«Il rap italiano assomiglia alla home di Netflix» – Intervista a Kento

Kento Niente per sbaglio

L’evoluzione della carriera di Kento incontra uno snodo importante in Neanche Per Sbaglio, il nuovo EP fuori su tutte le piattaforme digitali dal 27 maggio.

In concomitanza all’uscita del progetto siamo entrati nella genesi del disco assieme a Kento, in un’intervista che spazia dalla genesi dell’EP alle attività extra musicali del rapper di Reggio Calabria.

Il suo racconto mette in luce una delle tematiche centrali che caratterizzano Neanche per sbaglio: preservare e valorizzare i valori del rap abbandonando le logiche di mercato che inquadrano il genere come fosse la schermata home di Netflix.

Kento ci ha presentato l’EP Neanche Per Sbaglio

Finalmente è fuori il tuo nuovo EP, Neanche per sbaglio- Come prima cosa vorremo chiederti quando e come è nata l’idea del progetto. Ci stavi lavorando da molto?

«Prima di rispondere voglio raccontarvi una cosa: questa è la prima intervista relativa a questo EP e, ora che vi sto rispondendo, è la mattina del 27 maggio, quindi il disco è uscito da poche ore. Appena mi sono svegliato, ho trovato il cellulare che esplodeva di commenti, notifiche, messaggi. E tutto ciò mi dà un’energia straordinaria dopo due anni di pandemia e incertezza. I primi riscontri sono molto positivi, e onestamente non vedo l’ora di portare queste tracce dal vivo. Ciò detto, l’EP raccoglie una serie di canzoni a cui ho lavorato appunto nel periodo di pandemia, in cui ho scritto come un disperato. Dopo il mixtape che ho pubblicato l’anno scorso insieme al mio ultimo libro, avevo l’esigenza di far uscire un prodotto autonomo, che rimettesse la musica al centro del progetto Kento. Vanno benissimo i libri, le cose in tv, i laboratori e tutto il resto… ma il rap è il sole intorno a cui gira tutto il mio universo. Quindi 5 tracce densissime, cariche, con tutto il meglio di quello che avevo da dire in questo periodo: col boombap, con la dancehall, ma anche con dei ritmi contemporanei, sui quali mi sono divertito come un pazzo a scrivere. E onestamente, a livello di testi, non mi sono mai sentito così in forma»

L’ispirazione che ti porta a scrivere non nasce soltanto da sole esperienze di vita personali e, come ci confermi nella title track, attingi molto anche dal mondo del cinema. È una passione che sviluppi di pari passo con il rap? Ti fa trovare nuove idee quando ti ritrovi a scrivere?

«Storicamente il cinema e il rap hanno un legame molto profondo: alla fine il rap racconta la nostra società – nel bene e nel male – così come fanno i grandi registi. Per quanto mi riguarda, sicuramente l’epoca d’oro del cinema italiano è quella (come dico nella title track) di Vittorio Gassman e di Monicelli: quest’ultimo è una figura di riferimento per me non solo dal punto di vista artistico ma anche da quello sociale e politico. I suoi film sono pazzescamente visionari e, anche nelle commedie, non manca mai la punta di amaro, di blues. Vi svelo un trucco: quando, scrivendo la pagina di un libro o la strofa di una canzone, sono incerto su quale sia il modo migliore di descrivere una scena, mi metto nei panni di un regista, e provo a raccontarla come un film»

Il sodalizio con Gian Flores si è dimostrato ancora una volta perfetto per il tuo approccio hardcore e i tuoi flow. Come si sviluppa generalmente una vostra giornata in studio?

«Gian è un musicista e un compositore prima ancora che un beatmaker, quindi ha una versatilità pazzesca, secondo me molto rara nel panorama nazionale. Quindi, già di base, ha una gamma enorme di beat e sonorità tra le quali posso scegliere. E poi è molto pignolo anche nel post: riascolta, riarrangia, risuona. Se una percussione “suona 2020”, non la fa uscire nel 2022, a meno che non ci sia una precisa ragione stilistica. Sicuramente è uno dei produttori con cui mi sento più in sintonia, anche le cose che ha fatto insieme a mio fratello Lord Madness sono (per me) tra le cose più potenti uscite ultimamente»

Rimanendo sul lato produzioni, Niente Per Sbaglio non si fossilizza soltanto sul classico boombap e spazia molto tra sonorità decisamente sperimentali. È stata una scelta partita dalla tua necessità di cambiare?

«In realtà il beat mi è stato proposto in forma già quasi definitiva dal mio socio Shiny D, che è un musicista insieme a cui ho già fatto 2 dischi (quelli con la band The Voodoo Brothers), di cui lui ha curato la coproduzione artistica oltre che le musiche. Quindi mi conosce benissimo. E, appunto, ero alla ricerca proprio di un beat del genere, visto che avevo in mente la collaborazione con Giancane e mi serviva qualcosa che mettesse insieme i nostri due mondi. Quindi le fondamenta sono boombap, ma con sopra una bella atmosfera notturna e analogica, visto che gli strumenti sono tutti suonati (ovviamente alla chitarra c’è lo stesso Giancane). Volevo che fosse la colonna sonora di un film, per tornare a una delle domande precedenti»

Spesso quando si lavora a un progetto ci sono brani che escono da soli e altri che richiedono più pazienza in fase di produzione e di scrittura. C’è un pezzo dell’EP a cui hai lavorato maggiormente rispetto ad altri?

«Sinceramente no, è andato tutto molto liscio. Sicuramente ho avuto la fortuna di avere collaboratori molto professionali e che tenevano molto al progetto, quindi da quel lato non ci sono stati intoppi. Poi, io di mio sono molto rapido a scrivere, solitamente non ci metto più di mezz’ora a chiudere una strofa. Questo deriva dalla mia convinzione che il rap debba essere “instant music”, incollato alla realtà come un adesivo, e quindi – se perdi troppo tempo a scrivere – sai già che ti sei scollato e non va bene. Poi, chiaramente, ognuno ha la sua: ho amici che sono dei rapper pazzeschi ma magari ci mettono 2 mesi a chiudere 16 barre… io sinceramente impazzirei!»

Come molti sanno, oltre alla musica porti avanti un percorso di divulgazione nelle carceri minorili. Quanta soddisfazione ti sta dando questo percorso? Sono già pronte nuove iniziative a riguardo?

«Sicuramente l’esperienza in carcere ha cambiato molto la mia scrittura e il mio modo di vedere le cose in generale. Il lavoro con i detenuti continua in varie parti d’Italia: qualcuno è già pronto a salire sul palco, mentre altri stanno scrivendo le loro canzoni di esordio. Sono particolarmente fiero di parlarti della mia Calabria: presto uscirà il video dei ragazzi del minorile di Catanzaro, mentre quelli della comunità penale di Reggio stanno per entrare in studio. Si parla anche di un musical teatrale a Milano, e addirittura di una serie tv, ma di quello non posso dire ancora nulla…»

Uno dei temi ricorrenti del disco è la capacità di non farsi sottomettere da un mondo tossico e unidirezionale. A questo proposito, soprattutto in ambito musicale, l’EP potrebbe rappresentare una sorta di via d’uscita da una scena rap monotona con poche novità. Ti rivedi in questa visione?

«Ti ringrazio ma purtroppo un disco, per quanto ci abbia messo tutto me stesso, non può bastare da solo come via d’uscita per l’intera scena. Purtroppo, come capita in ogni ambito, siamo ormai sommersi da un costante rumore di fondo e da una qualità media non altissima, per cui diventa anche difficile andare a trovare l’uscita nuova interessante. Il rap italiano assomiglia alla schermata home di Netflix: c’è una gamma di scelta apparentemente infinita, con copertine colorate bellissime, con le cose che piacciono al grande pubblico spinte e promosse in primo piano. E poi ti trovi serate intere a scorrere senza trovare niente che ti piace. Se devo essere onesto, penso che la difficoltà non sia tanto per noialtri che ormai abbiamo una carriera costruita e un posizionamento chiaro, quanto per il rapper esordiente che ha stile, contenuti e visione innovativa, ma deve sgomitare con tonnellate di merda fluo e patinata per farsi conoscere. Il fatto che i ragazzi, oggi, abbiano tutto più facile… è una solenne cazzata.»

L’EP si chiude con Settembre, una traccia particolarmente introspettiva e malinconica con una super produzione di Krizoo. Puoi raccontarci com’è nato il brano e cosa/chi ti ha ispirato?

«Visto che questo EP esce durante la stagione estiva, volevo chiuderlo idealmente con un brano che parlasse appunto della fine dell’estate, di settembre. Con le prime piogge che arrivano a portarsi via il caldo bollente di agosto, con la nostalgia di chi deve partire e magari abbandonare luoghi e persone a cui si è legato durante l’estate. E, per me che sono lontano dalla Calabria da molti anni, la nostalgia è un sentimento conosciuto e, per certi versi, molto caro. Quando Krizoo mi ha fatto sentire questa base ho pensato che fosse appunto perfetta per veicolare questi temi: mi fa viaggiare, mi stimola i ricordi. E poi ha fatto un bellissimo lavoro di armonie interne, di saliscendi emozionali che richiamano appunto le piogge di settembre. È melodica ma non stucchevole, è il “rap adulto” che voglio fare. È l’ultima traccia che abbiamo chiuso in ordine di tempo, ed è esattamente ciò di cui avevo bisogno.»

Grazie Kento per questa bella chiacchierata, vi lasciamo ora con lo streaming del suo nuovo EP: Neanche Per Sbaglio.

Buon ascolto!