Rapologia Charts – I 10 migliori dischi rap pubblicati in America nel 2020

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Vi presentiamo di seguito i 10 migliori dischi rap pubblicati in America in questo intenso 2020, secondo la redazione di Rapologia.

Così come fatto per l’Italia, assieme alla fetta di ragazzi del sito che seguono la scena rap degli Stati Uniti d’America abbiamo voluto stilare la classifica anche dei 10 migliori dischi a stelle e strisce pubblicati nel 2020.

Una scena profondamente segnata dal Covid-19, dalle proteste del movimento Black Lives Matter e dalle tanto discusse elezioni presidenziali che hanno portato alla vittoria di Joe Biden e alla sconfitta di Donald Trump, oltre a quella di Kanye West, candidatosi con il suo Birthday Party. Senza dimenticare, ovviamente, la prematura scomparsa di artisti come Pop Smoke, Fred the Godson, Dj Shay e King Von.

Il rap però per nostra fortuna non si è mai fermato e abbiamo avuto così tra le mani una grossa quantità di musica rap fatta bene, tra conferme, il ritorno di veterani e nuove leve che fanno fatto la voce grossa sulle principali piattaforme di streaming.

Scelti con lo stesso criterio della classifica italiana, ecco di seguito – dalla prima a alla decima posizione – quelli che secondo il nostro gusto puramente personale sono i 10 migliori dischi rap pubblicati in America in questo intenso 2020.

Big Sean – Detroit 2

Detroit 2 è probabilmente uno degli album rap meglio congegnati degli ultimi tempi: produzioni mai banali, ospiti di rilievo ed una narrazione impeccabile lo rendono, infatti, l’ennesima prova del talento di Big Sean. Al centro rimane sempre la storia dell’artista, che condivide con il pubblico riflessioni sul razzismo, sull’amore e sulla salute mentale. Nonostante la sua lunghezza, il progetto si dimostra essere un prodotto ben calibrato, in cui un ottimo e variegato tappeto musicale fa da sfondo alla forza tecnica e lirica di Big Sean. Detroit 2 prosegue il cammino intrapreso nel 2012 con l’omonimo primo capitolo: un percorso di crescita e miglioramento, che ha reso l’MC uno dei migliori della scena contemporanea.

Brani consigliati: Harder Than My Demons, The Baddest, Friday Night Cypher

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Mac Miller – Circles

Everybody’s gotta live, and everybody’s gonna die. L’attacco di Everybody suona come un presagio letto ormai in ritardo, e che così ha perso il suo aspetto funesto, per conservare solo un tratto più malinconico. Non c’entra la sinestesia, ma Circles, l’album postumo di Mac Miller, ha a che fare con i sapori, in particolare con il tono agrodolce che lascia in bocca dopo l’ascolto. Sì, perché il disco – curato nelle produzioni e nella revisione finale da Jon Brion – da una parte ci dà un assaggio, dolce e delicato, dell’enorme talento dell’artista di Pittsburgh, scomparso nel settembre 2018. Dall’altro lato, però, si fa strada una punta amara, che cresce sempre più pensando – senza retorica – a ciò che questo artista avrebbe potuto regalare, continuando nel suo viaggio di note e colori.  Circles è un disco incantevole, una piccola perla fuori dal tempo. Un diamante affilato, che ci punge sul dito e unisce bellezza e dolore.

Brani consigliati: Everybody, Blue World, Hands.

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Freddie Gibbs, Alchemist – Alfredo

Alfredo di Freddie Gibbs e The Alchemist è la sublimazione dell’arte allo stato puro. Il progetto “mafioso” di Freddie è stata forse la release più influente dell’anno, per lo status degli artisti coinvolti, per il concept che ci sta dietro e per l’impeccabile comunicazione che è stata curata nei minimi dettagli: dal cinema dei videoclip sino ad un merchandising estremamente ricercato (un fumetto dedicato in edizione limitata basta?). Brani come Scottie Beam con Rick Ross non sono soltanto prove di manifesta superiorità, ma anche testimonianze di una narrazione della black culture che mai come quest’anno ha avuto un ruolo così rilevante. I featuring sono giusto tre – Rick Ross, Tyler The Creator, Conway – e son coerenti nel voler dare al disco una dimensione romanzata e cinematografica dall’inizio alla fine. La ciliegina sulla torta? Alfredo è stato nominato ai Grammy come miglior disco rap dell’anno, e noi non possiamo far altro che supportare la scelta dell’Academy. Un altro motivo? La traccia Something to Rap About, uno dei motivi per amare il rap USA fatto come si deve. Ne volete un altro ancora? The Alchemist nella sua forma più ispirata, da uno dei migliori produttori dell’anno e anche del decennio.

