Milano è stata ieri sera la culla di un’altra serata destinata a restare impressa nella memoria di chi il rap italiano lo segue da tempo: ai Magazzini Generali è andata in scena l’ultima tappa del dj set tour di Bassi Maestro, un viaggio pensato per celebrare trent’anni di carriera e una cultura che continua a parlare a più generazioni.
30 Anni tour di Bassi Maestro: una chiusura sold out ai Magazzini Generali
Serata sold out, pubblico compatto sotto il palco e un colpo d’occhio che raccontava già tutto.
In sala c’erano teste cresciute con il rap degli anni Novanta, ma anche ascoltatori più giovani, uniti dalla stessa attitudine e dalla voglia di sentire tracce che hanno segnato cinque, dieci, quindici, venti e trent’anni di storia. Un passaggio di testimone naturale, senza nostalgia forzata ma con la consapevolezza di trovarsi davanti a un percorso artistico raro per continuità e coerenza.
Quando Bassi Maestro è ai piatti, si conferma ancora una volta un intrattenitore nato. Non si limita a mixare brani e beat, ma costruisce un racconto, preparando il pubblico all’atmosfera del pezzo successivo e contestualizzando ogni scelta.
Emblematici i momenti in cui ha raccontato dei beat realizzati molti anni fa per gli M.O.P., o per l’inaspettata connection di Jim Jones con Lloyd Banks e Busta Rhymes. Passaggi che ribadiscono quanto il suo lavoro abbia sempre dialogato con una visione ampia, ben oltre i confini nazionali.
Inediti, ospiti e back in the dayz
Non sono mancati gli inediti, sia strumentali sia brani veri e propri. Ha colpito in particolare un pezzo di Primo Brown mai uscito, accolto come una bomba dal pubblico, così come i brani di imminente pubblicazione con Armani Doc. Poche ore dopo sarebbe infatti uscito Milano Docet, l’album prodotto da Bassi per Armani, dettaglio che ha reso la serata ancora più significativa.
È stato ricco il parterre di ospiti sul palco. I back in the dayz con Microspasmi, Ape e Zampa hanno acceso ricordi importanti, mentre la presenza della Cricca Dei Balordi ha fatto esplodere l’entusiasmo. Il saluto finale di Supa e Rido, con un “ci rivediamo presto, è una promessa, è una minaccia“, ha aperto scenari che i nostalgici di quegli anni già faticano a contenere. Immancabile Jack The Smoker, compagno di mille battaglie e sempre solidissimo dal vivo. Spazio anche al presente e al futuro, con Caleydo che ha dimostrato personalità e controllo del palco nonostante la giovane età. Il lavoro condiviso su Panopticon prende vita anche live, e il classe 2000 risponde presente.
Dopo lo storico live di DJ Shocca per 60 Hz 2 di pochi mesi fa, Milano ha ospitato un’altra serata che chi ascolta rap italiano da più di quindici anni ricorderà a lungo. Considerata l’età di alcuni artisti coinvolti e di molti brani suonati da Bax, non era affatto scontato assistere nel 2026 a un evento di questa portata, così ben riuscito.
È stato un promemoria potente di quanto questa cultura sappia ancora unire, emozionare e lasciare il segno.
Che bello l’hip-hop.


