È uscito oggi Thy Kingdom Come, il nuovo attesissimo album dei $uicideboy$. Con questo progetto, il duo di New Orleans torna a farsi sentire a poco più di un anno da New World Depression, aggiungendo un nuovo capitolo alla loro discografia ricca di nichilismo, suoni oscuri e sperimentazione rap.
I $uicideboy$ tornano con Thy Kingdom Come, un viaggio tra horrorcore, phonk e introspezione dark
A poco più di un anno dall’uscita di New World Depression, i $uicideboy$ tornano con il loro quinto LP ufficiale, Thy Kingdom Come. Ruby da Cherry e $crim, fedeli alle radici oscure e autodistruttive che li hanno resi un culto globale, alzano l’asticella con un progetto che suona tanto come un ritorno alle origini quanto come un nuovo manifesto.
Il disco si apre con Count Your Blessings, dove il sample di Hot Razor gli conferisce un’attitudine arrogante. Tra i brani più forti c’è Napoleon, fortemente influenzato dal bounce della Louisiana, mentre Oh, What a Wretched Man I Am! torna all’estetica Memphis, con un’energia disperata che racconta la sopravvivenza come una benedizione.
Il lavoro di produzione è una parte fondamentale dell’identità del disco: da trap a cloud rap, passando per horrorcore, emo rap e suoni dirty south, Thy Kingdom Come è un viaggio coerente ma sorprendente. Brani come Full of Grace (I Refuse to Tend My Own Grave) mettono in scena il vuoto emotivo, mentre Chainbreaker fonde synth e hi-hat taglienti in un’atmosfera provocatoria.
Le collaborazioni arricchiscono il disco senza snaturarlo. BONES si unisce al duo in Now at the Hour of Our Death con un mix potente di phonk e hardcore, e Night Lovell porta il suo stile cupo in Carried Away, dedicando versi a chi affronta dolore e solitudine. Il singolo Self Inflicted richiama l’epoca di Long Term Effects of Suffering, con la solita dose di autocritica e paranoia.
A chiudere il progetto è Monochromatic, un finale malinconico che riflette il senso di isolamento e alienazione che attraversa tutto l’album.
Thy Kingdom Come è un album diretto, crudo e coerente. Un lavoro che non cerca compromessi, ma amplia la palette sonora dei $uicideboy$ senza tradirne lo spirito. Un disco che conferma la loro posizione come outsider potenti e imprescindibili nel rap americano


