Art of Expression 2: Jay Exodus e Camoflauge Monk di nuovo assieme

Jay Exodus

Dopo la collaborazione dello scorso anno, Jay Exodus e Camoflauge Monk uniscono nuovamente le forze per dare seguito a una collaborazione promettente, mostrando anche con Art of Expression 2 aspetti ancora inediti della scena di Buffalo, una variopinta tavolozza ancora da scoprire del redivivo boom-bap cittadino.

Art of Expression 2: Jay Exodus e Camoflauge Monk, la bellezza senza tempo del beat cinematografico

La scintilla che ha fatto avvicinare i due artisti di Buffalo è stato il sapore cinematografico dei beat di Monk: “Ogni suono sembra una scena di un film“, ha confessato Jay a Throw Up, “quindi volevo che anche il flow del progetto fosse così. Lui, inizialmente, mi mandava cose a caso per vedere cosa mi piacesse, ma già dal terzo pacchetto di beats che mi ha mandato erano molto più vicini ai miei gusti. La cosa che mi ha sorpreso di più è stata la velocità con cui ha capito cosa mi piaceva, dalla scelta dei suoni al tempo dei beat. Per riuscire a fare una cosa del genere devi essere un vero produttore”.

Ne abbiamo avuto un meraviglioso saggio di recente in Tags at the MOMA, il brano di Skyzoo dove un trasognate pianoforte e sequenze di archi avvolgenti accompagnano le fantasie di un writer.

Anche in Art of Expression 2 è possibile, in modi diversi, rintracciare questa indole, a partire da Creator of the Real, con un continuo appassionato di archi che crescono sul registro alto e scemano su quello basso per rimanere sullo sfondo. Il legato delle strings viene poi interrotto bruscamente con i suoni striduli e i cocci sonori sparsi qua e là in Before My Feet Hit the Pavement, con l’MC che sembra partire da qui col proprio canovaccio, con un’anafora a definire la prima terzina della stanza:

You know I had to put my toes in the grass for my feet hit the pavement
Feet hit the pavement
For my feet hit the pavement
6 a.m. to get my time back, you missing if you sleep
The money don’t rest so I rise before the sun hit its pick

L’anima di Buffalo e il messaggio di speranza in Art of Expression

L’anima di Buffalo emerge anche nelle tracce successive, dai titoli esemplificativi di Do My Stuff e Applebeez. Tra le due sembra esserci una continuità semantica, ma anche tematica: se la prima presenta una sonorità dal cuore soul contrastata da incursioni flautistiche, la seconda mantiene l’approccio grezzo della prima riprendendo però in parte il tema fatto di crescendo sonori di Creator of the Real, con la differenza che qui il suono che sentiamo è sintetizzato. Il quartiere non risparmia nessuno e se non si comincia coi propri affari fin da subito si finisce col diventare vittime ed essere serviti come piatti di una qualunque catena di ristoranti Applebee’s:

Run it up all on my lonely
40 tucked and loaded on meW
hen lions show fangs you are in danger
They can’t stop what God is moving

When lions show fangs, you’re on the menu like Applebeez
Stay up out my lane cause you can’t handle at these NASCAR speeds

Il progetto si snoda così tra momenti di estrema tensione e rilassamento, come in The Weed Song 2, per proseguire poi in quella perla sonora che è Life, con featuring di ElCamino e Big Gates, in cui Monk dimostra di saper rendere le sonorità del pianoforte come veramente pochi sanno fare. L’atmosfera perfetta per il messaggio pieno di speranza in incipit di primo verso:

Pray you be inspired to be all that you can be
Do all that you can do and see all that you can see
Stop and think like what I built off in this thing before I leave
Build some shit of work of art and maybe make a masterpiece

Buon ascolto!