per il rap sia italiano che americano, abbelliti da una serie di intercalari e sonorità già di preludio al periodo trap.
La scrittura si rivela fin da subito feroce, affilatissima, in un gioco quasi di reciproca ammissione di colpe con l’ascoltatore. Non è ancora la “messa a nudo” dei suoi lavori successivi, ben più consciuos, ma sicuramente troviamo una penna non banale, che cerca di farsi spazio tra i palazzoni della periferia. Affermò in un’intervista a Rolling Stone nel dicembre del 2016:
«il desiderio di fare musica è iniziato quando ho scritto le prime cose, quando ero un ragazzino direi che non avevo voglia di fare un cazzo. Ascoltavo mio cugino, che è sempre stato fortissimo a rappare, e mi piaceva andare in studio, anche se non avevo niente da registrare. A un certo punto, mi sono detto: provo a scrivere, a registrare qualcosa. Ho sempre ascoltato rap e hip hop. Ho tanti idoli, come Marracash, Gué Pequeno, Noyz Narcos, ma non ho mai detto “voglio fare come loro”. La maggior parte delle volte non è possibile farlo, e più ti impunti, peggio è»
Quest’ultimo tema, del rischio di imitare i propri rapper preferiti, sarà chiave per leggere correttamente la natura musicale di Rkomi da qui in poi. Il fatto che se ne rendesse conto già all’inizio della sua carriera è segno di una grande maturità artistica, che è una delle costanti della sua storia.
La genesi e la struttura di Dasein Sollen di Rkomi: caotiche ma esemplari
Una premessa fondamentale per comprendere la natura di questo EP: quasi ogni brano presente nella tracklist era già stato pubblicato in precedenza, tanto da rendere Dasein Sollen una “raccolta” di singoli di Rkomi e ospiti già editi. Aeroplanini di Carta con Izi e 00 con Tedua erano ad esempio già conosciute mesi prima del disco. Dasein Sollen come traccia era stata creata poco tempo dopo Calvairate Mixtape, per poi mutare forma a causa della strumentale già edita.
Il titolo è un’espressione tedesca composta da due termini. “Dasein” è un termine particolarmente utilizzato dal filosofo tedesco Martin Heidegger, che significa “esserci”, in quanto “sein” significa “essere” mentre il prefisso “da-” indica un luogo che non ha una precisa collocazione spaziale, tra il “qui” e il “lì”. “Sollen”, verbo “dovere” coniugato, che può significare “dobbiamo” o “devo”.
Dasein Sollen si tradurebbe quindi con un “devo esserci” o “devo farcela” a raggiungere i miei sogni, i miei obbiettivi. Per quanto affascinante una speculazione sul significato profondo del titolo e sul processo creativo che ha portato Mirko a trovarlo, sempre da Rolling Stone affermò (chiudendo l’approfondimento sul nascere):
L’ho trovato casualmente su Google. Ho letto la definizione e descriveva il periodo in cui mi trovavo. Non ho una piena visione del termine: mi piaceva la definizione, così l’ho usato per la traccia. Essendo la prima a essere uscita, abbiamo deciso di chiamare così l’intero EP.
Nell’edizione fisica del disco, pubblicata nel dicembre 2017, è stata rilasciata la traccia inedita Liam Gallagher, ad oggi inclusa nella tracklist: brano di una rabbia e di una sfacciataggine unica, che ricordò al pubblico dell’epoca di cosa era capace il rapper.
Perché Dasein Sollen di Rkomi funziona ancora così tanto?
Ci sono principalmente quattro motivi per cui questo lavoro è ancora oggi una mina.
Innanzitutto il flow in ogni singola traccia. 7 brani corrispondono a 7 occasioni per Mirko di surfare sui beat, farlo suo, lanciare un proiettile ad ogni cadenza del ritmo della base. La rappata di Rkomi in Dasein Sollen è fresca, pungente, contaminata dalla trap ma comunque solidale al rap che lo ha cresciuto. Non è un imitare i propri rapper preferiti, come si accennava prima, ma un saper coniugare riguardo per il passato e trepidanza per il futuro. Molte tracce sembrano specchio dello spasmodico bisogno di dire la propria, di portare avanti la propria piccola rivoluzione. E l’energia messa nelle registrazioni di questo lavoro è ancora luminosa dopo un decennio.
