AKA Danno è il disco RAP che aspettavamo

Danno e Craim
Foto di Nuri Rashid

L’uscita di AKA Danno, primo album ufficiale da solista di Danno, era uno di quei momenti che per chi segue davvero il rap italiano non poteva passare inosservato. Non tanto per l’operazione in sé, quanto per quello che rappresenta. E infatti possiamo dirlo senza giri di parole: è esattamente il disco di Danno prodotto da DJ Craim che ci aspettavamo. Per liriche, per suoni, per visione. Ed è anche il tipo di album che nel 2026 ci piace ascoltare.

AKA Danno: rap maturo, lontano da ogni moda

AKA Danno è rap fatto da un adulto, da uno che ha attraversato fasi, scene, stagioni e contraddizioni senza mai perdere lucidità. È un disco per gente matura, che non ha bisogno di slogan o di scorciatoie emotive.

Le strumentali di Craim sono dense, tese, coerenti con il loro percorso dall’inizio alla fine, costruite per lasciare spazio alle parole e non per distrarle. Danno ci cammina sopra con la sicurezza di chi sa perfettamente dove vuole andare e soprattutto perché.

Il messaggio è chiarissimo e non fa sconti. C’è odio, sì, ma è un odio lucidissimo e necessario verso la società in cui viviamo, verso una classe politica scollegata dalla realtà, verso un’industria discografica che spesso svuota il rap di senso e credibilità. Non è rabbia adolescenziale, è consapevolezza adulta. E nel panorama nostrano, dove spesso anche ultra trentenni fanno dischi per un pubblico più piccolo di loro, avere a disposizione un album come AKA Danno è semplicemente un toccasana.

Alcune perle nell’album di Danno e Craim

Yokozuna/Jake Sul Ring è una perla assoluta. Sei minuti pieni, sei minuti di pugni in faccia senza mai abbassare l’intensità. Un cambio di beat perfetto. La chiusura, con Danno che si mette quasi nei panni di un attore, è la ciliegina su un brano che da solo spiega il senso dell’intero progetto. Il Blues Di Gundabad è un’altra traccia che al primo ascolto ci ha colpiti forte, così come i vari riferimenti nerd, citazioni sparsi qua e là, che ci gasano anche quando non lo si conoscono appieno.

Com’è quindi questo album? AKA Danno non è un disco da consumare in fretta. È un lavoro che si prende il suo spazio e pretende attenzione, parlando a chi ha gli strumenti e la voglia di ascoltare davvero. Non vive di hype, ma di contenuto, coerenza e di una visione che resta fedele a sé stessa dall’inizio alla fine. È rap che non chiede approvazione e non ha bisogno di giustificarsi, perché sa perfettamente da dove viene e perché esiste.

Proprio per questo è ancora presto per commentarlo nel dettaglio. AKA Danno è destinato a crescere ascolto dopo ascolto, a rivelare sfumature con il tempo. Soprattutto l’ultima traccia, Svegliami, merita silenzio intorno, tempo e la giusta disposizione all’ascolto. È lì che il peso del disco, alla lunga, finisce per farsi sentire davvero.

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