Brianza Chronicles di Ape è l’esempio lampante di un’interpretazione della musica Hip Hop che è sempre più rara.

Il 16 dicembre Ape ha pubblicato il suo decimo album, dal titolo Brianza Chronicles. Si chiude così il cerchio di un ragazzo che passando da Venticinque è diventato uomo e ora ha tutta la maturità che serve per descrivere con lucidità la Sua Brianza.

È un po’ l’archetipo del rapper, quello che non deve mai dimenticare il posto da cui proviene, anche se cambiano gli occhi con cui lo osserva. Borghesia Suburbana è stata la prova generale prima di partorire un album dalle fortissime tinte sociologiche, un mantra della sua carriera.

Del resto anche Generazione di sconvolti e The Leftovers condividono questa propensione a fondere la propria interiorità con i problemi della società, ed è questo uno dei motivi fondamentali per cui Ape è sempre stato stimato ed ascoltato da una bella fetta di pubblico, nonostante le difficoltà a farsi piacere da una fanbase che svalica il nuovo millennio.

Il disco è maturo, freddo in alcune sue parti ma mai distaccato. Musicalmente coerente, soprattutto grazie al lavoro di Ill papi che oltre ad aver prodotto 5 tracce, ha anche registrato e mixato il disco. È doveroso menzionare anche il gran lavoro a livello di visual da Ordine del disordine, che insieme al packaging riesce ad esprimere al meglio l’anima del disco. Le danze si aprono con Vichingo 20 (prod. by Robby Budget), un’entrata molto scenica per cattiveria e fame.

“Vengo dal nord,
fanc*lo Lega,
chiamami Vichingo”

Brianza State of Mind e Dici di no erano già stati svelati nelle scorse settimane. La prima con ALZ Greygoat e Easyman è la quasi title track del disco ed un omaggio alla più volta nominata MB (sigla di Monza-Brianza). Due featuring più che adatti alla produzione di Ill Papi e che rendono il brano scorrevole. La seconda vede invece entrare prepotentemente Tebra sulla produzione di Irmu nel ritornello e nel bridge, diffondendo un alone di malinconia molto ben riuscito.

Fotogrammi sparsi (prod. by Pj Neena) ci porta indietro di qualche anno come mood essendo probabilmente la traccia più in linea con lo stile di Venticinque. Tuttavia è allo stesso tempo anche un riassunto perfetto di questo atipico e (purtroppo) indimenticabile 2020.

“Non puoi abbracciarmi, stringermi la mano
Parla da lontano
Ti mando un vocale magari poi ci sentiamo”

Si cambia decisamente tono con La Via. Un classico banger, con barre a ripetizione su di un loop prodotto da FedeDsm che fa muovere il collo in alto e in basso in maniera inconscia. Le punchlines le portano direttamente da casa Ill Side e Mental Dizzle.

“Io vivo su un altro pianeta
Un po’ alcolizzato un po’ atleta
La sveglia alle 5, scendo la belva
mi alleno tu chiamami asceta
Fanc*lo i programmi e gli slogan
Tornate a indossarvi le Hogan
Si svegliano solo se parla Mentana o se Striscia fornisce la prova”

Empire è uno storytelling che racchiude una ferma condanna all’abuso di sostanze. Sicuramente la traccia dalle tinte più gangstar del disco, anche grazie alla produzione di Apoc, ma anche estremamente umana nel raccontare la vita in metropoli.

Passare da Rooftop a Cocobanger (prodotte entrambe da Ill Papi) a Fantasmi (prod. by Gio Lama) è una vera e propria montagna russa. Chillin, rockin e getting sad uno dopo l’altro, con la costanza di testi non banali e flow molto simili. Qui Sigma, Jangy Leeon e Tebra sono inseriti nella giusta maniera per far si che ognuno possa far risaltare le proprie qualità, mostrando una grande cura nella scelta dei featuring e nel loro posizionamento.

Salvami con Blooda (prod. by Stoma Emsi e con scratch di Deva) sfrutta un beat molto futuristico e che a occhi chiusi ci trasporta in un’ambientazione alla Neuromante. Risalta soprattutto una quartina:

Nuova energia che percepisco ma non mi appartiene
Altri motivi, altri obiettivi altra generazione
Richiami che restano vivi, quasi assuefazione
Persone da cui ti dividi per definizione”

che sembra quasi una confessione su come il rap di Brianza Chronicles sia volutamente asincrono, appositamente non adatto a questi tempi. Il brano continua infatti con “Ci metto il cuore, ogni battaglia sto a viso scoperto/Dio solo sa se ci ho creduto e quanto ci ho sofferto”.

Idea 2020 (prod. by Ill Papi e con scratch di Deva) è il grande omaggio a 15 anni di distanza ad Idea 2005, contenuta in Generazione di sconvolti e prodotta da Mondo Marcio, in cui Narbe riesce a dare molta energia al pezzo. La volontà di lasciare e rimarcare le prese di fiato all’interno del brano fa capire la volontà che ha sempre avuto Ape di dare priorità alla realtà nelle sue tracce, anche se questa è costellata di fragilità e imperfezione.

Ho preso più schiaffi che complimenti
Lottato per pochi consensi
Rifarei tutto quello che ho fatto, magari un po’ meglio,
non so che ne pensi

La chiusura è con Empire Bright, traccia gemella di Empire in cui la produzione è affidata a Ill Papi col compito di dare un taglio decisamente più intimo. Compito portato a termine e ottima conclusione dell’album.

Generazione di sconvolti e Venticinque restano gli album più iconici di Ape, soprattutto perché venerati da un pubblico che cercava un qualcosa nella musica Hip Hop e lo ha trovato soprattutto in quei testi. Inoltre diversi dischi di quel periodo sono diventati topici anche perché relegati ad un immaginario rap che non c’è più. Ciò nonostante Brianza Chronicles è un album perfettamente in stile Ape, che porta testi, racconti ed atmosfere tipiche del rapper brianzolo. Un disco che segna indubbiamente l’apice musicale del suo ritorno sulla scena, se non della sua intera carriera.

In Idea 2005 Ape cantava: “Sempre piu immerso in un clima di concretezza/C’e gente che si sposa e ha gia messo a posto la testa/Chi ha preso casa e mi confessa/Di quanto gli è difficile restare a galla e aver qualche certezza”. A distanza di 15 anni sembra quasi che le parti si siano invertite, e che sia Ape ora a confessare come, nonostante la vita sia più regolare e sicura, è ancora difficile tenersi strette le certezze.

Sui social diverse volte è comparsa la scritta “il mio decimo ed ultimo album”, ma ci auguriamo che si tratti di una definizione temporanea e non in senso assoluto. Sarebbe veramente un enorme peccato perdere nuovamente un rapper che rappresenta una cattedrale nel deserto nel suo modo di intendere il rap, ancora capace di penetrare sottopelle e creare colonne sonore ideali per tanti momenti della quotidianità.

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire