Le perle nascoste del nuovo millennio di Nas.

La morte di Escobar.

Dopo aver chiuso il vecchio millennio con due album, Nas si ritrovò davanti ad una situazione inconsueta. Il clamoroso leak che provocò la distruzione del concept album I Am…An Autobiography continuava a fare danni e tutto ciò che veniva rilasciato ufficialmente veniva paragonato alle tracce rubate. Nel mezzo di questo caos, il fattore Nastradamus con i suoi filler e le sperimentazioni R&B/Pop forzate e out-of-character aprirono la strada agli altri giganti che regnavano sulla grande mela.

Dopo la morte di Biggie, il trono di New York era conteso, Jay-Z primo fra tutti, bombardava le strade e le classifiche a cadenza annuale, gettando frecciatine a Nas per una questione irrisolta degli anni precedenti. Inizialmente l’MC del Queens si prese una pausa dalla penna per intraprendere una piccola avventura discografica, fondando la Ill Will Records dedicata all’amico di infanzia scomparso. Quello che ne uscì fu un disco non altezza delle aspettative. Nonostante il singolo Oochie Wally abbia avuto successo negli USA, la debole strofa di Nas venne utilizzata dai suoi rivali contro di lui. Era chiaro che Esco aveva bisogno di una rinascita, una fiamma che portasse avanti la sua carriera; ma per farlo, doveva chiudere un capitolo.

D.O.E. VOLUME 1 (DEATH OF ESCOBAR) doveva essere il primo passo verso il futuro di Nas; il progetto era pressoché concluso, tant’è che venne recensito in esclusiva da Vibe Magazine nella prima metà del 2001. Non un album, ma una compilation completa di inediti e brani mai rilasciati ufficialmente. Nas ripercorreva la sua carriera tra tracce sottovalutate (come il remix ufficiale di Street Dreams), inediti e versioni ufficiali di alcuni protagonisti del leak del 1999 (come Poppa Was A Playa). Già dalle prime tracklist rivelate era evidente che Nas volesse portare la sua penna ancora più vicino alla sua anima, lasciando definitivamente il mafioso rap per dedicarsi ad una scrittura più autobiografica.

Alcune delle perle di D.O.E. che non hanno trovato neanche successivamente posto nella discografia del rapper, rimangono al giorno d’oggi dei fiori all’occhiello di un catalogo già prezioso. Rise & Fall per esempio rappresenta uno dei punti focali della transizione che Nasir stava vivendo.

“I forgot my profession, not from Columbia or Nicaragua, don’t distribute coke from Antigua, that shipped out to Panama. Pablo Escobar’s bloody reign came to an end far from my life; a kid who made his fame from a pen, hit the studio and change the game again”

Tra le barre più oneste e controverse di Nas, l’artista ammette l’esagerazione dell’alter ego che per almeno due album aveva preso il sopravvento nelle sue canzoni.

Il poeta del Queens stava vivendo un momento rivelatorio, l’affascinante My Worst Enemy in cui Nas parla a sé stesso è un’altra finestra verso quell’epoca. L’artista combatte con i suoi demoni nel primo verso, per poi cambiare narrativa nel secondo arrivando alla realizzazione di essere il prodotto dell’ambiente e delle circostanze in cui è cresciuto.

“Even then I blame everybody else except me, pops left me I was just three, I cried for help, mom was busy that don’t mean ni***’s stupid but I hot a habit wit-makin ‘up excuses”

Alcuni scheletri di quei brani contenuti in D.O.E. provenivano dalle sessioni di I Am…An Autobiography; è evidente che la mancata concretizzazione di quel progetto ha scosso non poco il rapper. Nas era pronto a rilasciare l’attesa compilation per poi seguire con il suo prossimo capitolo discografico Stillmatic. Dopo i precedenti due fiaschi, la sua posizione nella scena viveva di gloria passata e i suoi problemi familiari con una madre nell’ultima fase della sua grave malattia non aiutavano. Ma qualcosa cambiò i piani, qualcosa che iniziò le danze di una delle beef più famose della storia del genere.

