Abbiamo contattato il rapper campano Signor D per farci introdurre al suo nuovo singolo, La Testa, che ne anticipa il concept album.

La Testa è il nuovo singolo del rapper campano Signor D, uno degli artisti appartenenti alla vecchia scuola di Salerno, nella quale “contava avere una propria identità, che tu fossi un artista o un semplice ascoltatore.” Adesso i tempi sono cambiati, Salerno, così come tutta la Campania e buona parte d’Italia è una delle tante città dalla quale emergono alcuni artisti mentre altri ci provano senza successo: certo è che nonostante le classifiche dicano altro, il merito dell’attuale successo del genere  va anche attribuito a chi ha lavorato per tanti anni “dietro le quinte”, essendo mosso da nient’altro se non la passione.   Signor D debutta quindi in questo 2020 consapevole della sua posizione e del messaggio che vuole comunicare con la sua musica (“dopo Crisalide EP ho ricevuto diversi attestati di stima e ho capito che era arrivato il momento di alleggerire il carico emotivo”); La Testa segna quindi non solo una forte dichiarazione d’intenti, ma anche un monito a tutti coloro che credano che il rap oggi si nutra soltanto d’estetica e di hype.

“Ho conosciuto della gente che ha partecipato a dei talent e che non ne è uscita benissimo, e allo stesso tempo ho avuto a che fare in prima persona con l’industria discografica ed ho capito che avrei preferito intraprendere questo percorso con le mie sole forze e le mie sole idee, che avevo ben chiare” mi dice quando  gli chiedo un opinione su cosa limiti davvero la crescita e la visibilità di un artista capace in mezzo a tanti altri che forse non sempre lo sono.  La Testa, in tal senso, non indica soltanto un parametro intellettuale ma si riferisce all’approccio con il quale si concepisce la musica, l’attitudine che si manifesta e la voglia di farsi ascoltare quando sembra che addetti al settore e stampa guardino altrove.

La sua esperienza nel gioco che gli ha fatto capire quanto importante sia riuscire a comunicare in modo limpido e trasparente con gli ascoltatori, coinvolgendoli nel cuore del progetto con estrema costanza: “Nel disco che ho realizzato con Piotta ho notato come i singoli usciti in precedenza fossero andati molto meglio rispetto agli altri pezzi contenuti nel progetto: ho preferito quindi uscire un singolo alla volta, a distanza di mesi, così da dare loro la giusta attenzione sia da parte mia che da parte di chi ascolta.”  Un metodo nuovo ed intuitivo per rilasciare un progetto intero, che vedrà la sua forma completa solo nel 2021 e che andrà a completare quel che è un vero e proprio concept album: “Già da La Testa si capisce come il disco voglia avere un concept chiaro, a partire dalle grafiche, passando per il sound e la costruzione dei testi”.

Il titolo del disco è già esplicito di per sé e vuol essere una sintesi della concezione di rap per Signor D: “Il disco si chiamerà  B.O.S.S: Back to old school sound, non potevo essere più chiaro di così. Al suo interno ci saranno diversi featuring, come quello con Kento e Moder, che è gente con cui ho stima reciproca e con la quale vorrei creare un movimento forte insieme a tutte le scene underground sparse per l’Italia”.   Una missione lodevole, che credo accomuni molte hip hop headz dello stivale. Non è infatti un caso che Signor D l’Hip Hop lo concepisca ancora secondo regola,  e lo si capisce quando  – parlando di quanto sia importante ancora oggi definirsi un MC – cita Caparezza, in quanto “uno di quegli artisti che sono riusciti ad approdare nel mainstream rimanendo fedeli al loro modo di raccontare e raccontarsi, portando alto il significato e l’importanza della parola”.

Purtroppo però, non è tutto oro ciò che luccica, non basta arrivare al grande pubblico per sentirsi realizzati. Me lo dice quando gli chiedo della sua barra sull’insuccesso che è causa di depressione: “Conosco persone che coi talent sono arrivati vicini al sogno di sfondare con la musica per poi trovarsi un vuoto enorme intorno a loro. Ed è lì che si spengono le luci”.

Adesso però tocca tirare le somme, serve spiegare – come ne La Testa – che i brand e la vita di strada non sono tutto, e che serve provare a ritagliarsi uno spazio importante con il solo ausilio delle parole e dell’amore per questa musica: “Ho conosciuto questo ragazzo che produce, Vins Alorem, abbiamo subito notato una forte alchimia e abbiamo deciso di lavorare assieme ad un po’di musica. Io ho le idee molto chiare e lui è in grado di trasformarle in qualcosa di concreto grazie al background che c’ha. Tutto il disco l’ho concepito e realizzato con lui”.

La Testa rappresenta quindi un nuovo inizio per Signor D, non un traguardo, ma piuttosto un biglietto da visita che ne dimostra le skills e che ci fa incuriosire per l’immediato futuro. Ormai non sono scontate le barre, così come i contenuti o un sound di certo tipo.  Il nostro consiglio è quello di tenere d’occhio Signor D per tornare a credere che l’Hip Hop sia una porta senza chiavi, che ha bisogno soltanto di saper essere aperta.

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