Un altro motivo fondamentale è la narrativa del quartiere presente in Dasein Sollein: il protagonista del progetto è Rkomi, con le sue debolezze, timori, ma anche la sua grinta e il suo “strafare”. Ma il mondo di riferimento, che fa da contorno all’analisi di sé, è sempre e comunque Calvairate, con gli amici di vecchia data, gli aneddoti e il passato di zona. Al contrario di altri rapper della stessa fase, Mirko non strumentalizza la vita di strada, la droga, la violenza. La racconta con una lucidità e un sarcasmo disarmante, che rendono alcune barre di questo EP tra le migliori della sua carriera.
Scrive in Sul Serio, prima traccia:
Guarda, non male, in sostanza fai schifo
Ti ho lasciato fare, mo’ basta, in castigo
Ho sempre detto tutto, fra altrimenti impazzivo
Ora ogni parola è un buco sul tuo faccino
Questi se hanno i soldi è per l’azienda del padre
I miei per quattro soldi fan la notte nel water
Se te la prendi tanto, fra ho colpito nel segno
Scusa per il ritardo, ero a cercare me stesso
La terza componente è costituita dalle strumentali: Chris Nolan, Marz, Zef, Shablo, Night Skinny. Nomi colossali del producer game italiano (non tutti allora così conosciuti) che danno il loro contributo per la genesi di uno dei lavori “più 2016” di sempre. Tutte basi sintetiche, sincopate, elettroniche, che trasudano trap da ogni nota. Si sposano perfettamente con uno stile che (seppur molto influenzato dalla trap) di fatto è ancora profondamente rap.
I picchi li tocchiamo in Areoplanini di carta (feat. Izi, prodotto da Shablo) Dasein Sollen RMX (prodotto da Zef) e 180 (prodotto da Zef): a dirla tutta, ogni traccia di Rkomi è solida per scrittura e sonorità.
L’inizio del viaggio interiore
Il quarto motivo per cui Dasein Sollen di Rkomi è ancora così bello da riascoltare oggi, è l’autocritica e l’autoanalisi di Mirko, nonostante sia uno dei suoi primi lavori. Prendiamo le barre di apertura di Sissignore:
Io non lo so cosa cazzo mi frulla
Però ho tutto qua dentro
Le risposte che ho sempre cercato
Le ho trovate a caso, che cazzo di scemo
Immedesimarsi, fatichi a immedesimarti
Buona parte degli attacchi sferrati in questo disco sono verso altri: gente ricca, spregiudicata, ma anche gente rimasta in quartiere a farsi e a spacciare. Mirko non ne ha per nessuno.
Ma sempre alla base c’è una spietata visione di sé, del proprio comportamento e del proprio stato mentale. Un viaggio interiore che in questo EP ha tutto meno che l’aspetto di un viaggio preorganizzato, con un criterio o dei risultati. Ma la sola voglia, forza, decisone di metterlo per iscritto e rapparlo, sembra essere un invito all’ascoltatore per tentare di trovarci una quadra, anche se molto complesso.
Scrive sempre nel pezzo:
Io non penso che sia tempo perso
Con quello che ho buttato nella mia vita
Puoi scriverci un libro e investirci il tuo tempo
Nei prossimi progetti, che ora andremo ad analizzare, il viaggio interiore continuerà, quasi senza sosta, ma attraverso delle modalità diverse da quelle che possiamo ascoltare in questo EP che, di fatto, è stato il romanzo di formazione di Rkomi.