Jay-Z approfittando dell’evidente incertezza artistica di Nasir tirò il suo più grande colpo al rivale newyorkese rappando in anteprima al Summer Jam della radio Hot 97 un verso inedito di Takeover, traccia che anticipava il suo disco, The Blueprint.

L’Araba fenice del Rap.

Il progetto Death Of Escobar venne immediatamente accantonato e nell’estate 2001, Nas si chiuse in studio per riplasmare la sua carriera. Lo spintone da parte di Jigga arrivò in un momento delicatissimo per l’artista del Queens e lo motivò a riprendere in mano la sua leggendaria penna e ed accendere un fuoco di cui non se ne sentiva il calore da troppo tempo. Quando The Blueprint arrivò nei negozi, l’attentato terroristico al World Trade Center non rallentò il Takeover di Hova, la versione completa del celebre dissing era ormai ovunque e hit come Izzo e U Don’t Know aveva assicurato un classico senza tempo al rivale.

Nas nel frattempo studiava la situazione, sapendo che le sue risposte sotto forma di freestyle non erano abbastanza.

La fenice che si rialzò dalle ceneri accecò la scena con una diss track che ancor oggi rimane impressa nella storia dell’Hip-Hop ed un album che rivelò un Nas riformato e pronto a riprendersi tutto.

Stillmatic non bastava, Nas aveva aperto il suo vaso di pandora personale e i piani originali per il cancellato Death Of Escobar ritornarono. Il mondo doveva sentire quelle tracce, così nel 2002 arrivò The Lost Tapes e non fu solo una delle prime mosse commerciali a far fronte direttamente al problema dei leak ma anche una delle più riuscite. Seppure la quantità di brani registrata tra il 2001 e il 2002 sia enorme, neanche il web riuscì a stare al passo con quanto veniva rilasciato dal MC del Queens tra feat, soundtrack e side-project.

Jay-Z aveva risvegliato una bestia dormiente, nella trafugata versione originale di Salute Me (The General) prodotta da Swizz Beatz, Nas affermava la sua superiorità lirica evidenziando l’anello di connessione tra lui e la strada da cui proveniva, elemento che Jay perdeva sempre di più ad ogni disco.

“Enlighten you quick, teach you how a king wins wars, keep your ears to the street, love your enemies more ‘cuz hate can frustrate and confuse.”

Amore e litigi.

La scomparsa di Ann Jones ebbe un impatto non indifferente su Nas, la sua carriera in quel momento aveva conquistato qualsiasi detrattore ispirando il rapper a confezionare ben tre dei migliori progetti della sua carriera ma c’era un vuoto dentro la persona che presto si sarebbe rispecchiato anche nell’artista.

Era evidente che il peso di mantenere le nuove aspettative portò Nas in studio più di prima e anche in questo caso i DJs e l’internet avevano le orecchie attente. In un momento di grande produttività ma anche di profonda riflessione, Nas sentiva il bisogno di affrontare quei mesi con una metà che fosse in gravo di capirlo e rispecchiasse i molteplici aspetti della sua personalità.

Non è certo un caso che conobbe Kelis proprio qualche anno prima, ma un’ulteriore e inaspettata reunion si concretizzò grazie alla dimenticata It Wasn’t You.

Nas e Lauryn Hill, una delle coppie musicali più rispettate e simboliche degli anni 90’ composero questo brano con una formula classica ma efficace. Nei versi di Nas la sua visione della relazione uomo-donna si mostrava evoluta, maturata dalle recenti esperienze, cosa che lo portò a sposarsi lo stesso anno della divulgazione del duetto.

“Companions, commitments, relationships, they can be so nice in days picnics, advance slow nights. You start to miss it all when you got no wife”

Il brano prodotto da Dirty Harry vedeva una sempre perfetta Lauryn Hill reinterpretare le parole della celebre You Are Everything dei The Stylistics, era da un bel po’ che non si sentiva la leggendaria artista e proprio in quello stesso anno (2005) si rumoreggiava di un ritorno dei The Fugees, purtroppo mai concretizzatosi.

Successivamente al cupo inizio millennio, la carriera e la vita di Nas si stabilizzò finché l’artista non venne coinvolto insieme ai suoi colleghi dall’onda 50 Cent. Quando Get Rich or Dye Tryin’ arrivò nei negozi nel 2003, non si parlava d’altro, non solo a New York ma in tutto il mondo.

