Nel corso della nostra intervista a D Smoke, abbiamo parlato di Rhythm and Flow, musica e tanto altro.

D Smoke – nome d’arte di Daniel Farris – è il protagonista di questa nuova intervista, che abbiamo avuto il piacere di condurre nei giorni scorsi. Per chi ancora non lo sapesse, il rapper è il vincitore della prima – e ad ora unica – stagione di Rhythm and Flow: il talent show sbarcato su Netflix un paio di anni fa. Terminata quest’esperienza, ha pubblicato un ottimo album intitolato Black Habits, collaborando con gente del calibro di Snoop Dogg e Jill Scott e guadagnandosi la nomination come Best New Artist (all’età di 35 anni!) ai Grammy 2021.

Un artista non banale, che ha sempre messo la parola prima di tutto. Nel corso della nostra chiacchierata abbiamo avuto modo di parlarne direttamente con lui, soffermandoci ovviamente sul talent e sul suo disco di debutto. Buona lettura!

Hi man! Thank you for this opportunity. Let’s start from the show that made you a star: Rhythm and Flow. How was that experience like and what are some of the biggest lessons that you learned?

Ciao, grazie per questa opportunità. Partiamo dallo show che ti ha reso una star: Rhythm and Flow. Com’è stata quell’esperienza e quali sono alcune delle lezioni che hai imparato?

«It was an incredible experience. It started off rather rough. There were like fourty people in the room: everybody got this eager energy to prove what they capable of. For every battle that happened on stage, there were five or six cyphers that happened backstage. Everybody was just challenging each other, asking to hear raps, playing beats. It was a lot of energy to contend with at first, especially for an artist like myself who wants to take time being in his own space. But as things progressed, it became something that could have changed my life and that’s exactly what happened. It was stressful at first and it was stressful all up to the end but there were moments where it was just beautiful: I did my thing, I got a positive feedback. Even though I was not there for a feedback, I was there just to represent.»

«È stata un’esperienza incredibile, iniziata in maniera abbastanza agitata. C’erano quaranta persone nella stanza ed ognuno aveva questa voglia di mostrare quello di cui era capace. Per ogni sfida che avveniva sul palcoscenico, c’erano cinque o sei cypher che avvenivano dietro le quinte. Ci sfidavamo a vicenda, chiedendo di sentire del rap, riproducendo delle basi. All’inizio, c’era molta energia con cui avere a che fare, specialmente per un artista come me che vuole prendersi il proprio tempo nel proprio spazio. Tuttavia, a mano a mano che la sfida andava avanti, è diventata qualcosa che avrebbe potuto cambiare la mia vita ed è ciò che è accaduto. All’inizio era stressante ed è stato stressante fino alla fine, ma c’erano momenti in cui era semplicemente pazzesco: ho fatto quel che dovevo fare ed ho avuto un riscontro positivo. Anche se non ero là per un riscontro, ero là per dare voce alla mia gente.»

After winning the competition, did you feel more pressure regarding your recording process, your social media presence and stuff like that or did you manage to stay true to yourself?

Dopo aver vinto, hai sentito una pressione maggiore per quanto riguardava il tuo processo di registrazione, la tua presenza sui social e cose del genere o sei riuscito ad essere te stesso?

«Both. There was a little bit of pressure and the only pressure that was there was pretty much self-imposed. I put pressure on myself knowing that rap is different from singing, r&B and even pop and that your legitimacy doesn’t come from your amount of publicity. You could be super famous but that doesn’t mean people respect where you from. I felt it gave us a lot of publicity but it was on me to show the world who I really was and what I was capable of as an artist not just as a competitor. We got a lot of support from people because we were really able to show them what I really stand for, what Inglewood is about, what we can do musically and we executed as a team. I got a good team of people that’s behind me.»

«Entrambi. C’era un po’ di pressione e l’unica pressione presente era praticamente imposta da me stesso. Mi sono messo pressione da solo sapendo che il rap è diverso dal canto, dall’r&b ed anche dal pop e che la tua legittimazione non deriva dalla tua notorietà. Potresti essere molto famoso, ma ciò non significa che le persone rispettino da dove vieni. Sentivo che ci dava molta notorietà, ma stava a me mostrare al mondo chi ero veramente e di cosa ero capace come artista e non solo come concorrente. Le persone ci hanno supportato molto perché siamo stati in grado di mostrare loro per cosa mi batto, cosa sia Inglewood, cosa siamo in grado di fare musicalmente parlando e lo abbiamo fatto in squadra. Ho alle spalle un grande team di persone.»

