Abbiamo analizzato il testo di MeryXSempre, una delle tracce più significative del disco di Ernia, con il featuring di Shiva ed una produzione firmata Marz & Zef.

MeryXSempre è la settima traccia di Gemelli, il nuovo album di Ernia uscito il 19 giugno, prodotta da Marz & Zef e con il contributo di Shiva nel ritornello. Sin dall’annuncio della tracklist il brano in questione è stato il più “attenzionato” dal pubblico proprio per la presenza del giovane rapper di Milano Ovest, che però Ernia ha difeso a spada tratta: l’ex membro dei Troupe D’Elite ha infatti affermato di rispecchiarsi in Shiva per via delle diverse critiche che spesso gli vengono mosse nonostante la giovane età, come accadde a lui in passato. Inoltre, l’autore di Gemelli ha anche dichiarato come questo sia il suo brano preferito del disco.

MeryXSempre è un pezzo chiaramente autobiografico – costruito su tre strofe intervallate da un ritornello – che da un seguito importante ai diversi storytelling che possiamo trovare all’interno della giovane ma densa discografia di Ernia. L’artista del QT8 è ormai noto per la sua capacità lirica indiscutibile, che gli permette di formare delle immagini nella mente dell’ascoltatore attraverso la scrittura, portandolo con sé dentro i labirinti del suo pensiero e delle sue riflessioni: ma se in 68 questa caratteristica richiedeva un’ immersione completa ed attenta da parte dell’ascoltatore, in Gemelli Ernia ha deciso di rilassare i toni ed i registri del suo linguaggio, snellendo gli artifici stilistici e provando ad arrivare dritto al punto nella stesura dei suoi testi.  Questo va però inteso come un upgrade nel suo percorso artistico e non come un passo indietro, dato che lo spessore dei suoi testi più introspettivi e rimasto pressoché invariato, con la sola differenza che in Gemelli risulta quasi impossibile non immedesimarsi nelle storie e nelle rime del giovane autore milanese.

In tal senso, MeryXSempre rappresenta bene questa intenzione ed è il motivo cardine per cui ho scelto di approfondirne le tematiche. Questa traccia, sin dal primo ascolto, mi ha ricordato molto From Time, la traccia di Drake contenuta in Nothing Was The Same ( nonostante lo stesso artista abbia dichiarato di essersi ispirato maggiormente a If You’re Reading It’s Too Late per la stesura del brano): inoltre, credo che nonostante sia facile cadere nella trappola delle critiche gratuite, il ritornello di Shiva si inserisca molto bene nel mood e nelle strofe del pezzo, che inizialmente era nato come una strofa unica, ma che Ernia ha deciso di “spezzare” con il ritornello proprio per permettere all’ascoltatore di digerire adeguatamente le strofe.  Forse in 68 sarebbe andata diversamente.

Iniziamo quindi con l’analisi dei versi di MeryxSempre:

“Era un evento andare al cinema il sabato in centro
Ok, sorridevamo tipo io che c’entro?
Ed i commessi dei negozi ci guardavano in silenzio
Quel cartello ha la tua faccia e dice: Io non entro”

Nella prima quartina Ernia introduce l’ambientazione dentro la quale si svilupperà l’intero testo, Milano, raccontando il sentimento di inadeguatezza che prendeva vita in determinati contesti, spesso posti al di fuori del suo quartiere di appartenenza: concetto che poi svilupperà ulteriormente nella traccia Fuoriluogo. Qui è molto interessante la metafora che utilizza per descrivere la sua insicurezza, paragonandola al cartello che i negozi appendono solitamente per vietare l’ingresso dei cani domestici all’interno dei locali (Quel cartello ha la tua faccia e dice: “Io non entro”).

“Guardavamo le tipe con la mano alla bocca
Ci chiedevamo Ma ste amiche vanno sempre in coppia?
Stavano insieme a un PR, non mi capacito
Che uno stronzo del genere poi se le porti al tavolo, ah”

Una volta introdotti nei suoi ricordi, Ernia inizia a sviscerare altri temi legati a quell’inadeguatezza, come il rapporto con le ragazze ad esempio: tramite dei flashback l’autore riporta su carta i pensieri sorti in passato (Ci chiedevamo: “Ma ‘ste amiche vanno sempre in coppia?”) per poi ritornare nel presente ed effettuare una riflessione più lucida di quei momenti (stavano insieme a un PR, non mi capacito Che uno stronzo del genere poi se le porti al tavolo)

“Non eravamo abbastanza, quelle così hanno impegni
Tipo il corso di lingua o il corso di tennis
Tu invece pensi di essere in Mery per sempre e non meriti niente
Fai i medi sul bus se qualcuno lo perde”

Qui il gioco temporale prosegue, con Ernia che ritorna nuovamente alle sue riflessioni passate, evidenziando come probabilmente quella distanza fosse tracciata da una linea immaginaria, dettata dalle differenze di ceto sociale tra il suo gruppo e quello delle ragazze dei quartieri del centro, dipinte come si è soliti oggi immaginare la classe media/borghese (quelle così hanno impegni/tipo il corso di lingua o il corso di Tennis).