Brani consigliati: Scottie Beam, Something to Rap About, Skinny Suge

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Kid Cudi – Man On The Moon III

Dalla Mulholland Drive la Luna e Los Angeles si guardano come in un gioco di specchi infinito. Una strada iconica e pericolosa che rappresenta l’equilibrio in cui spesso vita e morte collidono. Cudi sceglie quel posto per presentarci Man On The Moon III, un capitolo coerente con il messaggio degli episodi precedenti ma che espande il suo rumore. In un mix di sonorità che Mr. Rager in persona ha ispirato nel corso degli ultimi 10 anni, si susseguono alcuni dei momenti più introspettivi di un artista che non crede nella gravità. Se la prima parte ci racconta dei momenti che non permettono alle ferite di Scott di guarire completamente, la seconda mostra la sua maturità addentrandosi in luoghi familiari con un’inedita mentalità. Diviso in quattro atti, l’album vede Dot Da Genius, primo padre del sound dell’artista di Cleveland, orchestrare un viaggio musicale che stavolta finisce con una chiara rivelazione. L’uomo sulla luna ha finalmente ritrovato sé stesso e nel suo percorso di identificazione accoglie collaborazioni inaspettate capaci di funzionare anche in un ambiente così intimo. Man On The Moon III è il disco che non sapevamo di volere e che chiude un capitolo nella discografia di Kid Cudi per aprirne uno nuovo.

Brani consigliati: Lord I Know, Solo Dolo, Pt. III, Another Day

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Conway The Machine – From a King to a God

From a King to a God di Conway The Machine è un disco dallo spessore incredibile, nonché il progetto più maturo (come il titolo lascia “leggermente”intuire) di uno dei 3 Spurs di Griselda. Come avrete capito, da queste parti abbiamo una certa predilezione per la crew di Buffalo, e scegliere il nostro preferito tra Conway, Westside e Benny The Butcher è sempre un’impresa ardua, dato che con costante regolarità tutti e tre fanno almeno una release all’anno. From a King To God è un disco ricco di featuring e di rap: dentro c’è il boom bap classico che li ha distinti, ma c’è anche la trap di Anza, la celebrazione dello stile Griselda, l’omaggio al passato con Juvenile Hell e soprattutto una importante quota conscious ispirata dalla prematura scomparsa del dj e amico fraterno Dj Shay, che dà vita a tracce che rimangono impresse come Forever Droppin Tears . Infine – ma non meno importante – la lista di produttori presente all’interno, che è da manuale: DJ Premier, Havoc, Erick Sermon, The Alchemist. Insomma, fate voi. Ah, e c’è anche una deluxe con brani di una certa rilevanza, tra i quali spicca Serena vs Venus.

Brani consigliati: Lemon, Juvenile Hell, Forever Droppin Tears

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Westside Gunn – Pray 4 Paris

Con il suo terzo album e venticinquesimo progetto, Pray For Paris, il frontman del collettivo Griselda Westside Gunn, compie un enorme passo in avanti per la sua carriera, percorrendo la strada spianata originariamente da Roc Marciano, fatta di rime di strada autentiche, ritmi sporchi, duri e minimalisti.
 A fare da valore aggiunto a tutto ciò, abbiamo l’abilità di marketing di WSG. 
Suscitano particolare interesse infatti, la copertina realizzata da Virgil Abloh e i riferimenti lirici di alto livello, tra cui quelli al wrestling e al mondo della moda, che WSG vive appieno, unendo questi elementi alla dimensione musicale. 
In ogni traccia, risuonano onomatopee di colpi d’arma da fuoco, in modo ridondante e quasi logorroico, anche se in quantità minore rispetto ai progetti precedentemente “partoriti” del trentottenne di Buffalo.
 La selezione di beat è impeccabile.
L’album vede le collaborazioni in famiglia di Conway The Machine e Benny The Butcher e numerose altre tra cui Joey Badass, Freddie Gibbs, Roc Marciano e Boldy James. 
Pray For Paris, infine, contiene anche due featuring sorprendenti di Wale e Tyler, The Creator, e la prima collaborazione di WSG con DJ Premier per Shawn vs Flair.

Brani consigliati: George Bondo, Shawn vs Flair, LE Djoliba

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Nas – King’s Disease

King’s Disease è il frutto della collaborazione tra uno dei migliori autori del nostro tempo ed uno dei produttori che hanno dato all’hip-hop l’aspetto attuale: la lirica di Nas si è, infatti, unita alla freschezza del sound di Hit-Boy creando un equilibrio perfetto tra le forze in gioco. È incredibile come il rapper del Queensbridge abbia ancora così tanto da dire dopo tre decadi di album e collaborazioni. Altrettanto incredibile il fatto che Nas stia dando vita ad alcuni dei progetti migliori della propria carriera a quasi trent’anni di distanza dal debutto: King’s Disease è, infatti, la dimostrazione della fertilità di una mente alla quale le nuove generazioni non possono fare altro che guardare con invidia. La recente candidatura ai Grammy 2021 nella categoria Best Rap Album è solamente la ciliegina sulla torta.

