In Francia ci si aspettava tanto da Stamina di Dino, ma così tanto? Sinceramente no.

Personalmente cerco di non crearmi mai troppe aspettative per un’uscita di un singolo o di un progetto, poiché, come si sa, avere troppo hype molte volte provoca delusione dopo l’ascolto. Il motivo sono le aspettative troppo alte per un prodotto che non riuscirà mai a raggiungerle. Questo però non accade, quando il prodotto è di un fenomeno, tipo PNL, Nekfeu o in questo caso Dinos. (Se non conoscete la sua storia, vi consiglio di leggervi prima questo articolo dove ne ho già parlato).

Detto questo, più di due settimane fa è uscito Stamina, il terzo album di Dinos. Tengo a precisare che la recensione sarebbe potuta uscire molto prima, tuttavia non ritengo giusto valutare in un giorno o poco più ciò su cui un artista ha lavorato per mesi. La scelta è risultata vincente, perché in questo modo sono riuscito a scoprire e a comprendere il livello enorme di quest’album. Ricordo, inoltre, che più dell’80% dell’album è tradotto in italiano e disponibile su Genius.

L’introduzione

Stamina, è il terzo album del rapper della Courneuve, quindi preceduto da Imany e Taciturne, tuttavia, come ha detto lui stesso sia nelle interviste che nelle canzoni, non è più quello di prima. Per esempio in un teaser dell’album diceva “Non sono più taciturno” (dove riprende appunto Taciturne), oppure in 93 Mesures dice “Me r’parle plus jamais comme si j’étais encore le Dinos d’Imany” ossia “Non mi riparlare più come se fossi ancora il Dinos d’Imany”. Insomma, Dinos si sente cambiato rispetto a prima. Però ascoltando il disco, questa differenza si nota, ma non è netta, è più sfumata. Infatti, Stamina, dà l’idea di essere più un miglioramento di ciò che ha fatto prima, piuttosto che un cambiamento. Di fatto, come avevo già spiegato dettagliatamente nell’articolo citato all’inizio, Imany è stato un progetto di transizione, Taciturne invece, quasi un banco di prova. Quindi, con questi primi due album, Dinos ha visto le sue capacità, ha visto cosa andava meglio e in Stamina, l’ha ripreso e migliorato.

La maturità e la semplicità

Perciò, paragonerei Dinos quasi a un cecchino, con i primi due colpi (Imany Taciturne) ha capito dov’era il bersaglio, con Stamina, l’ha centrato in pieno. Infatti, con il secondo album ha provato moltissimi stili, mentre in quest’ultimo c’è solo rap e meno varietà. Anche il numero delle tracce è un indicatore: 20 per Taciturne, 14 per Stamina. Dunque, si potrebbe dire che è un progetto più “semplice”. Lo stesso Dinos, in un’intervista, ha detto che Stamina, l’ha finito in tre mesi, perché, anche guardando il periodo attuale, ha ricercato di essere il più semplice possibile. Tuttavia, la “semplicità” non è di certo un difetto, perché quest’album è tutt’altro che semplice. Forse sarebbe più giusto dire “diretto”. Infatti, ogni punchline arriva dritta al punto, portando con sè messaggi e temi incredibili. Ed il bello è che di punchline ce ne sono una ogni barra, proprio perché la scrittura di Dinos è una delle migliori di Francia.

La plume e le melodie

Di solito si ha quest’idea che chi scrive bene, o chi parla di temi impegnati, sia pesante da ascoltare. Non lo nego, molte volte capita, poiché il rapper medio cerca così tanto di lavorare sulle parole che si dimentica della musicalità. Al contrario, un rapper fuoriclasse riesce a mischiare entrambe le qualità senza perdere da nessuna. Questa è la definizione di Dinos, un artista che scrive testi invidiabili anche dai migliori liricisti, ma allo stesso tempo riesce a rapparli e cantarli con delle linee melodiche stupefacenti e varie. Per quanto riguarda i temi trattati, la plume (ossia la scrittura) di Dinos non è mai banale, ma questo, per chi già lo conosceva, si sapeva. Infatti il livello dei testi è su quello con cui ci aveva abituato benissimo in Imany e Taciturne, anzi, anche migliore. I contenuti sono simili, anche se, forse in quest’ultimo progetto si è concentrato un po’ di più su sé stesso rispetto ai due precedenti, più impegnati sul mondo circostante. Ma la differenza resta comunque minima.

La sorpresa dei feat

Anche nella scelta e nell’utilizzo dei feat, Dinos si è rivelato diverso rispetto al resto della scena. Infatti, fino all’uscita del disco, l’unico feat annunciato era quello con Laylow su Ciel Pleure (capolavoro). Però, non è il solo feat. Proprio perché ascoltando il disco, si scoprono le altre collaborazioni: con Zefor e Zikxo su Judas, con DA Uzi su Maman m’aime, con Leto su Le Nord se souvient, con Tayc su Je Wanda e per finire con Nekfeu su Moins Un (banger da paura, probabilmente uno dei feat migliori di quest’anno). Solitamente per aumentare l’hype attorno ad un progetto si usa annunciare i feat settimane prima, ma Dinos non è come la massa ed anche in queste piccole cose lo dimostra.

Conclusione

Quest’anno è stato un anno proficuo per il rap francese, con tante belle uscite e con tanto rap, a queste non si può non aggiungere Stamina, di Dinos, probabilmente uno dei progetti meglio riusciti questo 2020. I motivi sono quelli elencati sopra. Inoltre, finalmente il rapper della Courneuve sta iniziando ad avere il successo che merita, infatti se prima era uno dei migliori secondo la critica, ma sconosciuto al grande pubblico, ora sta macinando numeri su numeri. Non a caso Stamina, ha totalizzato più di 15.000 vendite (per intenderci il suo ultimo album ne aveva fatte un terzo) e molti dei suoi pezzi sono finiti al top delle classifiche. Insomma: un po’ di meritocrazia non fa male. Ma c’è un però. Infatti questo disco non è perfetto, ci sono alcuni feat e delle canzoni superflue (Corbillard in stile drill non l’ho trovata al livello delle altre tracce). Tuttavia trovo paradossalmente questi difetti (comunque minimi) una cosa positiva. Proprio perché vuol dire che il margine di miglioramento per un album ancora migliore c’è eccome.

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