Per descrivere il suo punto di vista Ernia cita il film culto MeryXSempre, molto presente nelle citazioni di tanti artisti del circuito e qui metafora dell’estraniamento e della difficile integrazione in quella realtà borghese tanto lontana (Tu invece pensi di essere in “Mery per sempre” e non meriti niente Fai i medi sul bus se qualcuno lo perde)

“Viali infiniti in sfondo, Club Dogo in sottofondo
Sognavo di fare sta m*rda per lavoro un giorno
Non per le tipe né per soldi e per la fama neanche
Ma per non annoiarmi più alle panche, ah”

Qui i ricordi lasciano il posto alle battute conclusive della prima strofa. Ernia parla con  consapevolezza attuale del passato, pur non interrompendo le linee del suo racconto: i versi scritti lo ritraggono sul bus citato in precedenza, mentre i viali di Milano scorrono ed i Club Dogo – per i quali ha sempre nutrito una grande ammirazione – suonano in sottofondo lungo il tragitto di ritorno.

Nei due versi conclusivi è disarmante l’onestà intellettuale dell’autore che afferma come il suo sogno fosse quello di lavorare con la musica per uno dei motivi più comuni alle nuove generazioni di tutti i quartieri dello stivale: per non perdere sé stesso ed il proprio tempo in strada, piuttosto che per fini puramente superficiali. (Non per le tipe né per soldi e per la fama neanche, Ma per non annoiarmi più alle panche, ah).

“Ya, fino a ieri in giro nei sentieri più scuri, ah
Stavamo coi ragazzi cattivi
Vedo i soldi, ah
Capisco che i nemici sono altri 

Fino a ieri (Ieri) in giro nei sentieri più scuri 
Mi fidavo dei ragazzi cattivi
Non risolvi
Tutti quei problemi che hai davanti
Ma da te non si può
Parlare ad alta voce di quegli argomenti
Ma da me, se vuoi, si può
Far rumore, sai, il mio cuore non ha precedenti, Mery”

Nel ritornello emerge la non troppo velata doppia citazione a Mary dei Gemelli Diversi (In giro nei sentieri più scuri), pezzo iconico della generazione precedente a quella di Mery X Sempre a cui Ernia ha dedicato il brano.

Il ritornello, oltre a non invadere la profondità e le atmosfere delle strofe, riassume bene il concetto di fondo che ha scelto Ernia per il brano- Quando si è ragazzi la visione delle cose è spesso distorta, influenzata dallo stile di vita o da una maturità che manca. In questi casi si cresce in fretta – più in fretta di chi vive nell’agio materiale e spirituale – e la necessità di parlare di alcuni argomenti delicati legati a doppio filo alla strada può esser sfogata solo con chi è simile a te. Chi non ha vissuto certe cose è difficile che possa comprenderle fino in fondo.

“Stavo coi figli di pugliesi meno abbienti, ah
Ma milanesi di pugliesi discendenti, ah
Però parlavano in dialetto imitando i parenti
ambienti, Se ti senti fuori, ti chiudi, ti escludi da certi ah”

Nella seconda strofa Ernia continua il suo racconto mantenendo il filo conduttore col passato, questa volta scrivendo delle amicizie. In questo caso specifica come la sua compagnia fosse composta da una sotto-comunità, definibile tale soltanto per delle discendenze pugliesi e non lombarde che li differenziavano dal resto dei ragazzi. Questo dettaglio tende a sottolineare come l’essere umano sia sempre alla ricerca di chi gli somiglia quando si sente fuori posto, aggrappandosi anche a piccolezze, come un comune (e lontano) legame ad una regione diversa ad esempio / Se ti senti fuori, ti chiudi, ti escludi da certi ambienti ah)

“E alcuni han fatto figli, ma non mi sembra strano
La noia a volte si combatte col calore umano
E ogni piacere lo trasformi in vizio
Perché non fai una brutta fine se è brutto pure l’inizio”