Prima del successo, Nas e 50 condivisero diverse situazioni finendo col registrare una delle perle più sottovalutate della discografia di Curtis, Who U Rep With.

Dopo il vertiginoso scalare del successo senza precedenti di 50, il secondo album uscì fuori dagli schemi rompendo ulteriormente altri record. In The Massacre 50 attaccò diversi artisti compreso l’ex collega Nas. Questo colpì non poco il rapper che da poco aveva rilasciato un progetto capito da pochi (Street’s Disciple). Ogni fan del genere bramava una risposta da parte del God’s Son che si trasformò nel Devil Sent in uno dei leak più importanti di quegli anni.

“Scared of me so they talk about family members like I can’t point out your grandma to ni***s, damn you was my man like crew dog, don’t make me change our body frame to blue fog”

Don’t Body Yaself era inconvenzionale musicalmente con un sample, quello di Ordinary People di John Legend, che nessuno avrebbe mai pensato di sentire con due versi così violenti.

Nas era irritato non poco da 50 ma allo stesso tempo deluso considerata la loro relazione e il fatto che provenissero dallo stesso quartiere. Non è chiara la ragione per cui Nas decise di non rilasciare ufficialmente il brano ma il leak arrivò doppio, insieme ad un altro inedito.

Death Anniversary meno diretta della prima ma chiaramente ispirata dalla rabbia di Nasir, ironizzava sulla presenza di frodi nel Rap, provocando i suoi ascoltatori a più non posso.

“What If Jungle wrote my shit and I’m really illiterate and the whole Nas catalog was just an experiment? What If I really died when III Will got shot, this is Will rhyming right now while Nas is chilling with ‘Pac”

Le due tracce, nonostante non avessero nulla a che vedere con le uscite ufficiali di Nas, furono talmente ben accolte dal pubblico che qualcuno pensò di creare dei vinili amatoriali.

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 Si chiude una porta, si apre un portone.

In un momento in cui il genere viveva in bilico tra la trasformazione sonora e la staticità lirica, Nas tra il 2006 e il 2007 si trovava a fare i conti con le sue stesse parole. La dichiarazione-titolo Hip-Hop Is Dead fu incompresa dalla scena ma rappresentò un passo nella giusta direzione per il rapper.

Diversi sono i leak che uscirono fuori da quei lunghi mesi di registrazione. La riflessiva Good Morning rispecchia le abitudini coltivate dal rapper, che di tanto in tanto ritorna nella sua Queensbridge per apprezzarne la semplicità e rendersi conto della pagina che gli è stato permesso di voltare grazie al suo talento. Mentre il primo verso è descrittivo della tipica giornata in quel quartiere che lo ha visto crescere, il secondo è autobiografico e vede Nas esporre le sue relazioni con la terra di origine.

“Can’t you tell I’m much happy nowadays, no more child play, livin’ life the foul way my man just came home speedin’ tryin’ to catch up with 0 years of no freedom”

Nas aveva chiuso definitivamente con il capitolo precedente della sua carriera. Il titolo del suo disco pesava sulla scelta di catturare il meglio che il Rap poteva offrire in quel momento, così decise di tornare in studio con Dr. Dre e di iniziare a lavorare con l’artista del momento, Kanye West. Seppur entrambi i mega produttori finirono su Hip Hop Is Dead, You Mean The World To Me prodotta da Kanye West segnò un momento talmente importante per i fan da spingere Nas a conservare il brano per una release ufficiale nel 2019 con The Lost Tapes 2.

L’opportunità di tornare in studio con Dre spinse anche nell’inclusione della penna di Nas in quel celebre mostro di Loch Ness del Rap, Detox. Ancora oggi la voce di Nas è protagonista di Topless, probabilmente il leak più celebre dal mitologico album.

Il titolo proibito e il ritorno alla riservatezza.

