Con Man On The Moon III, Kid Cudi chiude un capitolo della sua carriera.

When will I ever learn from the words in my songs?

Ben Breedlove era un giovane ragazzo di Austin, uno dei primi della sua generazione nel visionare YouTube e il suo potenziale comunicativo come strumento valido per i ragazzi della sua età. Appena diciottenne, Ben utilizzava i suoi video per aiutare e consigliare i suoi coetanei sulle relazioni, creando una comunità dove il dialogo era aperto, anche il più proibito tra tutti. Mentre il ragazzo si impegnava in quello che stava diventando sempre più un luogo di rifugio per ragazzi con difficoltà, anche lui stava affrontando una battaglia, probabilmente la più complessa di tutte. Ben fu diagnosticato la Cardiomiopatia Ipertrofica, e nel corso del 2010 la sua condizione peggiorò fino a quando egli stesso incominciò a fare i conti con il fatto che avrebbe potuto lasciare questo mondo da un momento all’altro. Ben morì nel il giorno di Natale del 2011.

Durante i suoi anni di vita, il ragazzo non perdeva occasione di evidenziare come la musica di Kid Cudi gli parlasse anche nei momenti più bui. Quando il suo secondo arresto cardiaco arrivò, Ben dichiarò di aver avuto una visione in cui in una stanza bianca il suo artista preferito era insieme a lui mentre in sottofondo nient’altro che le parole del brano Mr. Rager, contenuto in Man On The Moon II.

“When Will The Heaven Begin?”

La storia di Ben è solo una delle innumerevoli testimonianze di come la voce di Kid Cudi sia riuscita ad arrivare in un luogo che supera le top 5 o le top 10. L’evento colpì non solo Cudi in persona ma tutta una schiera di media outlet e personalità nel mondo della musica, ricordando a tutti come delle note e delle parole possano fare da conforto e ispirazione nei momenti più complessi della nostra esistenza.

Durante l’improvviso annuncio di un Man On The Moon III in dirittura d’arrivo, il mondo sembra divenuto quello stesso buio personale, amplificato in intere legioni. Con i concerti ormai estinti e gli innumerevoli modi creati per tenere alta l’attenzione su chi vende musica, Cudi ha messo in pausa il suo ENTERGALACTIC ed è entrato in studio con in mente quella stessa luna che ha fatto da sfondo ai suoi migliori progetti.

Nel cuore solo i ragazzi come Ben, ormai cresciuti ma non per questo desensibilizzati alla voce di Cudder. Un ritorno sulla luna che l’artista di Cleveland in persona ha provato a programmare nel corso degli anni, non riuscendo mai a concretizzare, fino ad oggi.

Il suono della Luna.

A differenza dei suoi colleghi, la musica di Cudi è qualcosa che finisce per lasciare un segno solo con il peso degli anni alle spalle. Persino i primi due Man On The Moon negli anni delle loro release non hanno avuto neanche la metà della considerazione di cui godono. Ma gli anni passano, le influenze iniziano a farsi più evidenti e soprattutto il tema della salute mentale diventa un fattore sempre più urgente e mainstream.

Con l’avvento della Trap ringiovanita da un oceano di artisti che hanno portato una propria interpretazione toccando il genere emo rock e l’elettronica ambient, le note di Solo Dolo hanno ispirato le menti di giganti della musica moderna come Travis Scott.

Man On The Moon III è cosciente della sua legacy e ingloba quegli stessi sound che i precedenti due hanno aiutato a plasmare. Specialmente nei primi due atti Return 2 Madness e The Rager, The Menace, Cudi sceglie di reintrodurci nella sua vita con la colonna sonora principale degli ultimi anni dell’industria musicale. Questo non ha limitato l’artista che, in perfetta sintonia con quanto fatto in passato, sceglie il suo gemello artistico Dot Da Genius come maestro principale. Grazie alla supervisione e alla profonda conoscenza di Dot, ogni produttore dal più giovane Take a Daytrip al più storico Emile hanno contribuito a costruire un quadro con elementi variegati capaci di rimanere concentrati sul percorso e l’obiettivo che li accomuna.

Questo terzo capitolo è probabilmente il più sonoricamente coeso dei tre, dove anche gli ospiti provenienti da altri mondi (Kevin Parker, Phoebe Bridgers) trovano spazio sulla luna di Cudi.

L’impatto della pandemia ha probabilmente privato l’artista di Cleveland di includere lo storico Larry Gold nel mix, sacrificando l’aspetto ultra hollywoodiano di molte delle produzioni di Man On The Moon 1 e 2.

