Dopo due anni dal suo ultimo album, Il Tre è tornato con Anima Nera: un progetto complesso, vario e in cui ha deciso di mettersi completamente a nudo, in maniera molto più lucida e artisticamente complessa rispetto ai suoi lavori precedenti. Dal punto di vista di qualità della musica, però, è riuscito a reggere il confronto? Vediamo insieme.
Il Tre in Anima Nera ci porta nel suo immaginario nebbioso e frammentario
Il nuovo album del Tre è, a detta di fan e non, il suo progetto più viscerale fin ad ora. Come avevamo potuto già constatare con il suo disco d’esordio, la penna del giovane artista romano è più affilata di molte altre nel panorama della scena “più recente” e, da questo punto di vista, Anima Nera non delude affatto.
Traccia dopo traccia vediamo sciogliersi lentamente la corazza da rapper (che, nel suo caso, si è sempre mostrata decisamente sottile) per lasciare spazio a Guido (il suo vero nome) che si lascia andare in una narrazione di tutte le sue paure e i suoi pesi sullo stomaco.
In una traccia struggente e limpidamente drammatica come Paura di me, ad esempio, Il Tre ci fa entrare nei suoi momenti di depressione profonda, legati alla paura di ritornare a fare scelte sbagliate ferendo chi si ha intorno.
Poi stavo male tipo shock anafilattico
Tipo quando salta il battito
Il fatturato alto come fosse narcotraffico
Sono ancora vivo, c*zzo, fatemi un applauso
Giro come un vandalo, un barbaro incauto
Mi ricordo d’esser ricco quando accendo l’auto
Ricco di che cosa? Non c’è nessuno al mio fianco
Perché, se mi stringi il cuore, ti buca il filo spinato
Decisamente poco rap ma fatto bene
Il Tre è uno di quei rapper che, quando fa il rap puro e senza contaminazioni, non lascia niente da dire a nessuno. È tremendamente forte nell’extrabeat, negli incastri e, dal 2021, queste componenti sono state presenti in ogni suo progetto. Fino ad oggi. Anima Nera manca decisamente delle barre infuocate di Cracovia pt. 3, lasciando spazio al cantato e al rap più chill e conscious.
Ma questo è necessariamente un male? Nei dischi precedenti, ricchi di tracce rap spesso con ospiti di livello, alle volte la stessa formula veniva ripetuta identica in più pezzi, spesso uno dopo l’altro. In Ali, ad esempio, troviamo di seguito: Beethoven (feat. Vegas Jones), Fight! (feat. Nayt), Sogni e Incubi (feat. Clementino), Cracovia pt. 3 e America (feat. Emis Killa). Tutti brani che seguono la stesso identico schema, che sembrano a tratti forzati e che, a detta di molti, rendono la seconda metà dell’album staccata completamente dalla prima.
Veniamo ad Anima Nera: tutte le tracce dialogano, funzionano fra loro e, anche se con meno rap, la sua identità artistica rimane e prende il volo nella indagine sulle sue debolezze. Il rap c’è, ma non a sproposito e in maniera continuativa: tracce come Noveunouno e Felpa XL bastano per ricordarci le sue capacità, dando spazio alla sperimentazione e alle parti più liriche nelle altre tracce.
Interessante vedere poi come tutti i pezzi in cui rappa iniziano con una strofa o un ritornello più pop (quasi a voler allontanare l’ascoltatore superficiale che salta la traccia dopo 20 secondi perché non in extrabeat) per poi regalarci delle barre ottime.
Sta tutto nell’accettare queste condizioni per entrare a dovere nel folle e confusionario mondo creativo di questo artista.
Ancora tanta strada da fare ma senza fretta
Questo album lascia ovviamente un po’ l’amaro in bocca ai fan di vecchia data affezionati al rapper crudo e senza filtri di qualche anno fa. È naturale, ma come è anche naturale che un artista giovane senta l’esigenza di maturare nei i canali in cui sente più naturale farlo. Dal canto nostro, avremmo voluto certamente anche solo un paio di tracce rap in più, che avrebbero giovato all’ecosistema generale del disco: ma siamo anche contenti per il suo brillante percorso musicale.
Anima Nera di Il Tre è fuori ora, potete ascoltarlo di seguito:



