«Io morirò per il rap» – Intervista a Mostro

Mostro intervista

A due anni dalla nostra intervista a Mostro, siamo tornati in Sony Music per chiacchierare con lui in merito alle ultime novità che gravitano attorno alla sua musica.

Dalla firma con Sony, ai nuovi progetti: scopri cosa ci ha raccontato Mostro in questa nuova intervista.

L’entrata in major e i progetti futuri: intervista a Mostro

Partiamo dalla firma con un colosso come Sony che è senz’altro un passo molto importante: quale sarà il cambiamento più evidente in seguito a questa scelta?

«Parto dal cambiamento principale che sono tutti quelli stimoli nuovi che ho recuperato, perché sono un artista che, come tutti, ha bisogno di nuove prospettive, ed ero arrivato ad un punto della mia carriera in cui sentivo che avevo sfruttato tutto ed ero un po’ fermo. La firma con Sony mi ha messo in condizione di intraprendere strade nuove. Dal punto di vista pratico, adesso sono in una realtà con molti più contatti rispetto a dov’ero prima e sto lavorando con più persone, che era quello di cui necessitavo. Mi sto anche confrontando con molti produttori; la scelta è nettamente più ampia..»

Ti abbiamo lasciato con Sinceramente Mostro che sostenevi di stare provando a migliorarti sempre di più e di voler crescere: oggi come ti ritroviamo?

«Sicuramente un po’ più consapevole. Adesso posso dirti che mi sento al 100% me stesso, nel bene e nel male. Non devo per forza spingermi in una posizione più positiva rispetto a quello che sento. Sto semplicemente vivendo la mia vita con tutte le cose fighe che ho e posso dire che è un periodo in cui sono felice.»

Il brano scelto per inaugurare quella che ci auguriamo sarà una nuova stagione di musica, ovvero Da Paura, è piuttosto ironico. Come mai questa scelta? Volevi in un certo senso stupire il tuo pubblico?

«Esattamente. Sono dell’idea che sia il pubblico a dover seguire l’artista nelle sue scelte, di conseguenza, fare sempre quello che la gente vuole non è un bene. Io cerco sempre di sfidarmi e di capire quanta fiducia c’è tra me e il pubblico e quanto sono disposti a seguirmi in un nuovo percorso che deve per forza iniziare con una faccia diversa, e devo dire che funziona, genera curiosità.»

Ti sentiremo su altre basi dei 2nd Roof? 

«Molto probabilmente sì, perché ci siamo trovati molto bene a lavorare insieme e abbiamo buttato giù altre cose.»

Se non sbaglio ti avevano prodotto anche una delle tre session che hai rilasciato negli ultimi mesi su Instagram e, a proposito, in una dicevi “qui sento troppe lacune, ora serve il Volume 3.” Quindi…quanto dovremo aspettare ancora? 

«Guarda, io poi sono uno stronzo (ride ndr) e cucino veramente lento queste cose. Non dico nulla, dico solo un grande “però” ovviamente in funzione positiva.»

Possiamo comunque aspettarci qualcosa di nuovo prima dell’estate?

«Qualcosa sì, non so se riguarderà strettamente il disco perché adesso la cosa importante è che abbiamo attivato la season musicale. Sta prendendo comunque la direzione di alcuni singoli e il disco prenderà una sua forma…però ci siamo.»

Generalmente, quando si raccolgono idee per un nuovo progetto, si cerca ispirazione un po’ ovunque. Tu dove l’hai trovata in questi ultimi tempi?

«Come ti dicevo prima, l’ispirazione principale sono stati tutti questi stimoli nuovi: sapere che per me c’erano nuove cose da fare, una nuova città, nuove persone, nuove energie. Ero in una realtà in cui avevo esaurito tutto. Quindi quello che mi ha ispirato è stata la prospettiva di sapere che c’è ancora da imparare e da fare.»

C’è qualcosa, e se sì cosa, che possiamo aspettarci di trovare nei progetti in arrivo che non hai mai fatto prima?

«Nello specifico sicuramente cambierà qualcosa nel suono e nella scrittura: c’è più un confronto adesso, non sono più da solo in camera con me stesso e questo darà un gusto nuovo ai progetti.»

Ti chiedo quali sono state le tue prime sensazioni appena hai potuto salire nuovamente sul palco a seguito della pandemia.

«É stato incredibile e poi è stato proprio da zero a cento. Devo dire che il concerto è un po’ un punto d’arrivo, la ciliegina sulla torta di un percorso che va dalle prove, alle amicizie che si costruiscono. Esibirmi, comunque, era la cosa che più mi serviva, è stata un’emozione vera e mi ha dato fiducia anche rivedere tutta quella gente.»

Ti abbiamo sentito in Ready 4 War nel disco di Dj Gengis con Dani Faiv: appena letti i nomi ero rimasta spiazzata e invece la collaborazione si è rivelata azzeccatissima. Com’è stato collaborare con Dani?

«Lui per me è un rapper super valido e super forte. Effettivamente è una collaborazione particolare ma anche a me piace molto il pezzo. Penso poi che la prova di un artista si misuri in base alla sua versatilità e più il brano è una challenge, più si capisce quanto uno è forte. Credo che entrambi abbiamo capito appieno il mood del pezzo e l’abbiamo affrontato bene, ognuno con il proprio linguaggio. »

Ci sono altri artisti con cui vorresti fortemente collaborare?

«Qualche soddisfazione già me la sono tolta in questo periodo e più avanti si vedrà. Comunque è un momento molto prolifico per la scena e, seppur si trova fuori dal nostro solito giro, se devo fare un nome ti direi Blanco.»

Ti faccio un’ultima domanda chiedendoti cosa ne pensi di questa tendenza ormai di molti rapper di dire” io non voglio etichette, non sono un rapper”. Tu come la vedi questa cosa? Ti senti ancora un rapper?

«Guarda, io penso che sia una tendenza tutta italiana quella di dare i nomi alle cose. Comunque uno dice quello che vuole…molti dicono “faccio musica”, ma non vuol dire niente. Io morirò per il rap. Non posso dire di fare un altro genere, faccio questo. A me non me ne frega un cazzo, io sono un rapper e ne sono felice.»

Salutiamo Mostro, ringraziandolo per il tempo che ci ha concesso per l’intervista e gli facciamo un grande in bocca al lupo per il suo percorso in Sony Music.

Rimani connesso con noi per scoprire tutte le prossime novità su Mostro!