In questo Only For Dolphins, Action Bronson stupisce per la ricercatezza dei campionamenti.

I delfini? Esseri superiori che sono sulla mia stessa onda telepatica”: Action Bronson spiega così la scelta di dedicare il suo nuovo album Only For Dolphins – pubblicato lo scorso 25 settembre dalla Loma Vista Recordings – ai simpatici cetacei. L’artista newyorkese, 37 anni a dicembre, torna sulla scena rap col suo sesto LP ufficiale: un lavoro lineare, senza picchi particolari ma di sicura sostanza.

La scelta del concept è quantomeno bizzarra (versi di delfini si ascoltano all’inizio e alla fine del disco), ma non deve distogliere l’attenzione dal buon livello dell’opera. Tra i punti di forza di Only For Dolphins, ci sono in prima fila i samples: roba da cratediggers (cercatori di vinili, ndr) incalliti, ben differente dalla consueta enciclopedia di funky-soul del passato da cui generazioni di rapper hanno attinto a piene mani.

I pezzi sono brevi, sui tre minuti di durata media, senza ritornelli né piacionismi vari: niente trap, niente ospiti famosi ma una ricetta che funziona, imperniata su un flow solido (benchè non troppo vario) e su una serie di campionamenti di qualità. Abbiamo usato il termine ricetta non a caso, in quanto Action Bronson, prima di dedicarsi all’hip hop, si è imposto all’attenzione generale come chef gourmet, diventando in seguito il protagonista di alcuni show culinari. Una sorta di Chef Rubio in salsa americo-albanese (per le origini da parte di padre): poche idee ma efficaci, che rendono “Bronsolino” un battitore libero all’interno del rap game.

Nei testi di Only For Dolphins, non mancano – come da tradizione della casa – i riferimenti al cibo e alle droghe leggere. “I look like a character that was drawn by Stan Lee” (“Sembro un personaggio disegnato da Stan Lee”, l’ex boss della Marvel scomparso nel 2018), rappa Action in Golden Eye, forse l’episodio più felice del lotto. Non sarà l’equivalente musicale di un supereroe ma in questo brano, costruito attorno al sample di Best Love dei Blackstones (un gruppo reggae inglese degli anni Settanta), il rapper-cuoco sembra muoversi perfettamente a proprio agio.

Leggermente meno ispirato l’altro pezzo del disco dalla base reggae, ovvero Cliff Hanger, mentre Splash, breve quanto uno skit (gli intermezzi introdotti dai De La Soul nel famosissimo 3 Feet High And Rising e poi presenti per anni in mezza discografia mondiale del genere), riesce a rubare l’occhio, o per meglio dire l’orecchio, nei suoi due minuti scarsi di durata. Merito di una base a metà strada tra il pop elettronico anni ’80 e le sonorità di uno spot televisivo di quel periodo: insomma, un connubio in perfetto stile vaporwave.

Action Bronson dimostra anche buone qualità da produttore nelle tracce Capoeira e Mongolia: nella prima, che apre il disco, ti aspetti che salti fuori da un momento all’altro l’MF Doom di MM.. Food (altro concept album di stampo gastronomico) mentre la succitata Mongolia – con un featuring di Hologram ai limiti dell’osceno – presenta un campionamento esotico e straniante, tratto dall’opera del musicista turco Urfali Babi, che fa tanto Wu Tang Clan.

Nella fitta schiera di produttori di questo Only For Dolphins, non si possono non citare Dj Muggs che, assieme ad Antman Wonder, è il responsabile dei suoni del brano Vega (un raffinato jazz rap tra Herbaliser e Kill The Vultures) e The Alchemist, il cui tocco si sente nell’ottava traccia Sergio, che riprende – senza particolari acuti – Go Away di Jackie Wilson. Un piccolo ruolo per il producer californiano, ad un anno di distanza dall’EP Lamb Over Rice, costruito a quattro mani con lo stesso Action Bronson.

Uno che sa come esaltarsi sul groove giusto: vedasi Latin Grammys (uscito come singolo assieme a Golden Eye), che campiona un pezzo di Eddie Palmieri, pianista di musica latina tra i più influenti del genere. Peccato solo per il calo nella seconda parte dell’album: pezzi come Shredder e la conclusiva Hard Target scivolano via senza lasciar traccia, pur senza inficiare troppo il valore del disco.

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