Puoi ascoltare di seguito Dasein Sollen di Rkomi:
Io In Terra: uno dei punti più alti della carriera di Rkomi
Con questo primo album, Mirko inizia a sperimentare e a creare lentamente la sua personalità artistica. Io In Terra è uno dei dischi più profondi e ben scritti della discografia di Rkomi. Sia dagli USA sia dal rap italiano sopraggiungono più che mai influssi, citazioni, influenze. Come lui stesso affermò da Rolling Stone riguardo al flow del progetto:
Ho fatto un gran lavoro di ricerca per questo disco, anche se sono solo a un quarto del mio percorso. Con le sillabe, ho cercato di dare una quadra matematica alle mie improvvisazioni, mi sono ispirato a gente come Chance The Rapper e Tyler, The Creator. All’inizio metto un beat e urlo sillabe finché non trovo la cosa più pazza possibile. Poi mi metto a scrivere a flussi di coscienza, in un modo così spontaneo che pure io riesco a capire quello che ho scritto davvero solo dopo un po’.
A livello di caos e grinta la penna di Rkomi non cambia, ma si alza decisamente tutto il processo creativo. Il titolo, se ci pensiamo, è il compimento dell’EP precedente: da un “devo farcela” a una sorta di “finalmente sono”, “sono arrivato”, e questo traspare molto dai pezzi della tracklist.
Prendiamo un pezzo come Apnea:
Un fiume in piena la mia penna
Io in Terra, a me la scelta
Ma che bel castello
Vuoi una stanza anche te?
La sai bene la parte
Ora che hai un piede in due scarpe
E non c’è nessuno di sotto
Pronto a prenderti al volo
Ora il frigo è un po’ meno vuoto
Il riso di ieri un po’ meno solo
Per una quota come burattini, addirittura
E trovo il centro, me lo tengo stretto
È evidente il flusso di coscienza come aggiunta alla scrittura, nonché il mutamento del contesto in cui crea Rkomi. Siamo all’inizio del successo, della notorietà, ma il caos e vuoto interiore rimangono, così come il desiderio di fare musica. Il flusso di coscienza rimarrà in quasi ogni progetto di Rkomi, anche a costo di passare a un genere di scrittura molto meno diretto ma più atto a interpretazioni.
Questa tecnica di scrittura del resto, ideata dall’irlandese James Joyce negli anni 20′, non prevedeva affatto una narrazione strutturata di ciò che si provava, ma un alternarsi senza logica di immagini, come un video all’interno della nostra testa. E, con le dovutissime distanze storico-culturali, è quello che inizia a fare Mirko da questo album.
Da citare ovviamente le collaborazioni con Marracash in Milano Bachata e con Noyz Narcos in Verme: pezzi che “carryano” senza dubbio l’album, e che contribuiscono all’atmosfera onirica e irreale di questo disco. Da notare come, anni prima, Mirko aveva proprio citato questi due nomi come suoi preferiti all’interno del rap-game.
Accanto alla buona dose di rap però, è comunque evidente la presenza di ritornelli cantati all’interno di quasi tutti i pezzi. I ritornelli di Dasein Sollen di Rkomi erano tutti rappati, qui si inizia ad affrontare un orizzonte già più melodico. Questa parte lirica però, per il momento, non intacca l’ecosistema generale (come invece avverrà in alcuni lavori successivi) ma pone Mirko su più strade parallele per dar prova di sé.
L’influsso di Night Skinny
Le ultime grandi “rappate” che i fan ricordano con affetto sono quelle contenute nell’album cult di Night Skinny del 2017, Pezzi. Oltre all’iconico Fuck Tomorrow (di cui è recentemente uscita la traccia sequel, Fuck Tomorrow 2, contenuta in Containers di Skinny) doveroso citare Pezzi (Gue e Rkomi) e Sisinomah!. In un album pieno zeppo di nomi fenomenali del rap game, Rkomi spicca con sole tre tracce, in cui non risparmia niente e nessuno.
Grinta, voglia di fare, di spaccare il mic. Tutti atteggiamenti a cui dobbiamo dire addio da qui a molti anni.
Rkomi tra il 2018 e il 2020: aria nuova, musica nuova
Luglio del 2018: in seguito ad un viaggio a Valencia insieme a Tommaso Naccari (giornalista e scrittore da anni affiliato alla scena rap italiana), Rkomi cambia decisamente rotta della sua traversata musicale o, meglio, si ferma a riprendere fiato. L’EP Ossigeno è la risposta artistica a degli anni di grande impegno, tra progetti, tour e peso delle aspettative. Dal punto di vista musicale è un gioiello nella discografia di Mirko. Via IG affermò:
Ossigeno perché tocca rallentare ogni tanto, appurare cosa sta accadendo a mente libera. Quello che ha rappresentato il mio viaggio a Valencia, in un momento dove la musica del mio primo album continuava a macinare ma allo stesso tempo tornava a generare altri pensieri, altra musica e altre consapevolezze.
