Una riflessione su uno dei dischi che più ci ha commosso in questo 2020: ci riferiamo al secondo album solista di Vale Lambo, Come Il Mare.

“Nelle città senza mare, chissà a chi si rivolge la gente per trovare il proprio equilibrio”. Scriveva così l’autrice giapponese Banana Yoshimoto nel suo libro Il Coperchio del Mare: una riflessione semplice ma efficace, che spiega bene la profonda influenza che il mare può avere nelle persone.  Influenza che sembra aver percepito anche Vale Lambo, che nel suo ultimo disco solista Come il Mare gli dedica interamente il concept.

Come il Mare è un disco blu: nella sua anima, nel suo sound e nei suoi versi; blu come uno dei chakra più noti contemplati dalla filosofia orientale, che crede nel “colore che è vita, e nell’oscurità, che è morte”; blu come il cielo che all’orizzonte incontra il Golfo di Napoli, ai piedi del Vesuvio, e nel quale lo stesso Lambo ha scritto il disco.

Il nuovo progetto dell’autore campano è un concept album in tutto e per tutto, e trova in degli elementi specifici il suo filo conduttore: nella morbidezza delle sue produzioni, nell’intimità del racconto e nella presenza on point di ogni featuring al suo interno. Uno su tutti quello di Luchè in Che Teng A Vere: un vero e proprio instant classic, che contiene un bel campionamento del brano Love Sensation di Loleatta Holloway. Menzione d’onore anche per Nayt e Lele Blade, che firmano due delle strofe più emotive del disco, senza nulla togliere a Madman e Dani Faiv, presenti nelle tracce più leggere del progetto. Infine, è da sottolineare la presenza di Franco Ricciardi, autore del ritornello da pelle d’oca nella neomelodica ‘Nammurat e Te.

In questo disco l’autore ritrova la narrazione fortemente autobiografica dell’album precedente, Angelo, mantenendo il dialetto come core del progetto ma aprendo in modo mirato e deciso all’italiano anche nei suoi testi più intimi – come accade in Neve e Roma – ampliando gli orizzonti del suo stile in più ramificazioni. Il merito di questa evoluzione è anche del pregiato comparto sonoro curato in primis da Yung Snapp, che ci accompagna lungo l’ascolto sempre in modo ispirato e sorprendente, raggiungendo dei picchi in strumentali come quelle di O’Mare e Tam che lasciano senza fiato per quanto sono belle.

Quello che sviluppa Vale Lambo nel suo nuovo disco è un vero e proprio album di fotografie: gli amici, l’amore e la famiglia ne sono i protagonisti, dipinti tutti in modo così particolare da “imbarazzare” l’ascoltatore per quanto sincero e viscerale è il racconto (e come testimonia Abbracciami, il brano di chiusura). In Come il Mare sembra che l’artista abbia trovato un antidoto contro la nostalgia ed il passato, ma non solo: dalla penna dell’autore viene fuori un fiume in piena di immagini e di sensazioni che si alternano tra momenti più chill (Kaioshin fa scuola in questo senso) ed altri più profondi, strizzando l’occhio alla sua spiccata vena autoriale.

Se dovessimo invece scegliere una sola traccia come manifesto dell’anima di Come il Mare, sceglierei Solo Piano: una traccia speciale, posta al centro del disco come a rappresentarne il cuore. Se invece volessimo accostare le sensazioni suscitate durante  l’ascolto, mi piacerebbe citare un bellissimo pezzo di uno dei cantautori italiani più raffinati di ogni epoca: Com’è profondo il mare di Lucio Dalla. Vale Lambo è un artista che ispira, che non somiglia a nessuno e che ha il pregio di star costruendo un universo musicale personalissimo a cui non possiamo che guardare con fiducia. Anche il suo mare sembra essere molto profondo, ed ancora in molti non riescono a guardare soltanto che alla superficie.

Puoi ascoltare il disco completo qui:

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