Brani consigliati: Ultra Black, Full Circle, Spicy

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Eminem – Music To Be Murdered By (Deluxe edition)

Se c’è una cosa che questo 2020 ha confermato è che ogni volta che il mondo va a puttane, Marshall Mathers da il meglio di sé. Nel periodo pre e post 11/09 la sacra trilogia rappresentò una perversa Divina Commedia di Pop Culture e ipocrisia politica. Oggi i due “side” di Music To Be Murdered By fanno lo stesso con un panorama ancora più caotico e musicalmente instabile. L’ironia sulla reclusione di Shady sparisce in due progetti che brillano di attualità e esorcizzano l’instancabile flusso di cattive notizie che questi mesi ci hanno portato. Se il primo lato ci ha fatto godere di collaborazioni che prima di quel momento non erano che sogni lontani, il secondo mostra un artista finalmente in pace con sé stesso, capace, nonostante l’età di divertirsi ancora con la sua arte. Dopo un momento statico e poco ispirato, Eminem ha dimostrato a tutti che c’è ancora un fuoco capace di bruciale dentro la iconica penna.

Brani consigliati: Lock It Up, Yah Yah, Gnat

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Run The Jewels – RTJ4

RTJ4 è sicuramente la miglior rappresentazione musicale delle vicende sociali del 2020: uscito in concomitanza con l’omicidio di George Floyd, la nuova fatica discografica dei Run The Jewels ha, infatti, dato voce alle tragedie di quest’anno. A fare la fortuna del disco non è stata solamente una tremenda e lucida narrazione degli eventi, ma anche una produzione grezza e micidiale: le strumentali di El-P permettono, infatti, alle barre del celebre duo di fare da padrone e di condurci lungo un percorso dominato da scene di terribile quotidianità. RTJ4 dei Run The Jewels è il manifesto musicale delle proteste dei mesi scorsi nonché il degno tributo all’I can breath di innumerevoli innocenti.

Brani consigliati: ooh la la (feat. Greg Nice & DJ Premier), walking in the snow, never look back

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Denzel Curry, Kenny Beats – UNLOCKED

Fare qualcosa di diverso da tutta la musica che si sente in giro, mettendo insieme varie influenze e passioni. Con questa intenzione è nato UNLOCKED, il progetto collaborativo di Denzel Curry e Kenny Beats, che in 8 tracce ci conduce in un universo creativo densissimo, tra il Wu-Tang Clan e Scooby Doo. UNLOCKED è nato in 72 ore di studio-session. I due hanno lasciato viaggiare molto la fantasia, senza pensare a come dovesse suonare la musica o in cosa si sarebbe concretizzata. Il risultato è un EP “compatto”, senza singoli, composto da 8 pezzi e diviso in 2 sezioni. Dal punto di vista contenutistico non ci sono highlights. Denzel usa magistralmente la voce, cambiando spesso flow e tonalità. Si sentono molto le influenze di DMX e Ol’ Dirty Bastard. Per quanto riguarda Kenny, le strumentali sono estremamente elaborate. Moltissimi i sample usati, lui ha detto si essersi ispirato a Madlib. Detto questo, UNLOCKED contiene musica qualitativamente alta, per le skills messe in campo dagli autori. Altro aspetto è il carattere di istintività che trasmette. Dalla tracklist, in cui i brani hanno nomi “di comodo” legati al processo creativo, alla percezione di ascoltare musica non confezionata per essere venduta, ma composta e pubblicata per passione. Ecco perché questi 17 minuti che mischiano boom-bap e scream rap, in cui ci sono rime sui cartoni animati, è nella top10 di Rapologia del 2020.

Brani consigliati: Take_it_Back_v2, DIET_, So.Incredible.pkg

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E voi che ne pensate? Quali sono secondo voi i migliori dischi rap usciti in America in questo 2020? Se volete rinfrescarvi un po’ la memoria su altre uscite dei precedenti mesi, vi lasciamo qui sotto qualche altro signor disco dove a farla da padrone è semplicemente il rap:

Abbiamo raccolto la Charts 2020 statunitense in una playlist di Spotify, contenente i nostri tre brani consigliati per ognuno dei dieci album entrati in classifica. La trovi di seguito: buon ascolto!

Classifica dei 10 migliori dischi rap pubblicati in America nel 2020
a cura dello staff di Rapologia

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.