Le principali distorsioni quando si tratta di dare un giudizio ad artisti o concorrenti.

Che si tratti di presenziare come giudice a X Factor, di essere un giurato in una battle di freestyle o semplicemente una persona chiamata a esprimere un proprio parere su una serie di artisti, può essere utile sapere attraverso quali modalità la nostra mente cerca di corrompere il giudizio.

Questi errori o bias, chiamati anche distorsioni cognitive, avvengono in maniera inconscia e spesso hanno un peso importante sul risultato che si è chiamati ad esprimere. Analizziamo le principali.

1.Effetto alone: si tratta di un bias cognitivo per il quale la percezione di un tratto è influenzata dalla percezione di uno o più altri tratti dell’individuo. Ad esempio se si presenta un concorrente di bell’aspetto nella fase iniziale di creazione del giudizio saremo portati a giudicare più preparato quel concorrente, anche se non ha ad esempio ancora iniziato a cantare. Stesso discorso vale per l’accoppiamento bell’aspetto-intelligenza: una persona bella viene subito percepita come intelligente.

2.Il ruolo del prototipo: come reagireste se vi presentassero un ragazzo in giacca e cravatta, senza barba, vestito prada e vi dicessero che si tratta di un cantante rap? Per un conoscitore del genere questa dichiarazione potrebbe non sortire effetto, ma pensate di porre questa domanda ad una persona over 40 che non conosce quasi nulla del genere. Qui la reazione sarà sicuramente di diniego, I veri rapper sono pieni di tatuaggi e poco curati, questo è ancora il pensiero che va per la maggiore. Accade perchè entra in gioco il concetto di prototipo, ovvero di elemento che racchiude tutte le caratteristiche più identificative di un gruppo. Più un soggetto si allontana dal prototipo (come nel nostro caso il rapper che ben si presenta) e più verrà considerato come mosca bianca o addirittura come elemento non realmente appartenente a quel gruppo. Inoltre, nel caso venisse chiesto a questo ascoltatore di porre alcuni esempi di rapper che conosce, molto difficilmente citerebbe questo artista contro-prototipico, in quanto sono i soggetti più prototipici ad essere più facilmente ricondotti alla memoria.

3.Effetto equazione personale: il valutatore potrebbe essere portato a valutare positivamente le persone che possiedono caratteristiche simili alle proprie e negativamente chi ha caratteristiche diverse. Un giudice con presenza scenica potrebbe valutare più positivamente un concorrente che fa della presenza sul palco la propria arma migliore. Quindi un ascoltatore estroverso potrebbe valutare più positivamente un cantante con la medesima indole.

4.Bias di conferma: consiste nell’atto di dar maggior enfasi e considerare solamente le informazioni che tendono a confermare i nostri pensieri. Questo bias è fortemente radicato in quei soggetti che hanno un forte bisogno di essere d’accordo con gli altri e che in genere non accettano le critiche. Se crediamo che un freestyler sia fenomenale e non prendiamo le opportune misure di sicurezza (scrivendo per esempio in un foglio gli appunti globali o relativi a determinate caratteristiche come punchlines o extrabeat), probabilmente quando effettueremo la valutazione complessiva della battle tenderemo a dare meno importanza al fatto, ad esempio, che abbia sbagliato il tempo in un paio di entrate.

5.Bias di gruppo: simile al bias di conferma, induce a sopravvalutare le capacità ed il valore del nostro gruppo e a considerare i successi del nostro gruppo come risultato delle qualità dello stesso, mentre si tende ad attribuire i successi di un gruppo estraneo a fattori esterni che dipendono dalle situazioni e non dai loro meriti. Questo vale soprattutto come auto-valutazione: occorre sempre ricordarsi che anche le altre persone e gli altri gruppi provano le stesse emozioni e sono favoriti o meno dalle situazioni come lo siamo noi.

6.Fallacia di Gabler: la tendenza a dare rilevanza a ciò che è accaduto in passato e la credenza che i risultati di oggi siano del tutto influenzati da tali eventi. Gli artisti valutati sempre positivamente nel corso della loro carriera tenderanno ad essere valutati ancora positivamente nonostante le loro prestazioni non risultino sempre così positive.

7.Bias dello status-quo: è invece una distorsione valutativa dovuta alla resistenza al cambiamento da parte dell’essere umano. Rimanere fedeli alle proprie routine e alle proprie convinzioni, porta a ritrovarsi all’interno di situazioni molto simili tra loro e ad essere poco propensi all’innovazione. Persone con una forte resistenza al cambiamento potrebbero ad esempio ascoltare una canzone trap oggettivamente ben fatta e con degli aspetti interessanti, ma per restare fedeli alla propria convinzione di essere un amante dell’underground potrebbero scartare la canzone ed etichettarla come pessima senza essere consapevoli di questo pregiudizio.

 

Ovviamente questi bias non sono onnipresenti e possono essere controllati a seconda delle situazioni. Conoscere e rendere coscienti questi ragionamenti ci permette già ampiamente di diminuirne l’effetto, anche se questo risulta più difficile nelle situazioni con una forte carica emotiva.

È per questo che l’esperienza gioca un ruolo chiave nell’aumentare la lucidità di giudizio. Il vivere situazioni di uno stesso tipo in maniera ripetuta e il farsi carico più volte della responsabilità del giudizio aiuta ad abbassare i livelli di arousal (attivazione fisiologica) e di ansia, rendendoci giurati più affidabili.

Consideriamo poi che, soprattutto in contesti in cui il proprio operato è sotto i riflettori e ci si interfaccia con un pubblico numeroso, entra in gioco anche il costrutto della desiderabilità sociale, per cui le nostre scelte vengono mediate dalla percezione che vogliamo gli altri abbiano di noi, spingendoci a volte a non essere il più possibile oggettivi ma a fare scelte anche per compiacere la platea. Il tutto, ovviamente, al netto di strategie che esulano da questo ambito, come quelle legate al marketing o a scelte forzate per compiacere pubblico e investitori.

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Mi chiamo Marco Carboni e sono uno studente nato a Pesaro. Ho la fortuna di vivere l'HipHop a 360 gradi, producendo per le realtà locali, organizzando un evento chiamato Carpe Riem ma soprattutto scrivendo e descrivendo una cultura che è molto più di quanto può apparire