Cara Luna, ti scrivo.

Come dichiarato più volte da Cudi in persona, la sua scrittura è auto-terapeutica. Nel primo viaggio sulla luna, Cudi esponeva a sé stesso e all’ascoltatore le sue ferite e i dubbi costanti e feroci capaci di creare versatilità nella tracklist con tracce come Soundtrack 2 My Life e Simple As...

L’artista si spogliava e mostrava già nei primi attimi della sua fama, la persona dietro il successo per poi distanziarsi con un banger o momenti di ispirazione che hanno catturato milioni di ascoltatori nel corso di 10 anni.

Quando il buio si fece così intenso da non riuscire neppure più a vedere i bordi della strada che si stava percorrendo, Cudi abbandonò il progetto di una trilogia decidendo di usare la sua arte in album spogli di qualsiasi tipo di aspettativa che un titolo come Man On The Moon può creare. Una carriera che correva con quasi un progetto all’anno, trasformandosi in un pericoloso cry for help che nel 2016 si esaurì con una speranzosa e brutale autodecisione di sottoporsi alla riabilitazione.

Così arriviamo a quella che oggi è una scrittura più chiara, qualcosa di cui avevamo già avuto assaggio in tracce come Reborn ma che qui vediamo in full effect.

“I think that’s something I’ve come to terms (..) these feelings don’t go away, they hide and they wait for the right moment to pop back up. I realized that you grow and you learn and get these tools that you have so when you are in a similar situation again, you know how to handle it. ”

Kid Cudi nel corso di un intervista con Zane Lowe Dicembre 2020

La scrittura di Man On The Moon III gode di questa maturità, presentando un artista capace di puntualizzare ogni aspetto della sua personalità con debolezza e forze. Se i primi due atti presentano il ritorno di Mr. Rager con tracce come Another Day e Heaven On Earth, ogni situazione descritta viene esorcizzata nel terzo e quarto atto in brani come The Void e Lord I Know. Sparisce così quella crisi espressiva dei primi due capitoli che rispecchiava evidentemente un artista tendente a rendere i problemi polvere da nascondere sotto un tappeto musicale di successo.

Numerosi i riferimenti ai primi album, Cudi sceglie di andare avanti ma prendendo con sé un passato che va ancora più indietro dei primi giorni in studio con Kanye. Elsie’s Baby Boy si discosta musicalmente da tutto il resto; etichettata come flashback nella tracklist, è il segno più grande della maturazione di Kid Cudi. Probabile risultato di anni di terapia, l’artista canta delle radici del suo male, dove tutto è iniziato.

“By the time he was elevan, his father had left him, white church, sitting in the front row, all-white casket closed, he won’t see him no more”

Kid Cudi torna a parlare della più grande perdita della sua vita, quella di suo padre ma questa volta la penna lo trasforma in regista, capace di catturare quella scena nei minimi dettagli esorcizzandola per poi tornare al presente con uno degli outro più toccanti e belli della sua carriera.

Soli insieme, illuminati dalla Luna.

La magia avviene nel quarto e ultimo atto Powers in cui 4 Da Kidz e Lord I Know prendono le redini di una chiusura-non chiusura di questo viaggio. La prima rappresenta la forma più pura del messaggio che da oltre dieci anni manda ai suoi fan, direttamente dalla sua metaforica Luna mentre la seconda è il percorso inverso in cui l’artista assorbe l’amore che ha ricevuto in questi anni anche nei momenti in cui era più distante.

La luna è stata il primo elemento che ci ha spinto a guardare in alto, a superare noi stessi e a sognare ad occhi aperti. Nella letteratura ha rappresentato una delle muse più comuni, Murakami parla di pace e solitudine pura mentre Shakespeare chiamava stolto chi non gli prestasse ascolto.

Oggi Kid Cudi ha finalizzato quella stessa missione a cui ragazzi come Ben Breedlove credevano fortemente. Rendere quella stessa celebre Luna un piccolo segnalibro da usare quando i capitoli delle nostre vite scorrono troppo velocemente facendoci inciampare, bloccati da soli sul terreno. Una luna interpretata anche da Cudi come il regno del Solo Dolo ma che ora ci mostra che c’è qualcosa che veglia su di noi anche nella solitudine, ed è sempre lì pronta ad illuminarci a prescindere da che parte del mondo la osserviamo.

La luna è sempre stata la metafora della musica di Kid Cudi e Man On The Moon III è la perfetta rappresentazione di tutto questo.

 

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