Continua la proposta di alcuni degli album rap più significativi dell’inizio 2000, toccando questa volta nomi come quello di Fabri Fibra, Esa e non solo.

Continua il viaggio nella decade che va dal 2000 al 2010, questi articoli non vogliono raccontare verità assolute ma bensì un punto di vista sui dischi che uscivano in quel periodo e che mi pare abbiano dato un upgrade importante al rap game nostrano.

Fabri Fibra – Bugiardo (2008)

La discografia di Fibra è indubbiamente una delle pochissime discografie intoccabili del rap italiano. Pare che il tempo non scalfisca più di tanto Tarducci, artista capace di dare differenti chiavi di volta al suo discorso, mettendo contemporaneamente in sicurezza senza volerlo lo show business del genere nel BelPaese.

Parlando di anni 2000 avrei potuto dovuto parlare di Mr. Simpatia per la sua importanza, ma preferisco portare l’attenzione su uno dei tanti lavori major di Fibra che ritengo coraggioso per il contesto nel quale uscivano.

Bugiardo ha tutto quello che serve: l’auto sabotarsi nel singolo Bugiardo o il continuo picchiare sull’italianità per sconfessarla come In Italia o Andiamo a Sanremo. Persino nei singoli radiofonici Fibra diceva quello che voleva: Una soluzione e la title track ne sono la prova.

Lo street single dell’album – pratica quasi perduta oggi – era Questo è il nuovo singolo che chiaramente non passò in radio. L’irriverenza non mancava di certo, con la complicità degli ospiti Metal Carter in Cento modi per morire . Profondissimo come solo lui sa essere quando vuole in Potevi essere tu, brano dedicato alla terribile storia del piccolo Tommaso.

Big Fish in quel preciso momento vestiva perfettamente Fibra, macinando un successo dietro l’altro. Il tour di quel disco fu abbastanza leggendario e chi ha assistito a qualche live sa di cosa parliamo. Il resto è storia.

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Noyz Narcos – Verano Zombie (2007)

Il 2007 è l’anno del debutto ufficiale di Noyz Narcos, membro dei leggendari Truceboys di Roma, all’epoca subito amati dalla gente per la loro trasversalità, riuscendo ad avvicinare raver e metallari al rap.

I cosiddetti puristi non erano troppo positivi a riguardo, ma ad oggi bisogna affermare che fu una ventata di novità non da poco: le strumentali cupe, le rime rabbiose cariche del disagio di un certo lifestyle espresso senza filtri fecero fare uno step al rap nostrano del quale ci si è resi conto forse solo in un secondo momento.

Gli eccessi di pensiero vengono lanciati senza pudore nel disco come un fiume in piena: il singolo con Metal Carter, Verano Zombie, è un classico degli anni 2000, aldilà dei gusti.

Nel disco troviamo Danno in Karashò e Marracash in Mentalità da clan ma anche Guè Pequeno e Vincenzo da Via Anfossi in Real Tv per un’incessante viaggio senza tagli nella parte più oscura che alberga dentro ognuno di noi.

I super scratch di Gengis Khan nell’intro aprono le danze presentando quello che ormai da molti è definito uno dei Re di Roma se si parla di rap italiano. All’interno dell’album non poteva poi mancare tutto il Truceklan: Chicoria, Gel, Duke Montana nella notevole Don’t f*ck with me, Mystic 1, Cole e Violetta Bauregard.

Che dire? La sregolatezza e la narrazione della Roma più incivile e di strada porta Noyz e tutto il Truceklan a collezionare sold out su sold out in tutta Italia e lanciare l’horror rap tra le correnti del genere anche in Italia.

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Esa – Tutti gli uomini del presidente (2002)

Esa è stato probabilmente uno degli MC più avanguardistici della vecchia scuola. Nella fine degli anni Novanta lo ha dimostrato nei dischi di Gente Guasta per poi affermare il proprio stile in questa perla.

