Dieci anni fa, Nicki Minaj debuttava nel mainstream con Pink Friday.

Il 22 novembre 2010, Nicki Minaj lanciò un album che avrebbe cambiato la storia delle donne nel rap americano: Pink Friday. Reduce dal successo mediatico di Monster contenuta in My Beautiful Dark Twisted Fantasy di Kanye West la rapper fece, infatti, il proprio ingresso nel panorama mainstream inaugurando una nuova era per le donne nell’hip-hop.

Dopo il 2005 le rapper erano scomparse dalle classifiche e l’industria musicale aveva smesso di investire su di loro. Non erano mancati alcuni progetti di un certo rilievo, come Worth tha Weight di Shawnna, o un paio di singoli di successo – si pensi a Tambourine di Eve, ma nessuna era riuscita a sfondare.

I fasti degli anni ’90 erano molto lontani e – per usare le parole di Kathy Iandolifu Nicki a restituire alle donne la fiducia commerciale” dell’industria musicale. Il progetto di debutto della rapper newyorkese riaprì, infatti, le porte alle sue colleghe rendendo nuovamente possibile il loro successo.

Il titolo

Durante una diretta su Ustream, l’MC del Queens ebbe modo di svelare ai fan il titolo del disco ed il suo significato:

“To carry on a great tradition of Black Friday, we are going to switch it up this year in honor of the Nicki Minaj album and call that day Pink Friday, and call my album Pink Friday”

PF venne quindi presentato al mondo come l’emblema di una rivoluzione culturale: la rapper intendeva, infatti, rifarsi a una celebre tradizione americana per dare vita a un cambio di rotta. Un vero e proprio sconvolgimento inaugurato da Nicki Minaj con la sua folgorante carriera.

Il sound

Per quanto riguarda il sound, l’album si presenta come un crossover ottimamente congeniato tra rap, pop e r&b. Molti rimproverarono – e rimproverano tutt’ora – a Nicki di aver voltato le spalle alle proprie origini underground per prediligere un’immagine più commerciale. Tuttavia, il sottoscritto preferisce dare una lettura alternativa e duplice della natura ibrida di PF.

Anzitutto, il disco è una prova di versatilità straordinaria: la qualità che rende Onika Tanya Maraj una dei rapper più grandi di tutti i tempi. Già il tape Beam Me Up Scotty aveva dato voce a questa caratteristica, ma Pink Friday l’ha in qualche modo consacrata.

In secondo luogo, il progetto è espressione di una grande libertà artistica. Grazie anche allo straordinario contratto che Wayne le fece firmare nel 2009, Nicki Minaj è sempre stata al timone per quanto riguarda la propria musica. Tutto ciò si è quindi concretizzato in un progetto musicale audace e differente, che avrebbe dettato legge per molto tempo.

La struttura

Il progetto si apre con la trionfale I’m The Best, una vera e propria dichiarazione d’intenti. Nicki Minaj ripercorre qui i primi anni della propria carriera nonché alcuni dei momenti peggiori della sua vita come la povertà e la dipendenza del padre dal crack. In chiusura del secondo verso troviamo poi l’obiettivo della carriera dell’MC:

“I ain’t gotta get a plaque, I ain’t gotta get awards/I just walk up out the door, all the girls will applaud/All the girls will commend as long as they understand/That I’m fighting for the girls that never thought they could win/‘Cause before they could begin, you told ‘em it was the end/But I am here to reverse the curse that they live in”

Altro momento degno di nota è Here I Am, in origine intitolato Letter to the Media. Con esso Nicki si rivolge all’intera industria musicale sfidandone la logica e i meccanismi perversi:

“You got me thinkin’ twice to just breathe (I am)/Then you say I won’t survive if I leave (Who I am)/But I got a couple of tricks up my sleeve (Ah)/I no longer need your attention, at ease”

Dear Old Nicki segna forse il momento più introspettivo dell’intero progetto, in cui la rapper si rivolge alla propria “io” più underground. Onika riconosce di aver cambiato la propria immagine rispetto al passato, ma intende dare una sorta di giustificazione: le sue nuove scelte musicali sono, infatti, frutto della sua maturazione sia come persona che come artista:

“But I needed to grow, and I needed to know/Were there some things inside of me that I needed to show?/So I just deaded you, left you in all black/But dear old Nicki, please call back”

Tra gli altri momenti migliori del disco troviamo Roman’s Revenge con Eminem. La traccia dà voce a Roman e Slim Shady, alter ego dei due MC, e viene ricordata come la più celebre diss track rivolta a Lil Kim, a quel tempo nel pieno della faida con Nicki.

Anche Moment 4 Life e il banger Did It On’Em spiccano nella lunga tracklist di PF, regalando ai fan due ottime prove rap. Infine, Super Bass, uno dei crossover pop-rap meglio riusciti degli ultimi anni. Questa smash hit ha lanciato definitivamente la carriera di Nicki Minaj, entrata a far parte dell’immaginario collettivo una volta per tutte.

Perché ascoltiamo ancora Pink Friday nel 2020.

PF è – ad avviso di chi scrive – un prodotto musicale che è invecchiato molto bene. Il progetto ha, infatti, sfidato il tempo rimanendo in classifica per anni e imponendosi ben presto tra gli album preferiti dei fan della rapper.

Bandiera di una rivoluzione dei cui effetti ancora oggi le donne beneficiano, l’album di debutto di Nicki introdusse una nuova estetica, un nuovo sound ed un nuovo modo di fare rap contro ogni aspettativa e contro ogni diktat.

Pink Friday di Nicki Minaj ha rappresentato e rappresenta ancora lo standard per il successo.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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