And talking about you as an artist, what I really appreciate about your music is that you have a knack for blending together meaningful lyrics and super hard beats. You give us bangers but with a message: think about No Commas or Gaspar Yanga or even about your new single, It’s Ok. How did you find this balance?

Parlando di te come artista, quel che apprezzo veramente della tua musica è la tua capacità di unire testi significativi con basi potenti. Le tue canzoni sono banger, ma con un messaggio: penso a No Commas piuttosto che a Gaspar Yanga o addirittura al tuo nuovo singolo, It’s Ok. Come hai trovato questo equilibrio?

«I have a big background in gospel music. My parents are ministers. My mother is a gospel writer and she wrote a song called  My Help which is a huge gospel song that has travelled all around the world. I don’t know why people assume that there’s a trade-off between content and entertainment: you can do both at the same time. I remember the feeling of coming up and being in church. They play bangers sometimes in church: just that feeling of being uplifted but also being entertained at the same time. I just wanted to write that way and walk that line where you get some true content but you feel amazing when you listen to.»

«Vengo da una tradizione di musica gospel. I miei genitori sono ministri. Mia madre è una cantautrice gospel ed ha scritto My Help, una canzone gospel molto forte che è arrivata in tutto il mondo. Non so perché le persone pensino che si debba sacrificare il contenuto per il l’intrattenimento: puoi fare entrambi allo stesso tempo. Ricordo la sensazione di quando crescevo ed andavo in chiesa. Suonano bombe in chiesa ogni tanto: quel senso di essere esaltati, ma anche intrattenuti allo stesso tempo. Volevo semplicemente scrivere in quel modo e seguire quel percorso in cui hai un contenuto serio, ma ti senti alla grande quando ascolti una canzone.»

Here in Italy, we don’t have a good opinion of italian talent shows. In fact, usually, the winners win not because they are talented but just because the general public like them. What is the perception that you americans have of your talent shows? Did you feel the need to prove something just because a talent made you famous?

Qua in Italia, non abbiamo un’opinione positiva dei talent italiani. Infatti, solitamente i vincitori vincono non perché hanno talento, ma perché il pubblico li ama. Qual è percezione che voi americani avete dei vostri talent? Hai sentito il bisogno di provare qualcosa solamente perché uno show ti ha reso famoso?

«Yes. Our relationship with talent shows is interesting because the biggest ones are for singers. When singers come out, a lot of times we listen to songs and we listen because of the person’s voice. It’s an easier transition from winning a singing competition to becoming a singing artist than it is from winning a rap competition to becoming a rap artist. Rap artistry is so much about who you are as a human being, what your lyrics are about and how you represent that everyday life. Singing is about the sound of your voice, the tone and of course the lyrics as well but it’s a different form of art. Rhythm and Flow was the first of its kind, it was done well and it allowed artists to be themselves and still demonstrate what they capable of in different forms. Not every challenge was stand up on stage and rap a cover song: it was original music.»

«Sì. La nostra relazione con i talent è curiosa perché quelli principali sono per i cantanti. Quando i cantanti diventano famosi, molte volte, ascoltiamo canzoni e le ascoltiamo per via della voce della persona. La transizione tra vincere una gara di canto e divenire un cantante è più facile di quella tra vincere una gara rap e diventare un rapper. L’arte del rap riguarda tanto chi sei come essere umano, quello di cui le tue canzoni parlano e il modo in cui dipingi la vita di tutti i giorni. Cantare riguarda il suono della tua voce, il tono ed anche le parole – certo, ma è una forma d’arte diversa. Rhythm and Flow è stato il primo del suo genere, era fatto bene e ha dato modo agli artisti di essere loro stessi e di dimostrare quanto di cui erano capaci in forme differenti. Non tutte le sfide consistevano nello stare su un palco e rappare una cover: era musica originale. »

Let’s talk about your debut album, Black Habits. What is the message that you wanted to spread with this project? In particular, how did Sunkissed Child, the collaboration with Jill Scott, happen?

Parliamo del tuo album di debutto, Black Habits. Qual è il messaggio che volevi diffondere con questo progetto? In particolare, come è nata Sunkissed Child, la collaborazione con Jill Scott?

«Black Habits is a message about hope through hardships. It’s my family story following the storyline through addiction, incarceration, pops coming home, redemption, love and through it all you can see elements of hope and love woven through all those hardships. That’s what I want people to take away from this because I say that, a lot of times, your hardships can be your wealth if you approach them with love and faith. I just wanted to be honest about my experience whether being with women, growing up and fighting and all that stuff. Regarding the collaboration with Jill, my brother SiR actually opened that door because he worked with her a long time ago on her project called Woman. He wrote several songs but the one he wrote almost entirely was Fool’s Gold. She was a big supporter of everything we did. I reached out to her and said “I got something that would be amazing for both of us” and my friend Iguocho is on the song as well. That song is one of my favourite because it’s one where I am telling the story of my parents and their fight with drugs.»

«Black Habits è un messaggio di speranza attraverso le difficoltà. Trattasi della storia della mia famiglia attraverso la dipendenza, il carcere, mio padre che torna a casa, redenzione, amore e ci sono elementi di amore e speranza intessuti nelle difficoltà. Questo è quello che le persone devono portarsi via perché penso che, molte volte, le tue difficoltà possono rappresentare la tua salute se le approcci con amore e fiducia. Volevo semplicemente essere onesto riguardo alla mia esperienza riguardo alle donne, alla crescita e alla lotta e cose del genere. Per quanto riguarda la collaborazione con Jill, in realtà è stato mio fratello SiR a renderla possibile perché ha lavorato con lei tempo fa al suo progetto chiamato Woman. Ha scritto diverse canzoni, ma quella che ha scritto quasi per intero era Fool’s Gold. Era una grande sostenitrice di quanto facevamo. Mi sono messo in contatto con lei e ho detto “Ho qualcosa che sarebbe fantastico per entrambi” ed anche il mio amico Iguocho è nella canzone. Quella canzone è una delle mie preferite perché, con essa, racconto la storia dei miei genitori e della loro lotta contro le droghe.»

Talking about your recording process, I think you are a great storyteller. What are you biggest inspirations?

Parlando del tuo processo di registrazione, penso che tu sia un grande storyteller. Quali sono le tue principali ispirazioni?

«My biggest inspiration is OutKast, just the way they were able to tell stories in their early projects. I aspire to make people feel how I felt when I listened to those projects years ago.»

«La mia fonte d’ispirazione maggiore sono gli Outkast, il modo in cui erano capaci di raccontare storie nei loro primi progetti. Miro a far sentire le persone come mi sentivo io quando ascoltavo questi album anni fa.»

When you jot down the lyrics, do you already think about the visuals? How much involved are you in the creative process of your videos?

Quando butti già i testi, pensi già ai video? Quanto sei coinvolto nel processo creativo dei tuoi filmati?

«I am very involved in the creative process of my videos. Usually, I submit a rough version of the treatment to the director with the specific ideas about how it’s gonna be shot. It starts off with my idea, what I want out of the video, how I want to feel, what the vibe is. Having done so many videos, I got a lot of experience on the criteria.»

«Sono molto coinvolto nel processo creativo dei miei video. Generalmente, mando al direttore una bozza del copione con le idee precise di come voglio sia girato. Prende il via con una mia idea, quel che voglio dal filmato, come voglio sentirmi, qual è l’atmosfera. Avendo fatto così tanti video, ho una lunga esperienza in materia di parametri.»

What do you wanna tell me about your new single It’s Ok and the video as well?

Cosa vuoi dirmi del tuo nuovo singolo It’s Ok ed anche del video?

«The song was gonna be on Black Habits at first. We had it ready by the time we released the record but the reason why we did not drop it is because we wanted to commit to the storyline more than we wanted to include a single for the radio. I think that song would get people the impression it was a whole different project. Once this moment came around and things continued to happen the way they happened this year, we felt it was the perfect time to drop It’s Ok especially kicking off the new year. In the video, I knew we wanted to step out into the streets and have a lot of people join us. That’s where Sergio and I hooked up, he found that location and the vision came together. Then I started calling people that I know and they brought out people that they know. It turned into what it was which is a big ass parade. Big shout out to the Council Women, the dance crew that came out. I am a big fan of dance and that was something I knew I wanted to incorporate.»

«La canzone stava per finire in Black Habits all’inizio. Era pronta quando abbiamo rilasciato il disco, ma il motivo per cui non l’abbiamo rilasciata è perché volevamo attenerci alla trama piuttosto che includere un singolo per le radio. Penso che quella canzone avrebbe dato alle persone l’impressione di un altro progetto. Una volta arrivato questo momento e poiché le cose continuavano ad accadere come sono accadute, sentivamo che era il momento perfetto di lanciare It’s Ok specialmente all’inizio dell’anno. Nel video, sapevo che volevamo scendere in strada ed avere tante persone a farci compagnia. Qui è dove Sergio (il direttore del video, n.d.a.) ed io abbiamo unito le forze, lui ha trovato quella location ed è nata l’idea. Poi ho iniziato a chiamare della gente che conosco e questi hanno chiamato altre persone che loro conoscevano. Si è rivelata una grande parata. Un saluto al Council Women, il gruppo di ballo. Sono un grande fan della danza ed era qualcosa che sapevo di voler includere.»