È probabile che il momento in cui Nas presentò alla Def Jam il concept del suo nono album in studio è lo stesso in cui il rapper decise di fare quel salto in più che lo ha portato oggi ad essere un artista indipendente e uno degli imprenditori più importanti della scena. La label newyorkese non accettò il controverso titolo del progetto ribattezzandolo Untitled per poterlo inserire nei negozi e molte tracce furono modificate, altre cancellate. Quello che sarebbe potuto essere uno dei migliori progetti di Nasir si trasformò in un disco acerbo, soffocato anche dall’attenzione sempre maggiore che il mondo aveva per i suoi colleghi.

Ancora una volta grazie al web, oggi si ha una visione più chiara di cosa è stato perso e cosa Nas aveva in mente per Untitled. L’iconico DJ di Nas, Green Lantern, alleggerì il potenziale danno che il web poteva provocare spingendo l’MC di New York a rilasciare il suo primo e ultimo mixtape.

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Nonostante questo, ancora oggi i fan si chiedono che fine abbiamo fatti pezzi come Colors, frutto delle stesse sessions con DJ Khalil che ci hanno regalato piccole perle come Esco Let’s Go.

Una delle tracce cuore di Untitled, America, rimane una composizione terribilmente profetica delle vicende degli anni successivi. Se nel disco la traccia si presentava con una produzione crossover ricalcata da un ritornello super melodico, la versione originale ne valorizzava il significato con una produzione più classica arricchita da un eccezionale campionamento di This Is Not America di David Bowie.

I problemi non erano finiti per Nas. Negli anni successivi il gossip attaccò profondamente il rapper a causa del suo celebre divorzio con Kelis. Quel momento presentò per Nas quasi un ritorno agli attimi che respirò nel 2000. Con il comparire del suo nome in ogni testata giornalistica, anche il web fece il suo sporco lavoro e i leak arrivarono a pacchi. Tracce come Snitch Alibi, Anybody Test o persino quella che doveva essere il seguito ufficiale di uno dei suoi singoli più celebri If I Ruled The World ‘09 finirono sui blog di tutto il mondo mostrando un Nas che nonostante le circostanze personali non abbandonava lo studio.

La vita è bella.

Grazie proprio alla persistenza nel voler esprimere in musica il suo stato mentale, Nas regalò ai fan un lavoro che rappresentava non solo una grande maturazione ma anche un grandioso ritorno alla forma originale del racconta storie di strada. Life Is Good arrivò nel 2012 ma da lì in avanti le attenzioni del rapper finirono su altre sponde.

Uscendo dal suo longevo contratto con la Def Jam, Nas finì finalmente con l’avere un controllo più attento verso la sua musica e i leak diminuirono drasticamente. Dopo un traumatico divorzio, la vita gli sorrideva nuovamente ritrovandosi una schiera di fan che bramava per il suo ritorno sul palco. La mancanza di inediti venne colmata dal rapper stesso che diede un secondo capitolo a quel sorprendente The Lost Tapes del 2002. Poi NASIR e infine il fantastico King’s Disease.

Nas è tornato nel 2020 a mettere in primo piano l’espressione e l’arte ma siamo sicuri che nonostante non ci siano state molte release ufficiali dal 2012 al 2018, alcuni dei rarissimi leak siano la manifestazione dell’evidente maturazione di cui abbiamo potuto godere nei testi dell’ultimo progetto. Another Black Girl, scartata per un sound troppo plasticoso per il rapper, è un po’ il precursore di alcuni dei concetti di King’s Desease. Prodotta da Hit-Boy nelle loro primissime session del 2012, la traccia è il seguito del masterpiece di It Was Written, l’intenzione di narrare del materialismo in cui molte giovani donne cadono vittime ha aperto la strada ai moderni testi del leggendario rapper.

Conclusione.

Tra leak, tracce da mixtape e album ufficiali, la discografia di Nas è una delle più difficile da seguire. I brani nascosti non si limitano ad essere solo delle demo incomplete ma possono rappresentare vividamente lo stato mentale di uno dei giganti del genere.

Ovviamente non tutte meritano la vostra attenzione, ma uno sguardo più attento alla sua discografia può evidenziarne degli aspetti inediti che vanno sicuramente presi in considerazioni e ascoltati per capire al meglio la sua penna.

Grafica di Mr. Peppe Occhipinti.

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  • Clicca QUI per leggere il Vol.1 dei Leak di Nas.
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