Nel chiudere la sua disamina Ernia inasprisce la sua scrittura, donandole una punta di odio (o di fastidio) nei confronti del futuro che quelle stesse persone si sono poi costruite, scevre da ogni ambizione e schiavi della Noia e del proprio destino: concetto che viene proposto con l’abitudine molto italiana di far un figlio assieme ad una donna che probabilmente non ami per colmare i tuoi vuoti. Nel verso finale questa amarezza prende definitivamente vita, con un’affermazione che sa tanto di rassegnazione e che questa volta mette da parte la ragione lasciando parlare la pancia. (Perché non fai una brutta fine se è brutto pure l’inizio)

“Odiavamo la politica perché parla alla pancia
In genere si fa solo alle donne in gravidanza
Se c’hai m*rda nella testa, è solo m*rda che avanza
E se ti coccoli lo stomaco, esce solo un po’ più calda, str*nzo”

Qui l’argomentazione si sposta ai pensieri maturati durante l’adolescenza riguardo ad alcuni temi più adulti. Come la politica, che Ernia snobba elegantemente con una metafora ed un riferimento di grande impatto lirico: la prima, ne condanna la natura manipolatrice (Odiavamo la politica perché parla alla pancia In genere si fa solo alle donne in gravidanza), mentre la seconda ne condanna le modalità in cui viene veicolata, riferendosi velatamente allo slogan politico di Matteo Renzi del 2013 “il nuovo che avanza”. (Se c’hai merda nella testa, è solo merda che avanza)

“Ok, ricordo capodanno
Brindavamo nei parcheggi e vorrei prendere ognuno di loro
E dopo ringraziarlo perché i poveri non hanno
Ma dividono con te pure l’acqua di stagno, grazie”

Nell’ultima quartina Ernia addolcisce i suoi ricordi, che riporta un momento intimo della sua adolescenza (Okay, ricordo capodanno) lontano dalle serate in voga o dai locali più frequentati, nel quale la condivisione di quella solitudine era tutto ciò che gli era possibile permettersi. Ed è con un’iperbole che si chiude la strofa, che rende bene l’intensità del ricordo e del vissuto che Ernia ha di quei giorni (perché i poveri non hanno Ma dividono con te pure l’acqua di stagno, grazie).

“E andare via ti lascia il cuore rotto e testa confusa
Come una stronza che ti lascia, ma fa ancora le fusa
E se ci riesci e non ti porti gli altri, ho solo una scusa
Per questo amiamo chi osa e detestiamo chi usa”

Nel bridge conclusivo Ernia tira le somme di quel che è stato il suo percorso, da quel passato sino a questo presente. Con una similitudine racconta la difficoltà emotiva – ed a tratti fisica – di lasciare un luogo nel quale hai formato per molto tempo la tua persona (E andare via ti lascia il cuore rotto e testa confusa Come una stronza che ti lascia, ma fa ancora le fusa), lasciando indietro gli altri senza poter dare loro una motivazione valida che non suoni come una banale scusa (E se ci riesci e non ti porti gli altri, ho solo una scusa).

Scuse che poi sono solo pretesti, poichè tutti coloro che nascono in una situazione di disagio vorrebbero tirarsene fuori: sta tutto nel carattere di chi ci prova che lo contraddistingue (Per questo amiamo chi osa e detestiamo chi usa)

 “Mentre i motorini sfrecciano
E tu cerchi di capire chi conduce
Quando poi ti chiedi se sarà buio per sempre
A volte basta niente
ricordati di accendere la luce”

Sono convinto che nell’outro Ernia parli principalmente al sé del passato, piuttosto che ai ragazzi che oggi vivono quella sua stessa situazione. Nei primi due versi infatti dipinge l’interlocutore a sua immagine, come un ragazzo molto cerebrale e sensibile che dedica la sua attenzione alla profondità piuttosto che alla superficie (Mentre i motorini sfrecciano E tu cerchi di capire chi conduce) . Un espediente narrativo che ha utilizzato anche Guè Pequeno ne Il Tipo ( Tu guardi il macchinone, Io chi lo conduce) e che conferma le affinità elettive della scrittura nata a Milano.

Nella sua chiosa finale invece cita il discorso che Albus Silente fece ad Harry Potter nel film Il Prigioniero di Azkaban, lasciando percepire come a volte la soluzione sia ad un passo da noi: basta soltanto sapere dove guardare (Quando poi ti chiedi se sarà buio per sempre A volte basta nientericordati di accendere la luce)

Credo fermamente che MeryXSempre sia uno dei pezzi meglio scritti da Ernia, nonché uno dei migliori di questo 2020 molto denso. Gemelli è uscito da poco eppure molti brani ci hanno impiegato davvero poco ad entrare nella nostra testa e nelle nostre routine: è quello di cui avevamo bisogno per ripartire dopo questa lunga pausa forzata.

E tu, quale pezzo di Gemelli avresti analizzato?

 

 

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