Abbiamo parlato con Barracano del suo nuovo progetto Neanderthal Ep, di social media, di Sabrina Ferilli e molto altro.

Neanderthal Ep è il nuovo progetto di Barracano, pubblicato venerdì 12 marzo. Quattro tracce senza una particolare uniformità tematica, ma che offrono un quadro abbastanza variegato dell’artista di Caserta. La scrittura è diretta, sia nel raccontare i lati più crudi della vita di strada, sia nel parlare di situazioni più intime. Le produzioni sono curate da Simoo e Phra Crookers. Ci sono tre featuring: Silent Bob, Joe Scacchi e Hosawa, tutti nel brano Fuorilegge 2.

“I miei amici per scherzare mi hanno sempre detto: sei un primitivo, sei un Neanderthal. Alla fine ho pensato che questa cosa sia una parte di me, un mio carattere distintivo. Essere un po’ primitivo anche nell’approccio con le persone e con la vita”.

Ho avuto il piacere di fare una chiacchierata in videochiamata su WhatsApp con Barracano: mi ha raccontato come è nato il progetto e le collaborazioni, abbiamo parlato di social, della musica che ascolta ed è stato anche molto gentile a togliermi le curiosità che avevo su Sabrina Ferilli e i Finley.

La conversazione è riportata qui: buona lettura!

Innanzitutto, perché pubblicare proprio un EP, adesso?
«Ho il disco (a cui sto lavorando ndr), ma queste sono tracce che avevo fatto un po’ prima. Non erano abbastanza per fare un disco e quindi ho deciso di fare un EP, che sono la metà delle tracce.»

Quando le hai registrate queste tracce?
«Prima quarantena, sono tutte di marzo 2020.»

Ci spieghi il concept dell’uomo di Neanderthal? Ho visto il post su Instagram, ma volevo chiederti di spiegarcela bene.
«Allora, ti faccio un esempio. Prima dovevamo fare una chiamata Zoom? Ma io ecco ho imparato da due anni ad usare WhatsApp, capito? Io schifo proprio la tecnologie, le cose artificiali. Preferirei vivere in un mondo dove siamo poco più che primitivi. Per questo motivo, i miei amici per scherzare mi hanno sempre detto: “sei un primitivo”, “sei un Neanderthal”. Alla fine ho pensato che questa cosa sia una parte di me, un mio carattere distintivo. Essere un po’ primitivo anche nell’approccio con le persone e con la vita.

In generale non provo interesse per tutte le cose che ritengo strane o troppo artificiali. Per farti capire: ho l’iPhone, non riuscivo a fare una cosa. La mia ragazza mi dice che è perché ci vuole l’aggiornamento, ma io manco sapevo cosa fosse l’aggiornamento. Sono un po’ vintage (ride,ndr).»

A proposito di questo: qual è il tuo rapporto con i social?
«Ehhh… Quello pure è primitivo. Anche se dipende molto dal tipo di social. Se avessi Twitter forse mi esprimerei e posterei di più, invece su un social come Instagram che funziona molto con le immagini non mi ci trovo molto nel modo in cui interagisci con gli altri. In generale non mi piacciono molto, ma so che sono importanti. Non solo lavorativamente, ma in generale per comunicare delle cose. Servono, mi piacciono, ma non mi piace usarli.»

Come sono nati i featuring presenti in Fuorilegge 2?
«Hosawa è un ragazzo di Napoli che ho conosciuto alcuni anni fa. Mi è sempre piaciuto, è forte, ha la mia età. Ci tenevo facessimo qualcosa insieme. Silent l’ho conosciuto quando ha fatto il brano con Vane (Massimo Pericolo, ndr), lui me l’ha segnalato dicendomi: “questo ragazzo spacca”. Me lo sono sentito e ci sono alcune tracce che sono veramente una cosa… Lui è un talento vero. Mi è piaciuto tantissimo e ci volevo collaborare. Joe Scacchi prima era in Pluggers, la mia stessa etichetta. L’ho sentito, mi è piaciuto tantissimo, e in più ci tenevo a fare una cosa con un artista di Roma. Ci tenevo a mantenere la connessione, come nel primo disco avevo la strofa di Chicoria. Mi sono sempre trovato bene con i ragazzi di Roma, con tutti: da Ugo Borghetti a Margherita Vicario tutte persone ottime. Quindi ci tenevo a fare una cosa con un romano.»

Una cosa che mi ha incuriosito. Tu sei del ’97, come mai nei tuoi pezzi citi come sex symbol Sabrina Ferilli e Monica Bellucci che hanno entrambe più di 55 anni e potrebbero essere i nostri genitori?
«Io ho tipo quattro riviste, datate ’86, che avevo comprato nei mercatini di strada e… Fra, io ogni volta che vedevo Sabrina Ferilli li compravo. Appena li vedevo pensavo: “li devo comprare”. Io a casa sono pieno, ho riviste, poster…»

Fa parte del vintage e della mentalità Neanderthal?
«Sì, sì. Lei è una bellezza molto italiana e d’altri tempi, è una cosa molto primitiva.»

(Torniamo seri). Quale aspetto ci tieni che arrivi di più agli ascoltatori di questo progetto?
«La mia scrittura, per la sua schiettezza. Dico delle cose che potrei anche non dire. Per esempio quando dico: “lei mi lascerà perché vuole uno rich”, sono cose un po’ da sfigato da dire, ma io lo dico perché voglio essere schietto. Perché comunque stai ammettendo che sei un morto di fame e non è una bella cosa. Sarebbe più bello dire il contrario.»

Che musica sta ascoltando in questo periodo?
«Tanti. Quello che ascolto di più è sicuramente Jul. Ha fatto un progetto con tutta la scena di Marsiglia, dentro c’è anche Kofs che ha lavorato con Speranza. Poi ha fatto anche un altro album che ha messo gratuitamente su YouTube… Sto ascoltando tanto lui.»

E i Finley li ascolti ancora? (riferimento a questa cosa qui)
«Quella è una musica che mi serve, ti spiego. Quando ascolto un pezzo degli Oasis, dei Green Day, dei Finley… Non so perché, ma mi fa un effetto che mi porta a scrivere delle cose cattive. Quel modo loro di fare una musica pop, con tematiche love e melodie dolci o tristi mi ispira a scrivere cose aggressive. E’ una cosa strana che mi succede, li ascolto perché mi danno ispirazione.»

A parte il rap, ascolti altri generi?
«Sicuramente musica napoletana, ma non quella nuova. Quella un po’ più vecchia: Enzo Di Domenico, roba vecchia comunque.»

Dopo ad aver fatto il brano Criminali e il tour insieme, avete qualcosa in programma con Speranza e Massimo Pericolo?
«Non lo so. Se viene, viene naturale.»

Sempre in tema di tour. Come stai vivendo questo periodo in cui non è possibile fare musica live e non ci sono previsioni affidabile su quando sarà di nuovo possibile?
«Sono nervoso, come tutti. Mi dispiace. La cosa che mi fa soffrire di più è che finchè non canti un pezzo davanti alla gente, tu non sai veramente qual è la reazione. Quando tu canti davanti alla gente capisce se il pezzo è veramente bello. Questa è la cosa che mi dispiace di più. Devo leggere i direct per capire se un pezzo è piaciuto…»

Altri progetti, dopo questo Ep. Un album?
«Sì, sì. Ce l’ho in programma. Qualche traccia ce l’ho già. Non c’è ancora una data, ma ci stiamo lavorando.»

Nel frattempo, ascoltiamoci Neanderthal, il nuovo EP di Barracano:

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