In questo piccolo progetto di 17 minuti circa, da una parte troviamo alcuni dei pezzi a cui i fan di Mirko sono più affezionati (Acqua e Limone feat. Ernia, Ossigeno o Solletico feat. Tedua) ma di fatto iniziamo a non trovare più rap. Poche barre dell’artista, qualcosa portato dagli ospiti. E nonostante sia stato giustificato come un “riprendere fiato” di fatto questo progetto inaugura la stagione più pop-indie di Rkomi. Non viene meno la penna, il sound, la sincera voglia di fare e sperimentare. Si perde di vista il contesto di appartenenza.
Ed è così che si giunge ad un album come Dove gli occhi non arrivano (2019). Il grande pregio di questo progetto sta nelle strumentali: meno sintetiche, ma invece con un approccio maggiore al funk e alla musica dal vivo, lascito del viaggio in Sud Africa di Mirko. Ma per il resto, bisogna dire, senza troppi mezzi termini, che è un disco totalmente pop. Anche i feat della scuola trap 2016, Ghali e Sfera, non portano nulla di quel mondo ormai passato.
Attenzione: lungi da noi affermare che sia un disco poco curato e di bassa qualità. Ma si deve ribadire, parlando del rapporto con il rap, che Rkomi in questa occasione ne prende assolutamente le distanze.
Prima di Taxi Driver: le ospitate rap (e non) nei dischi di altri artisti
Negli anni a seguire Mirko non abbandona completamente il rap, ma rimane un genere occasionale in una quotidianità indie-pop. Risorge leggermente nei ritornelli in pezzi come Saluti (da Mattoni di Skinny, con Gue e Fibra) e Prometto (sempre da Mattoni, con Luché), ma nel 90% delle ospitiate in altri dischi il suo contributo è puramente melodico. OBE di Mace, 17 di Emis e Gue, MADAME di Madame, giusto per fare qualche esempio.
Sono due i pezzi che è assolutamente doveroso citare, parlando del rapporto di Rkomi con il rap (prima dell’uscita di Taxi Driver). Il primo e più impattante è sicuramente Puro Sinaloa, nell’album Gemelli di Ernia. Un omaggio immenso ai Club Dogo, a Milano, al rap. Un pezzo che ripercorre pari passo l’originale Puro Bogotà, dando occasione ai tre rapper (Ernia, Lazza, Rkomi) di fare la storia della “nuova” generazione del rap italiano. E Mirko ne è parte integrante.
Allerta sempre, gira la giacca dopo un furto
Serve un cambio targa, cambiare è un attimo, lo so
Ma ho solo tredic’anni e ho solo cinque euro
Devono diventare cento, dopo centomila, un milione
Bomber nero, dentro un pon pon
Puro Bogo’, bon bon, tredic’anni dopo
Giro la giacca dopo un furto, con la trancia nello zaino
Avevo tredic’anni, il punto dentro il doppio dei miei anni
Ed io copiavo i grandi, parlavo come loro
Come Leo, come Gio, con mia madre che urlava: “È pronto”
È agosto e mi sento solo, Milano, come ti odio
Dal palco a piazzale Cuoco, mi faccio bastare il poco
Il secondo è quella mina (per noi troppo sottovalutata) di Lascia un Segno, in cui Mirko è ospite sul disco di Fibra affiancato da Ernia: ci regala dopo anni nuove barre, nuove provocazioni, che martellano il beat di Skinny riportandoci con la mente dietro di 3-4 anni. Scrive:
Hashtag voglio lasciare un segno grosso come un asteroide
Nuotare su Moby Dick
Materialista, voglio un mare d’immobili
Che Dio mi consigli cosa dirmi nel sonno
Giovane e arrivista
Le possibilità sono più forti del tuo orgoglio
E ho un consulente apposta per rischiare la pelle, schiarirmi la voce
Devi fare di testa tua per cambiare una storia
Mica male come ingresso
Una pecora alla volta ci finisci anche te dentro
Non volevo fare quello, sai, che se ne andava presto
Io non mi sento un rapper, io mi sento, che è diverso
Quest’ultima barra ci aiuterà, a breve, a comprendere veramente il rapporto col genere che ha oggi Rkomi.
