Una recensione, decisamente controcorrente, su Anima Mundi: il nuovo disco di Axos.

Quando abbiamo avuto finalmente Anima Mundi di Axos tra le mani vi abbiamo buttato dentro tutte le aspettative che si erano create nelle settimane precedenti all’uscita e, nemmeno a dirlo, erano molto alte. Emily e 50mila baci, i primi due estratti, erano stati in grado di trasportarci in un viaggio incredibile, i racconti di Axos sui social in merito al disco poi, ci hanno tenuti col fiato sospeso; così, a poche ore dalla sua pubblicazione, Anima Mundi l’ho messo in play: ecco cos’è successo.

Premessa doverosa: recensire un disco così apprezzato dal pubblico, decretato da molti uno dei migliori album del 2020 e per tanti altri un vero e proprio capolavoro, non è facile; ancora più difficile è farlo quando quel disco, da chi lo sta recensendo in questa sede, non è stato apprezzato nella sua totalità e salva dell’intero progetto solo qualche brano.

Quello che bisogna riconoscere ad Axos, ancor prima di addentrarci nel vedere in dettaglio le parti che hanno composto questo disco, è la sua capacità di essere unico, in un periodo storico in cui essere la copia della copia è piuttosto facile. Lui ha mantenuto lontano il confine tra sé e gli altri, forse però, nel farlo, ha perso quella forza che lo contraddistingueva nei suoi primi progetti, e nel viaggio che abbiamo fatto insieme ad Axos in Anima Mundi, molti di noi si sono in un certo senso “smarriti”.

Accogliamo le emozioni che Axos prova e cerca di trasmetterci e proviamo a farle nostre, ma è come se ci si sgretolassero in mano; non rimane molto se non un sound che ricorda molto un filone pop-rock, tutt’altro che intenso per altro, se non per rare eccezioni; a tanti forse non dispiacerà, ma può per alcuni suonare troppo ostico, specialmente se ci si è approcciati al disco con la convinzione di stare per ascoltare un disco più vicino a progetti come quelli più recenti e che quindi questo lavoro ne fosse un continuum, quando invece ha creato uno stacco netto. Siamo ormai tutti ben avvezzi alla contaminazione, certo, ma credo che qui si sia andato troppo oltre. Parere personale, ovviamente.

Partiamo dalle note positive, che sono certamente, come detto all’inizio, la bellissima Emily e 50mila baci; due dei pezzi romantici più intensi di questo 2020 e rilasciate in un periodo in cui più che mai è importante riflettere sull’affetto e l’amore in generale, un grande valore che qui viene grandemente rispettato. I brani appena citati hanno regalato due momenti emotivamente fortissimi che non possiamo certo dimenticare.

Nei momenti più alti del disco troviamo anche Anima e Nome, un brano che colpisce sin da subito e spicca su tutte: qui ritroviamo la vita di strada, proprio come raccontato da Axos, e ci arriva cruda e dura come ce l’aspettavamo. Proseguiamo poi con L’amore Ci Farà A Pezzi Ancora, altro pezzo intensissimo, che si distingue soprattutto per come suona. Qui il mood è cupo, le immagini forti: “Un bimbo che ha fame attaccato ad un seno vuoto” , “La guardo dormire, lei mi guarda morire Mentre disegno un Monet coi morsi sul suo seno bianco”; una canzone tutt’altro che semplice da raccontare e che risuona splendida nella sua violenza. Ancora un pezzo si salva a mani basse in Anima Mundi, ed è Danika, totalmente differente da quelle sopracitate e dalla tematica che apparentemente si discosta dal tema amoroso, che ritroviamo a più riprese, ma ne rimane legata da un filo sottile. Danika è piacevole, leggera e sembra essere quasi una parentesi in mezzo a tutte le altre canzoni che troviamo nel disco.

Arriviamo ora alla parte restante del disco che si compone di un intro, Io, che insieme a Settimo Cielo con Ghemon, merita di stare nei brani collocabili nella perfetta metà che separa i brani validi, da quelli che in questo contesto boccio. Due pezzi che non brillano, ma che sento nemmeno di dover demolire del tutto; passano quasi in sordina ma non aggiungono né tolgono nulla all’album.

I problemi più seri col disco sono riscontrabili nel blocco che nasce con 9 Del Mattino e termina con Tu (A Mia Figlia), che vede nel mezzo Hallelujah con all’interno la collaborazione con Rosa Chemical e Camden Town. È difficile trovare un migliore aggettivo che non sia “strano”. Si, sono dieci minuti di ascolto molto strani, pervasi da un senso di confusione ed incomprensione e in cui non è più molto chiara la direzione il disco abbia deciso di prendere. Le scelte fatte tanto per il sound, quanto per le parole scelte per esprimere le proprie emozioni, risultano estranee, è difficile immedesimarvisi ed appare tutto come “appannato”. Rosa Chemical, un pioniere in quanto originalità e mosse controcorrenti, sguazza benissimo in questo mix che i quattro brani in questione creano, il che è tutto dire.

É chiaro che a rimetterci maggiormente sono stati i fan che attendevano trepidamente un album con almeno una matrice rap di Axos, che, reduce da dischi come Mitridate, a cui hanno fatto seguito seguito  Anima Mea e Corpus: l’Amore sopra, aveva dimostrato di avere tutte le carte in regola per competere nel rap game ed essere, a modo suo, un vero fuoriclasse. In Anima Mundi, infatti, a risentirne è la parte più rap e tecnica che ci si aspettava di trovare per la maggiore.

Il cerchio si chiude infine con Io Non Volevo Essere e California Hate, le ultime due tracce del disco. Il primo brano, pensato strettamente come un singolo da radio, non incontra tante perplessità in quanto rivolto ad un pubblico più mainstream ed ideato per raggiungere un ampio raggio; se però lo analizziamo come parte di un progetto idealmente rap, ne captiamo subito la natura estranea al genere ed ancor più rispetto alle tracce precedenti.

Su California Hate è invece più difficile dare un giudizio: un brano molto malinconico, che, mi sento di dire, è stato forse collocato erroneamente nel progetto. Mi spiego meglio, se fosse stato un interlude e l’unico brano di questo tipo in tutto il disco, avrebbe assunto un valore grandissimo. California Hate è per me una piccola perla chiamata a raccogliere, nella sua brevità, sensazioni molto intense difficili da delineare. Nel pieno di un disco così confusionario e dai confini labili e posta come ultimo tassello del disco però, è come se si perdesse…

Di Anima Mundi, tirando le somme, posso dire che abbia grandemente deluso chi si aspettava un progetto più coerente con i precedenti e chi, conscio del gran potenziale di Axos, sperava in quattordici tracce potentissime. Ciò nonostante, il progetto si salva per quei brani che sono riusciti a creare, in qualche modo, un ponte con ciò che lo precede e che meglio hanno saputo esprimere ciò che Axos intendeva far arrivare ai suoi ascoltatori. Anima Mundi per me rimane l’intensissima Emily, le inedite L’amore Ci Farà A Pezzi Ancora, Anima e Nome e Danika, e un viaggio tra le immagini dei film raccontate in 50mila baci che si chiude sulle note tristi della sfuggente California Hate.

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