King’s Disease è il nuovo album di Nas, prodotto interamente da Hit-Boy: dentro anche il ritorno di The Firm in Full Circle.

Ventisette anni fa Nas debuttava con Illmatic, il “classico” per eccellenza; ventitré anni fa lo stesso Nas rilasciava The Album, il progetto di debutto del collettivo The Firm composto dal rapper del Queens, da AZ, da Foxy Brown e da Cormega; soltanto otto anni fa invece Nas rilasciava Life is Good, il progetto più adulto della sua lunga discografia grazie al quale ha anche conosciuto Hit-Boy. Ecco, se King’s Disease fosse un totale sarebbe la somma di tutti questi elementi.

Il nuovo album di Nas (interamente prodotto da Hit-Boy) è uno storytelling – scritto da uno dei migliori autori della nostra epoca – che narra della “malattia dei Re“, o meglio di quel limbo di privilegi e privazioni di cui è fatta la loro vita. Il flow di Nas è ancora oggi immacolato ed è un piacere ascoltare un album di trentotto minuti le cui liriche (ispiratissime) arrivano direttamente alla testa ed al cuore dell’ascoltatore; in molti pensavano che il sound di Hit-Boy avrebbe potuto trascinare Nas fuori dalla sua zona di comfort (tristemente nota per esser croce e delizia) ma così non è stato: sembra che in King’s Disease i due artisti coinvolti si siano contaminati a vicenda, raffinandosi l’un l’altro.

La paura di trovare una certa mono-dimensionalità tematica nel progetto sfuma lungo l’ascolto. Il black empowerment, i legami affettivi e i ricordi da una parte, mentre dall’altra il lifestyle ed i traguardi ottenuti: sfumature che sono il fulcro di un progetto che vuole essere a tutti i costi adulto, riuscendoci. Positivo è anche il contributo dei featuring, che nel complesso portano tutti una firma d’autore (Charlie Wilson, Anderson .Paak e Big Sean su tutti); una menzione speciale va dedicata al ritorno dei The Firm, che realizzano una delle tracce più belle ed iconiche del disco: Full Circle (con un outro speciale…).

King’s Disease di Nas è un disco solido e brillante, che ci regalerà parecchie sorprese una volta assimilato: che sia oggi la traccia dedicata all’amore perduto (Replace Me) piuttosto che lo storytelling di Car #85 o le riflessioni di The Cure. Non ci resta quindi che raccomandarvi l’ascolto, in attesa di un eventuale approfondimento.. Il Figlio di Dio è tornato.

 

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