Tutti gli uomini del presidente è un disco 100% hip hop che guarda anche alle sonorità jamaicane reggae e dancehall come dimostrano I Gladiatori della dancehall e Cani da canapa con Mighty Cez e Papa Jahllo.

Capace di scrivere uno dei brani più importanti di questa decade ovvero Ultimi attimi, Esa si spinge in un grand prix di stile con Fibra in È unta e c’è l’olio, I tuoi desideri più spinti con Tormento e ospitando i Colle Der Fomento, Sparo Manero e 2 buoni motivi ne Le mille e una notte.

Un disco personale che passa dai toni intimi ai toni del party senza mai far percepire all’ascoltatore forzature nella visione strettamente hip hop e nella sua celebrazione. Le basi di Next One, DJ Double S, La Pina ed altri danno le vibre giuste per questo che è stato ritenuto a ragion veduta un fondamentale del genere.

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Tormento – Alibi (2008)

Di Tormento ce n’è uno… diceva la canzone. E che Dio ce ne mandi un altro verrebbe da dire.

Dopo il successo coi Sottotono la discografia del poliedrico artista ha preso una piega ispirata alla motown e al soul, forse precocemente per un Paese così bianco e impreparato nel momento in cui uscì Alibi. Non è un caso se l’unico featuring dell’album è Al Castellana, altro artista italiano penalizzato per le sue corde estremamente soul.

Il singolo del disco è A fuoco, un brano che ricorda il crunk e il dirty south che oggi forse avrebbe avuto molto più spazio nei media, all’epoca era davvero troppo americano.

Le doti vocali di Tormento permettono un ascolto scorrevole, incappando anche in episodi provocatori come in Ma dai! sino ai più intensi come in AncoraResta qui.

Pochi dischi hip hop hanno avuto arrangiamenti così belli e in quel periodo non c’erano rapper che avevano le capacità di canto di Tormento.

Cosi come sono chiude un disco che parla del mondo interiore di Torme, con qualche episodio affacciato alla finestra sul mondo ma partendo sempre dal presupposto di cambiare se stessi prima di pretendere che gli altri cambino. Un gran bel lavoro e sicuramente unico.

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Turi – Colpa delle donne (2008)

Il funky calabro Turi è stato a suo modo iconico: l’artista riuscì a mettere nel rap un’ironia non comune e un’italianità sincera nei suoi sensi. Il debutto in major dell’artista uscì per Motown Italia/Universal, un dettaglio non da poco in quegli anni.

Il racconto del rapporto con le donne qui viene snocciolato in ogni sua sfaccettatura in chiave a tratti ironica, a tratti tragica, come solo alcuni approcci goffi tra esseri umani sanno essere.

Ben pochi in Italia hanno avuto un approccio del genere, forse nessuno. Molti i brani da rispolverare: Io me ne fotto, L’amico delle amicheLa tua donna.

Un disco funk e con atmosfere anni 80 che sfoggiano gran gusto anche nella scelta delle strumentali e nella direzione artistica. La ciliegina sulla torta è data da una chicca epica come ghost track: uno dei primi esperimenti in calabroenglish, imperdibile.

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Primo & Squarta – Leggenda (2008)

Ho scelto questo disco in particolare per un brano che racconta a pieno il conflitto e l’attitudine di Primo col music business: Spigne! Il brano racconta anche come il rap veniva “usato” dalle major e la frustrazione che ne derivava da chi ci aveva dedicato una vita.

Squarta è un signor producer e qui lo dimostra per l’ennesima volta, il sound è hardcore 100% e Primo lo cavalca senza fatica come lo abbiamo visto fare su tutti i palchi d’Italia, MTV Days compresi.

I Cor Veleno sono stati tra i primi a ricevere interesse da parte delle major e non per caso. In questo disco viene raccontata anche l’attitudine e forse il sentirsi persi dentro un sistema che non era sicuro come sembra essere oggi, in cui le porte chiuse erano molte.

Il concept del disco era proprio relativo a questo tema, e, quasi dodici anni dopo, possiamo dire di averlo compreso appieno.

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