What are you working on right now? Can we expect a new project this year or, maybe, something with your brother SiR?

A cosa stai lavorando ora? Possiamo aspettarci un nuovo progetto quest’anno o, magari, qualcosa con tuo fratello SiR?

«Yes, absolutely. We got a new project coming and, yes, something with me and SiR.»

«Sì, certamente. Ho un nuovo progetto in arrivo e, sì, qualcosa con me e SiR.»

How did you react when you found out about your two Grammy nominations? What do they mean to you?

Come hai reagito quando hai scoperto le tue due candidature ai Grammy? Cosa significano per te?

«I was on the phone yelling and I almost lost my voice. My good friend Graig, who’s also on my team, called me and let me know that I was a Grammy nominated artist. This is our first project and I know we did our thing, but a lot of people do incredible music that doesn’t get recognized. You know, the winners loose and we won when we put out Black Habits but the recognition is a good feeling and to be recognized in those two categories speaks, as much as it does to the music, to the movement behind everything we are doing. The way we are able to speak to different communities, giving my experience on education and how it could really touch down with some of the issues going on. Those things are a big part of what artistry is as a whole. Artists are designing or developing communities, shaping the world: that is the real art whether we do it through our work or just inspiring in our music. All we were able to accomplish this year, inside and outside of music, caused people to really root for what the D Smoke movement is about. I’m just proud to play my part.»

«Ero al telefono urlando e per poco non ho perso la voce. Il mio buon amico Graig, che fa anche parte del mio team, mi ha chiamato e fatto sapere che ero un artista nominato ai Grammy. Questo è il nostro primo progetto e so che siamo andati alla grande, ma un sacco di persone fa musica che non riceve un riconoscimento. Sai, i vincenti perdono e noi abbiamo vinto quando abbiamo fatto uscire Black Habits, ma l’apprezzamento è una bella sensazione ed essere apprezzati in quelle due categorie parla alla musica tanto quanto al movimento dietro ogni cosa. Il modo in cui siamo in grado di parlare a diverse comunità, condividere la mia esperienza in merito all’educazione e il modo in cui potrebbe riguardare alcuni dei problemi che ci sono. Queste cose sono una grande parte di ciò che essere artisti significa nella sua interezza. Gli artisti stanno creando o sviluppando comunità, dando una forma al mondo: questa è la vera arte, sia che si tratti del nostro lavoro o semplicemente di ispirare. Tutto quello che siamo stati in grado di realizzare quest’anno, fuori e dentro la musica, ha portato le persone a tifare per quello che il movimento di D Smoke riguarda. Sono semplicemente orgoglioso di fare la mia parte.»

What is the role that music could play in the current situation, given what the afroamerican community has endured last year?

Qual è il ruolo che potrebbe giocare la musica nella situazione attuale, dato quanto la comunità afroamericana ha affrontato l’anno scorso?

«I think that most of the work that needs to be done is internal work. People don’t talk about the side effects of living under oppressive circumstances. They rather talk about the fact it is hard to get a job, it is hard to do this but it is really our view of ourselves that requires attention. Black Habits is one of those projects that reminds us that, despite the hardships, is royalty, is God energy in our blood. That inner work is my primary goal like my goal as a teacher was to get my students to see themselves in a different light. My music is just an extension of that. All the actions, everything they do as a result will manifest from how they view themselves. This is how you shape the world from the inside out: doing an inside work with the people through the art.»

«Penso che la maggior parte del lavoro che deve essere fatto è interno. Le persone non parlano degli effetti collaterali del vivere sotto circostanze oppressive. Preferiscono parlare di quanto sia difficile trovare un lavoro o roba del genere, ma è la visione che abbiamo di noi stessi a richiedere attenzione. Black Habits è uno di quei progetti che ci ricorda che, nonostante le difficoltà, c’è della regalità, dell’energia di Dio nel nostro sangue. Quel lavoro interiore è il mio obiettivo principale come il mio obiettivo come un insegnante era di fare in modo che gli studenti vedessero loro stessi sotto una luce diversa. La mia musica è una semplice estensione di quello. Le loro azioni, quanto fanno di conseguenza, accadrà in base a come vedono loro stesse. Questo è il modo in cui dai forma al mondo dall’interno verso l’esterno: lavorare internamente con le persone attraverso l’arte.»

THANK YOU D SMOKE!

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

 

 

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