Se nella maggior parte dei casi chi produce i beat per gli artisti rimane dietro le quinte, costruendo l’ossatura musicale che permette all’artista di esprimersi al meglio, LeeZo ha rotto questo schema.
Lorenzo Bandinelli, in arte LeeZo, dopo anni passati a fare pratica creando basi per gli altri, decide di prendersi il microfono, dando voce alla sua storia. Con questa mossa riesce a raccontarsi davvero, rafforzando la sua cifra stilistica e conquistando uno spazio riconoscibile nella scena emergente. Questo passaggio lo ha portato a superare i 30.000 ascoltatori mensili su Spotify, un numero che racconta una crescita tutt’altro che scontata.
Il percorso di LeeZo nel rap emergente italiano
Chi produce sviluppa un orecchio particolare per la traccia che crea: la pensa in termini di struttura, scegliendo suoni, ritmi e melodie che permettano alla canzone di esistere, ancora prima che qualcuno ci rappi sopra. L’atmosfera che il producer crea deve necessariamente dialogare con il testo e il mood dell’artista che la interpreta.
Che succede invece quando il beat si fonde dall’inizio con la storia che vuole essere raccontata?
Questo è esattamente il caso di LeeZo: la sua esperienza di produzione si incanala in modo naturale e organico nel suo storytelling: immagini di vita quotidiana, situazioni sentimentali e amicizie profonde vengono esaltate da una base che nasce proprio per trasmetterle. Sonorità, cadenze e linee vocali escono dalla stessa mente che ha vissuto quelle storie, e il risultato arriva nel modo più diretto che ci sia, come si sente fin dai suoi primi pezzi come rapper.
PRIMA LUCE: tra suono e scrittura
Ascoltando Cash e designer, secondo brano del suo EP Prima Luce rilasciato nel 2024, si percepisce subito l’atmosfera malinconica e cupa che LeeZo dipinge. Se, come già il titolo anticipa, ci sono continue allusioni al lusso e allo status, immagini classicamente osannate dai rapper, qui vengono costantemente messe in contrasto con una dimensione più vulnerabile. Il brano si apre parlando della sua provenienza: ci fa entrare nel suo ambiente, da cui decide di emergere, ma “non è magia, sono lacrime e sudore”.
Ciò che però gli altri vedono come un traguardo, il ritornello lo smonta: cash e designer possono sembrare il raggiungimento di un obiettivo, il vero centro del pezzo, ma ciò su cui l’artista si concentra è invece tutto ciò che viene prima, che ha vissuto per arrivarci, e le debolezze che si scontrano con i simboli di forza e sicurezza.
La sua voce viene usata come elemento di produzione vero e proprio, incastrandosi perfettamente nella narrazione e nella costruzione musicale della canzone, rendendo la produzione (in cui LeeZo viene affiancato da Coche ed Eigmei) estremamente coerente.
Le sonorità R&B anni 2000 nella produzione
Il brano uscito a luglio di quest’anno, Quando torni da me?, featuring con Due G, svela invece la parte più sentimentale dell’artista. Il sample d’apertura, che riprende la scena RnB anni 2000, crea subito un’atmosfera ipnotica e nostalgica che ben si sposa con come viene sviluppato il resto della base. Il tempo è rilassato, con una batteria che dà corpo alla parte ritmica, aumentandone il senso di ripetizione e ciclicità, ma allo stesso tempo lasciando una certa leggerezza che permette alla parte emotiva del testo di svilupparsi.
Il testo si ferma su un dettaglio: l’incontro con una ragazza, l’inizio di una frequentazione, che evoca un’immagine precisa, una sensazione specifica di familiarità e nostalgia allo stesso tempo, resa al meglio dalla base. I due si conoscono quando lei è più grande di lui, attratta dal mondo dei rapper — un mondo a cui, all’epoca, LeeZo non apparteneva ancora davvero. Inizialmente un ragazzino, poco coinvolto, ma con il tempo i ruoli si invertono, e oggi, da quella posizione capovolta, LeeZo può finalmente capire cosa significhi per lei chiedergli di tornare.
Da producer a rapper: la doppia anima di LeeZo
LeeZo quindi, nonostante la scena rap italiana emergente sia così affollata, ha la capacità di distinguersi per la sua attitudine urban che supera le tradizionali etichette. Lo fa partendo da un vantaggio raro: conosce il mestiere da entrambi i lati del microfono. La voce diventa identità, e il testo uno spazio attraverso cui definirla, e sarà proprio l’equilibrio tra queste due dimensioni, quella musicale e quella personale, a determinare la sua traiettoria artistica.
La fase che sta attraversando è per questo motivo particolarmente interessante: LeeZo ha già una firma riconoscibile, ma con un pubblico ancora in crescita, non è costretto a difenderla, può svilupparla. Diventare rapper, per LeeZo, non significa lasciare alle spalle il producer che è, ma portarlo con sé, come sta facendo, lavorando come recording engineer per Underbear Studio. Se il microfono rappresenta il passaggio dal dietro le quinte al centro della scena, la produzione rimane il linguaggio attraverso cui può continuare a pensare la propria musica.


