Fastlife 4 celebra il rap italiano, non solo Guè Pequeno

Fastlife 4 Guè Pequeno Dj Harsh

Dopo nove anni Guè Pequeno è tornato con Fastlife, la storica saga di mixtape che ha segnato in modo indelebile la storia del rap in Italia ed in particolar modo la sua carriera solista.

É riuscito a mantenere le aspettative? Assolutamente sì. Fastlife 4 è un tape importante per tutta la scena italiana e non solo per Mr Fini. Ecco perchè.

Fastlife 4 di Guè Pequeno: saper essere un leader

Da quando è uscito Fastlife 4 di Guè Pequeno non si fa che parlare di come questo disco abbia riportato il rap al suo posto, spostando l’attenzione dai trend all’essenza di questa cultura, fatta di un immaginario ben preciso, di tecnica applicata in rima e di un carisma che deve essere in grado di reggere quanto si afferma.

In realtà il rap in Italia è da un po’ di tempo che sta iniziando a raccogliere quanto seminato, e lo sta facendo con perseveranza ed ispirazione, in attesa che ci sia spazio per tutti e che possa radicarsi in quanto cultura piuttosto che semplice intrattenimento.

Anche in questo stato di pandemia i dischi rap non sono infatti mancati: c’è stato il gradito ritorno di due leggende del game come Inoki e Nex Cassel, hanno debuttato dei nuovi player di spessore come Armani Doc e Rollz Rois, e sono stati rilasciati dischi di un certo peso come quello di Massimo Pericolo, che hanno confermato come il rap scritto bene avrà sempre una marcia in più nel cuore e nella tasca degli ascoltatori.

Ciò non toglie però che Guè Pequeno con questo illustre ritorno abbia segnato una nuova e importante tappa nel percorso del movimento in Italia, e questo può fare del bene non solo alla sua gloriosa carriera ma anche a tutti coloro che stanno lavorando sodo per iscriversi nelle pagine di questa bella e travagliata storia.

Fastlife 4 è stato un fulmine a ciel sereno, specialmente dopo la riedizione de Il Ragazzo d’Oro, che sembrava essere l’unica traccia di Mr. Fini in un 2021 che ancora non riesce a far suonare dal vivo gli artisti. Alla fine il quarto capitolo della celebre saga è arrivato davvero e ha rispettato pienamente ogni tipo di aspettativa, andando persino oltre.

Per chi si è legato al rap italiano grazie alla scuola Dogo questo tape ha realizzato il sogno di risentire le rime di Guè sulle sonorità che lo hanno consacrato, privo di qualsiasi pressione commerciale e dedito soltanto a marchiare a fuoco l’intera scena con il suo stile irripetibile. Dj Harsh e gli altri producer presenti nel disco hanno ricamato i beat sulle qualità sulle peculiarità dell’autore, spingendolo a raffinare ulteriormente il suo stile in fatto di flow, voce, interpretazione e chi più ne ha più ne metta.

Fastlife 4 è un progetto che non stancherà, perché più che di pezzi dalla struttura classica stiamo parlando di rap, quindi di rime e di attitudine, rappresentati da una varietà che soddisferà tutti i palati: dalle punchline di CO$¥MON€¥ alla raffinatezza della title track, dove Bassi Maestro firma una delle produzioni più belle degli ultimi anni sotto l’alter ego di North of Loreto.

Anche la presenza di ogni featuring è pienamente coerente con la natura del tape, che si è posto l’obiettivo di riunire a sé top player della scena (Marracash, Gemitaiz, Noyz Narcos, Luchè), new comers (Mv Killa e Vettosi) e veterani come Bassi Maestro, creando una zona di comfort in cui un certo tipo di ascoltatore si potrà sempre ritrovare.

L’uscita di un disco iconico come questo non può quindi avere alcun tipo di effetto collaterale. Non è che se Guè Pequeno è uscito con un disco 100% rap, catalizzando praticamente l’attenzione di ogni fan del genere, significa che abbia tolto dei meriti a qualcun altro.

Solo un top player come lui poteva avere la spocchia di fare un disclaimer simile prima dell’ascolto, introducendo alla quasi totalità del pubblico del rap italiano concetti quali background culturale, one take e riferimenti cinematografici, letterari e di strada.

Ed effettivamente quello che emerge dall’ascolto di Fastlife è che ogni rima sia pregna di veridicità, frutto dell’esperienza dell’autore che si diverte senza alcun timore a raccontare di aver flirtato con la tipa di Lost a Cali o con l’assistente della sua stylist, passando per la guida di modelli di auto costosi, di sartoria pregiata e di gente e situazioni poco raccomandabili.

Tutto questo processo di narrazione ed esecuzione al top delle possibilità ha quindi fatto sì che non solo arrivasse al grande pubblico un rap di alto livello, ma che tornasse anche con prepotenza il concetto di responsabilità. Quella responsabilità che consiste nel veicolare nel modo più trasparente possibile il cuore di questa cultura, senza alcun filtro.

“Piangi perché sei nel quartiere e vuoi le Dior
Piango perché sono da solo e la mia vita è hardcore”

Guè con Fastlife sta facendo da traino per il rap italiano, proprio come farebbe un vero leader. Questa release è come un cavallo di troia che, grazie ad una risonanza mediatica con pochi pari, ha la pretesa di cambiare un mercato ancora troppo vincolato a radio e piacionerie varie, e di conseguenza sposare la causa di tutti coloro che ormai da anni si impegnano a difendere questa cultura.

Inoltre, credo proprio che il quarto capitolo della saga abbia reso per certo G come il rapper più completo in Italia, impreziosendo un repertorio che era già in grado di abbracciare più contesti, dalla strada alla televisione. Ed è sempre per questo motivo che Fastlife è forse uno dei dischi più influenti della sua carriera pluriennale, che non smette di tagliare traguardi nonostante il tempo.

L’America non è poi così lontana se il rap in Italia è guidato da artisti come Mr Fini, aka l’ultimo player prima che la razza si estingua.