Taxi Driver: il genio di Rkomi trascende i generi musicali
Mettiamo le mani avanti. L’album Taxi Driver (novembre 2021) non è in alcun modo un disco rap, in nessuna singola traccia. In alcuni momenti l’attitude e le strofe sembrano esserne leggermente contaminate (più di lavori come Dove gli occhi non arrivano) ma non di più. Ai tempi lo capimmo fin da subito, che questo disco non era neanche lontanamente paragonabile ai primi lavori. La prima metà della tracklist, in particolar modo, contiene alcuni pezzi da tormentone estivo che avevano colpito al cuore di molti affezionati del “Rkomi rapper”. A distanza di qualche anno però, bisogna fare una considerazione, anche se scomoda. L’album, in particolare la seconda metà, è solidissimo. Collaborazioni, strumentali, vibes, scrittura, flow, varietà.
Al che ci si deve porre la domanda: Rkomi funziona come artista indie-pop? La risposta per noi è semplice, ma non scontata: Rkomi, carico di tante esperienze musicali diverse, funziona anche nell’indie e nel pop. Il problema sta però nel valorizzare il genere da è nato e nel quale, di fatto, brilla come non mai. Sentirlo cantare in mezzo agli assoli di chitarra elettrica, in un’atmosfera notturna ed epica, ci fa rendere conto di che artista sul pezzo sia. Taxi Driver è un buon album, ma lo appressa più chi non sa cosa Mirko era capace di fare 6 anni prima.
Il pezzo che portò a Sanremo 2022, ne è una prova evidente: Insuperabile, ben lungi da essere un brano rap, però suona ancora oggi e, paradossalmente, è stata una scelta meno pop di molte altre nella sua carriera.
Altre uscite rap tra Taxi Driver e No Stress: 64 bars, Night Skinny e TY1
Tra le svariate uscite pop prima del joint album con Irama, collezioniamo alcuni pezzi da annoverare nel “rap di Rkomi”. In primis la sua ospitata sul disco di Night Skinny Botox: un disco molto meno rap degli altri, pieno di artisti di altri generi, in cui Mirko surfa tra l’indie classico e quello più rappato. Non delle barre degne di paragone con i pezzi precedenti con Skinny, ma sicuramente dei brani solidi. Marciapiede (feat, Ernia e Tony Effe) e Addio (feat. Ernia, Mahmood e Gazzelle) su tutti.
Pezzo molto sottovalutato anche AMY nell’album di dj TY1 DJUNGLE: un buonissimo brano rap consciuos, in cui Mirko ci ricorda che la penna per le barre sottili e introspettive l’ha conservata. Scrive ad esempio:
36 e mezzo, sta scendendo
Ho la febbre per il rap, tu hai la febbre per il freddo
Faccio canestro con la destra, però sono mancino
Ho una calligrafia di merda, però scrivo da Dio
La mattina mi alzo tardi
Se vado per documentari, è solo per documentarmi
Non distinguo le facce quando faccio affari
Non distinguo gli affari dagli affari
E infine in occasione dell’album di Red Bull, Mirko pubblica il suo 64 Bars. In un album in cui il rap trionfa, anche da parte di artisti da tempo lontani dal genere, il nostro artista di Calvairate non poteva non dare ampiamente prova di sé. 64 barre che scorrono da Dio, senza troppi fronzoli e sul beat Junior K che aiuta il tutto. Forse non il miglior pezzo rap della discografia, ma decisamente un’eccellente prova di sé dopo tanti anni di pop.
