Abbiamo voluto realizzare un’intervista ad Amill Leonardo in vista dell’uscita del suo nuovo album, Celine.

“Se sbaglierò tutto quanto, Tu resterai l’unica cosa buona che ho fatto”: in questa barra c’è tanto dell’amore che Amill Leonardo prova verso sua figlia, tanto da portarlo a intitolare il nuovo album, Celine, proprio con suo il nome. La nascita di un figlio d’altronde è un evento che ti cambia la vita e la musica, essendo il riflesso della nostra esistenza, non può che assorbirne la bellezza. Il nuovo lavoro di Amill Leonardo ci ha sorpresi per sonorità e temi trattati, abbiamo voluto quindi rivolgergli qualche domanda. Buona lettura!

Ciao Ali, benvenuto su Rapologia. Per prima cosa voglio chiederti: cosa ti aspetti da Celine?
«Ciao, grazie dell’invito.Prima di tutto mi aspetto che la gente veda un lato diverso di Amill Leonardo, poi in realtà evito di aspettarmi qualcosa, quello che verrà va bene perché so che ci ho messo tutto me stesso».

In quanto tempo è nato il disco? Le idee che avevi in testa sono cambiate dopo aver conosciuto Seck?
«Il disco è stato sviluppato in quasi due anni di lavoro, Seck e’ stato fondamentale nel lavoro che fatto insieme, abbiamo iniziato con l’idea di un disco r&b e poi è diventato un disco trap soul con una parte più cruda».

Qual è il pezzo del disco al quale sei più legato?
«Il pezzo che amo di più del disco è Work, ma anche Maria è molto importante, è un brano che racconta la mia vita».

Come mai non hai inserito featuring?
«Questo è un disco abbastanza personale e mi sono voluto mettere in gioco da solo, è la mia storia, è per mia figlia. In passato ho collaborato con altri artisti e finisce sempre che bisogna per forza schierarsi dalla parte di qualcuno o litigare e mi sono un po’ anche stufato di tutto ciò».

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Il disco richiama suoni francesi, che più volte hai detto di apprezzare: credi potrà essere capito ugualmente in Italia?
«Penso che sia un po’ sbagliato dire che ricorda i suoni francesi, io porto la mia cultura come in Francia i ragazzi di seconda generazione, quindi è naturale che un certo tipo di melodie si assomigliano, ma io faccio il mio».

Celine è un disco abbastanza intimo: è stato difficile scriverlo? Quanto ti ha cambiato la nascita di tua figlia?
«Il disco è uscito in maniera naturale ed ero spinto dalla voglia di far un regalo a mia figlia per poterle lasciare qualcosa di importante. Mia figlia è stato il motivo per il quale ho iniziato a fare questo disco».

In altre interviste ho letto che non hai avuto particolari problemi di integrazione, per fortuna. Tanti ragazzi di seconda generazione però si scontrano ancora con un’Italia abbastanza bigotta e con tanti pregiudizi. Credi che cambierà mai qualcosa?
«Penso che i razzisti esistono dappertutto, non dico che non ho sofferto certi comportamenti, ma cerco di concentrarmi sulla parte positiva e di non fare la vittima, evito di dare peso a quella parte della popolazione che pensa in un modo ristretto».

Vieni da Cinisello Balsamo: quali vantaggi e quali svantaggi ha comportato per la musica il tuo quartiere?
«Cinisello è una parte della mia storia, e mi ha formato, ma non è tanto differente da altri quartieri della periferia di Milano dove tanti ragazzi hanno vissuto quello che ho vissuto io. Non mi concentro sul quartiere ma su quello che ho passato, è la storia della mia vita che mi ha reso quello che sono».

La collaborazione italiana che vorresti fare? E internazionale? 
«In Italia collaborerei volentieri con Salmo, lo rispetto un sacco. Internazionale? Beh, ce ne sono tanti: Booba, Niska, Future…».

Hai progetti futuri? Quando si potrà, in che modo immagini di portare il disco live?
«Ora ci concentriamo sul disco e di spingere tutto al massimo, vedremo poi quello che succederà».

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