Terzo e ultimo capitolo di questa piccola e personale analisi su alcuni album rap 2000.

La prima decade del 2000 ha prodotto tantissima bella musica che nel tran tran dei social network, magari col tempo, abbiamo perso e questa è solo una scusa per provare a ritrovarla.

Come detto in precedenza, nessuno ha la verità in mano, qui trovate motivazioni il più oggettive possibili e l’opinione di uno come tanti di voi che vive questa musica dal 2006 più o meno e che ha avuto la fortuna di vederla esplodere come vediamo oggi, con tutte le sue contraddizioni e derivazioni.

Qui trovi la parte 1 e la parte 2, sempre targate Alfre D’:

Dj Shocca – 60 HZ (2004)

L’album da beatmaker di Dj Shocca si apre con un intro che non lascia spazio a disguidi: quello è il sound che ci troviamo dentro oltre a classici come Bolo By Night con Inoki e Royal Mehdi oppure Ghettoblaster con Stokka & Madbuddy ma anche Notte Blu col sodale Frank Siciliano.

Un disco fondamentale che nasconde altre gemme come Fotografie con Yoshi Torenaga aka Tormento e Sempre Grezzo con Primo Brown. Intervengono tra gli altri Club Dogo, Mistaman, Esa, Double S, Shezan Il Ragio, Danno e Masito outta Colle der Fomento.

Un battesimo di fuoco e un disco che dona Shocca in una delle sue massime espressioni artistiche: un punto importante in una storia devota a questa musica come quella del buon Roc Beats.

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Big Fish – Robe Grosse (2005)

Parliamo ora di un altro producer fondamentale nel rap italiano: Big Fish. Già metà del duo Sottotono ha firmato moltissimi successi di Fabri Fibra e non solo. Questo album uscito nel 2005 ha una sua importanza perché era un disco si radiofonico ma estremamente credibile nel suo ispirarsi alle tendenze oltreoceano

In tutte le sue tracce troviamo Esa al rap e Retnek al canto, che permisero a Fish di lanciare in un music business ancora acerbo un gran bel disco di rap made in italy. I featuring sono MondoMarcio, Medda, Kelly Joice e nella versione re edit troviamo anche Tony Touch. Il mercato musicale iniziò poco dopo con i primi che si affacciarono in radio in quel momento e ne ebbero occasione.

Chi frequentava i pochissimi club hip hop che c’erano in quel momento  sa bene che questo disco faceva muovere i c*li in tempi non sospetti dove sembrava che col rap non si potesse fare come in America.

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Dargen D’Amico- Di vizi di forma virtu’ (2008)

Questo è il primo disco che non si rifà alle radici della black music ma bensì alla storia musicale di questo paese: il cantautorato e la musica leggera.

Il complicato e bellissimo disco di JD è il primo ad avere nel toto questa matrice: il racconto di storie in terza persona, la narrazione in Passerà al bar o In alcune zone del mondo, la poetica contro il machismo degli stereotipi del rap in Anche se dite no Come l’Italia e San Marino.  C’è anche l’ironia della sorte di Pubblicittà o C.S.A Gode, il racconto dell’infanzia in Sul carro Al meccano o nella dolcissima Ci ricamo sopra. Troviamo inoltre la narrazione delle tre fasi di vita dell’uomo ovvero l’infanzia, la mezza età e la vecchiaia in Arrivi stai scomodo e te ne vai titolo ineccepibile direi.

Un lavoro da ascoltare almeno un paio di volte per capirne tutte le sfaccettature, un lavoro dove il rap umanizza il cantautorato creando un modello di cantautore 2.0 Innovativo e geniale come non gli piace sentirsi dire e come è. E probabilmente non gli piace nemmeno esserlo.

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Marracash  – Marracash (2008)

Badabum cha cha è il singolo che anticipa il primo album in studio di Marracash e bisogna ammettere che era un singolo assolutamente coraggioso. Se altri sceglievano strade più facili mischiando il pop al rap in italiano, qui la scelta è decisamente diversa: boombap e rime è la formula.

Questo disco ha con sé una versione bellissima del capolavoro Chiedi alla polvere, brano che ancora oggi lascia interdetti all’ascolto per la profondità e per il linguaggio strettamente popolare e accessibile. Qui c’è la rivendicazione sociale anche nelle rime più balorde, chi dice il contrario non riesce a guardare a 360 secondo me: la struggente Bastavano le briciole e’ una delle tante prove ma anche Estate in città nonostante sia più “leggera”.

Brani imprescindibili sono anche Fattore Wow con J-Ax e Gue, Trappole Fatti un giro nel quartiere, noto brano degli Articolo 31 contenuto in Cosi Com’è che qui trova nuova vita. D’altronde se i Dogo sono gli unici che potevano rifare Cani sciolti , Marra era l’unico che poteva riscrivere questa chicca del duo milanese.

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Co’ Sang – Chi More Pe Mme’ (2006)

Al primo ascolto può sembrare un disco uscito a Brooklyn in dialetto napoletano invece no: è un disco uscito in Italia ed è l’album di debutto di un duo che ha saputo far parlare di sè.

Qui il racconto è ruvido , senza fronzoli, in questa lingua che sa essere cruda e dolce come solo sa essere il dialetto napoletano: Int O’ Rione è il singolo e cosa dire? il rap è stretto in un beat che non ha nulla da invidiare a una produzione americana.

Chi More Pe Mme’ dei Co’ Sang è una fotografia sincera di un certo habitat urbano dove il rap nasce nella sua forma più pura e racconta il disagio che lo circonda dando nuovi punti di vista. Il disco di debutto di Luchè e Nto’ è in assoluto una sintesi quasi perfetta di ciò che ho espresso finora e che credo essere l’hip hop: qui sublima in musica. I Co Sang con questo disco hanno proprio fatto questo, hanno aperto una finestra su una delle città più controverse del nostro Paese raccontandone croci e delizie.

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