No Stress con Irama: un album da non sottovalutare
Come con Taxi Driver, non facciamo rifermento all’album No Stress come un progetto rap. Però è da rilevare (in alcune tracce) un rimando più costante al genere, soprattutto sul piano del flow e di alcuni temi trattati. Molto probabilmente il fatto che Irama si sia preso carico della parte melodica in molte tracce, ha lasciato più spazio a Rkomi nelle strofe, spesso tendenti alla rappata più “classica”. Pezzi degni nota da questo punto di vista: Sexy (feat. Gue), Figlio Unico (feat. Kid Yugi ed Ernia) e Holliwood.
Per quanto i testi del disco non siano i migliori né nella carriera di Rkomi né in quella di Irama, è interessante riprendere le affermazioni di Mirko riguardo il suo rapporto col genere. Di fatto, una delle dichiarazioni artistiche più forti della sua carriera. Afferma nell’ultima traccia:
Lascio il rap prima che diventi pop
Prima che lo faccia te, prima che sia un bel cliché
Non faccio un singolo per album solo per passare in radio
Tu fai quello che non cambia perché non sai fare altro
Se ci penso, sarebbe molto peggio
Parlare del quartiere coi milioni nell’home banking
Non era vendere, il punto era non sedersi
Per fare lo stesso album, ripetersi quindici anni
Questa è una critica pesantissima e nitidissima sulle problematiche del rap italiano. Un rap che (a sua detta) è sempre più contaminato dal pop, dalle radio, dalle esigenze del grande pubblico e non da quello di nicchia. Molti rapper di nuova generazione si creano la maschera del ragazzo di strada senza il minimo legame con quel mondo, ostentando un atteggiamento fasullo solo per tirare su più ascolti. Il problema fondante che rivela Rkomi è che il panorama rap sta diventando stagnante e influenzabile, motivo per cui se ne è distaccato. Afferma poco dopo:
Il rap di oggi è un parente un po’ ripetitivo
Sfrutta vecchie esperienze perché non ha più teorie
Dal canto nostro, siamo consapevoli che il rap per il grande pubblico rischi di diventare ridondante, con le stesse formule e mezzi. Ma allo stesso tempo, pensiamo che spesso l’atteggiamento di Rkomi corrisponda esattamente a ciò che in questo pezzo critica: passare dall’opportunità di parlare di strada (e farlo senza inventare o ostentare niente) ad un pop più sicuro, più immediato, più comodo.
Dall’altro canto, si deve cogliere il motivo di questo atteggiamento: l’esigenza profonda di non essere schiacciato dai limiti di un genere e dare pieno sfogo alla complessità artistica e musicale. Come si affermava all’inizio, Mirko non ha mai smesso di detenere una cera maturità artistica, e sta a lui decidere il suo futuro nella scena.
Gli ultimi anni: un effettivo ritorno al rap?
L’anno scorso (2025) Rkomi è reduce dal suo secondo Sanremo: una seconda ospitata in cui ha portato un pezzo melodico (anche se meno di molti altri della sua carriera) che però non ha convinto pienamente il televoto e la giuria, lasciandogli il penultimo posto. Per quanto sia un brano molto lontano dai nostri standard, dobbiamo constatare che sia stato un gran peccato. Mirko è uno di quegli artisti che può davvero fare la differenza al Festival, portando sostanza e qualità non dovendo vendersi o reinventarsi da capo.
A farci sperare moltissimo per un brano più rap (o per l’album successivo) erano stati quattro pezzi usciti prima di Sanremo, tre ospitate e un singolo.
Per i featuring abbiamo la strofa in Non mi vedi dell’album di Baby Gang, Good Girl e Fuck Tomorrow 2 sull’album di Skinny. Quest’ultimo pezzo in particolare ha avuto una risonanza a parte rispetto a tutto il disco, riportando alla mente il vecchio Mirko, rapper, cazzuto, profondamente legato alle rime di denuncia e di sfottò. Un tentativo, molto buono, di tornare alle origini, ma che non avendo avuto un seguito, ha un peso circoscritto nella carriera dell’artista. Una carriera che di fatto si riaffaccia al rap meno sporadicamente di qualche anno fa, ma che comunque ci ricorda puntualmente che ora la strada artistica di Rkomi è un’altra.
