Una breve riflessione in merito ad una costante del rap: l’immagine del rapper come eterno conquistatore.

Che dite tutti t*oia e siete tutti fidanzati, non avete rispetto per le donne e per le vostre donne ancora meno“: è con questa frase contenuta in Outro In The Night, traccia estratta da QVC9, che Gemitaiz racconta una grande verità che aleggia sul mondo del rap e che merita di essere discussa poiché affonda le radici in un immaginario stereotipato e difficile da cambiare, in cui i rapper rimangono degli eterni playboy e con una scia di ragazze al seguito anche quando la realtà è ben diversa.

Partiamo da un fatto piuttosto ovvio: i social hanno cambiato nel corso del tempo l’idea di privacy e sono gli artisti in primis a condividere una moltitudine di momenti che una volta erano considerati privati e destinati a rimanere tali. Dunque, è piuttosto ovvio che i fan degli artisti, dei rapper in questa sede, conoscano anche molto bene le dinamiche delle loro relazioni sentimentali. Rispetto ad un tempo, quindi, è inevitabile mettere in discussione quelle immagini nelle loro canzoni che li dipingono come inguaribili latin lover, quando è noto al grande pubblico che gli stessi sono in una relazione da lungo tempo e magari anche stabile.

È chiaro che qui non ci si vuole riferire a casi isolati, citazioni a film o fatti accaduti e nemmeno agli storytelling, ma ad artisti che, in tutto e per tutto, cercano di mantenere nelle canzoni quell’aura di persona irraggiungibile e impossibile da conquistare, nonostante è palese che non sia così. Quindi, qui la domanda da farsi è una: c’è un fondo di verità o è un continuo dover mantenere un certo status, ovvero quello del single a vita? E se sì, perché?

L’esempio più lampante lo ritroviamo forse in Sfera Ebbasta e Lazza, che ripetutamente postano foto con le rispettive partner e che quindi, pur volendo ignorare quando si autoproclamano conquistatori a tutti i costi, rendono abbastanza difficile crederci. Avendo ascoltato per lungo tempo entrambi gli artisti, posso affermare che sono diversi i momenti in cui è possibile riscontrare questa situazione, ma ci sono alcuni esempi che andremo a vedere ora in cui il non rispetto per la propria donna si aggiunge alla mancata credibilità in merito a quanto raccontato. Citazioni di Sfera Ebbasta da Famoso:

“Sono le 6 di mattina, il telefono vibra
Hotel 5 cinque stelle, ma non è casa mia
La tipa che ho a fianco, no, non è la mia tipa
Ma a quest’ora manco posso dirle vai via”

e ancora:

“Le dico ti amo e non provo niente
Volevo una tipa, queste modelle
Me la danno in fretta e non mi danno niente”

Se non conoscessimo nulla della vita privata di Sfera queste citazioni passerebbero senza dubbio in sordina; diverso il discorso quando, come dicevamo prima, la partner in questione è diventata nel tempo quasi alla pari di un qualsiasi personaggio pubblico ed è lo stesso rapper a far sì che sia spesso presente sui propri social.

Proseguiamo poi con un’altra citazione di Lazza, che, per quanto ai tempi del disco in questione – molto più privati rispetto ad ora – sapevamo comunque impegnato in una relazione; ciò nonostante, lo abbiamo sentito dire in un brano di Re Mida:

“Ho due cellulari
In uno lavoro, gli amici, la donna ed i miei genitori
Nell’altro c’è il pusher ed un paio di t*oie di cui non so i nomi”

Diventa inevitabile davanti a frasi simili chiedersi come le ragazze a fianco dei rapper possano sopportare tutto questo o che epiteti come t*oia e put*ana siano una costante nei loro testi. Ancora una volta, cogliamo l’occasione per ribadire che il rispetto e la discriminazione passano anche dal linguaggio, ma siamo ben consapevoli che in quest’ambiente la figura femminile sembra essere al pari ed avere lo stesso valore delle collane e dei soldi: più ne hai, meglio è. Le donne, come i beni, sono un metro di successo in tutto e per tutto e no, non si sta esagerando. Vivida testimonianza di quanto appena affermato sono gli aspiranti rapper che, seppur con pochissimo seguito e altrettante scarse visualizzazioni e conferme, non solo si ricoprono di collane e vestono i brand più costosi, ma al pari di ciò, si atteggiano a playboy incalliti, perennemente circondati da donne.

La vita dei rapper è diventata attrattiva al pari di quella dei calciatori e forse in questo possiamo trovare il motivo alla base dell’immagine del rapper playboy; al tempo stesso, è vero che nel rap conta, o perlomeno dovrebbe contare, l’essere vero. Ci aspettiamo che parli di strada solo chi è di strada, così come che si raccontino solo cose che si vivono; perché allora accettiamo che si menta su un aspetto così importante della propria vita e non ci esponiamo su questo? Negli album si racconta spesso della propria crescita personale, della propria evoluzione, però si rimane a qualsiasi età degli eterni playboy.

Fortunatamente possiamo notare che, in mezzo a questo modo di raffigurarsi, c’è chi si distingue: menzioniamo brevemente Salmo che, seppur a modo suo e in maniera ironica, in Pussy con Lazza e Tony Effe, rende conto alla sua partner:

“Metto due dita in fica alla tua amica che straripa come Dua Lipa
Di’ alla mia tipa che scherzo
Ho l’umorismo perverso”

Altro esempio ancora più valido è quello di Vegas Jones che, a dispetto di tutti quelli menzionati fino ad ora, si può classificare come il più riservato in assoluto; è vero anche che, raggiunto un certo livello di notorietà e complici i social, è stato inevitabile imbattersi nella sua partner che i fan stessi riconoscono proprio col titolo di una delle tracce più cult di Veggie e, non a caso, proprio dedicata a lei: Pelle Toscana. Oltre a questo pezzo contenuto in Chic Nisello, in Plug, quindi anni dopo, ribadisce di avere al suo fianco la stessa ragazza da sei anni:

“C’ho mezza dozzina con la stessa cioccia”

Sul finire di questo breve approfondimento non vogliamo ribadire nuovamente quanto già messo in luce fino ad ora, quanto concludere con la speranza che l’immaginario del rapper eterno playboy possa evolvere per rendersi più vero e meno legato a stereotipi che vogliono gli uomini con sempre una scia di ragazze al seguito.

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