Odio quindi sono, il singolo prima del festival, ci aveva stupiti super in positivo. Un pezzo pulito, profondo, scandito da una serie di critiche una dopo l’altra, contro tutto il mondo che ci circonda. Il desiderio era quello di un preludio al ritorno al rap impegnato, al rap sanguigno e che smuove le coscienze di chi ascolta. E, in tutti gli anni che abbiamo passato in esame, è uno dei pezzi che ci riesce di più. Molto probabilmente è stato anche questo a creare delusione rispetto al pezzo portato sul palco dell’Ariston, qualitativamente opposto (come un po’ c’era da aspettarsi).
Apnea da un po’ (il singolo uscito subito dopo Sanremo e subito prima dell’album) è una piccola gemma della produzione recente. Un bellissimo regalo fatto ai fan della fase di Io in Terra, che riprende quell’onirico e quella penna che oggettivamente mancava a molti. Di conseguenza per l’album si aprivano due strade: quella del rap alla Fuck Tomorrow o un mood più tranquillo proprio alla Ossigeno o alla Io in Terra. Purtroppo nessuna di queste due.
Decrescendo. è stato un album riuscito un po’ a metà. Si percepisce il voler raccontare qualcosa in più, il mostrarci un lato un po’ più inedito di Mirko. Ma il tutto si perde in tanti tanti pezzi filler, in tentativi di replicare cose riuscite in passato e in un disco che, nel complesso, scivola dalla memoria molto facilmente. Il rap manca quasi totalmente, in entrambe le sfumature sopra ipotizzate.
Pezzi come senza di te, vorrei (feat Ernia), vent’anni (feat. Tedua), oh gio sono molto orecchiabili, ben composti e ben scritti. Ma non portano nulla di nuovo: un pop che non si reinventa e che tantomeno si avvicina al rap. Scrive ironicamente nel pezzo con Tedua:
Sono cambiate un po’ di cose
Ho pensato a una lettera ai miei amici del ghetto solo per farli commuovere
Caro Mario, mi han detto: “Non riusciamo a vederci, non vorrei ci si dimentichi”
Il generale il disco non rappresenta il tentativo di non scordarsi del passato “del ghetto”, del rap, ma piuttosto un rimanere comodi nella comfort zone. Una comodità che in questo caso non ha pienamente ripagato.
10 anni dopo Dasein Sollen: ma quindi Rkomi è un rapper o no?
Si tratta di una domanda complessa, anche dopo aver analizzato tutta la sua lunga e varia discografia. Possiamo dire che torna ad esserlo quando sufficientemente spronato. Spinto da un artista più giovane come 22simba (Girasole), dal producer che lo ha maggiormente aiutato a diventare un artista di punta (Night Skinny), da featuring che in qualche modo gli “impongono” indirettamente di rispolverare le doti da rapper.
Ma nei suoi dischi per ora, da anni, non lo è più. Non si vuole considerare tale e (a sua detta) non lo è mai stato. Ha affermato recentemente a Radio105:
(il rap) è l’ombra che mi insegue perché se ne parla tanto esternamente a me. Quello che io faccio lo faccio veramente col cuore. Ho fatto tanti cambiamenti nella mia vita, e nella musica deve essere la stessa cosa. Quindi in realtà io mi porto appresso il dito puntato da parte del pubblico rap, che in realtà non è neanche arrabbiato, gli manca semplicemente quella parte lì. Ma quella parte lì non tornerà mai.
Questo è un problema? Assolutamente no, si tratta comunque di uno degli artisti più solidi, poliedrici, maturi e sul pezzo del panorama italiano. Ogni disco ne dà conferma, anche quelli pop. La sua consapevolezza della propria metamorfosi artistica è veramente rara e solida. Dal nostro canto (e da quello di moltissimi fan di Rkomi cresciuti con le barre di Dasein Sollen) ci sarà sempre la speranza di un ritorno più costante e non sporadico.
Come accennavamo prima, Rkomi non ha più brillato così tanto da dopo i progetti rap.
Ma, forse, il bello di un artista è che può sempre stupirti andando avanti col tempo. Pensiamo che Rkomi abbia ancora molti assi nella manica da giocare, e noi non vediamo l’ora di assistere alle sue prossime mosse.



