In questo articolo ripercorreremo il percorso di Izi concentrandoci sulla sua poetica e sul suo modo di fare musica, che si differenzia dagli altri in molti aspetti.

Ricordo ancora come ho conosciuto Izi, un po’ come tutti grazie al film Zeta, e di nuovo un po’ come tutti, sono partito avendo pregiudizi nei suoi confronti. Ma come? Signor nessuno che se ne esce con un film e un album di debutto nel mainstream? Ma dai, sarà un raccomandato, il tipico senza nulla da dire che fa musica a tavolino per stare in cima alle classifiche e sparire nel giro di un anno. Niente di più sbagliato.

Ma torniamo a noi, dicevo che quindi, tralasciando il film del quale non voglio parlare, mi sono approcciato al suo primo disco mainstream Fenice molto prevenuto, una volta srotolate e infilate le cuffie nelle orecchie, però, mi sono dovuto ricredere nel giro di dieci minuti. Mi sentii subito proiettato nel suo mondo fatto di immagini, situazioni e sentimenti. Una dimensione di un ragazzo che racconta i suoi pensieri attraverso i suoi occhi che spesso disegnano e colorano la realtà in modo completamente originale e metaforica.

Izi

Fenice, Pizzicato, Aletheia

Sin da Fenice si percepiva il suo vangelo attraverso un mix incredibile tra musicalità, contenuti e attitudine, ma dall’altra parte risulta un lavoro inevitabilmente acerbo. Acerbo proprio per il fatto che era innegabile il potenziale enorme di un ragazzo che a differenza di tanti altri non ha mai voluto stare sotto i riflettori ed essere protagonista, anzi si direbbe che più cresce più diventa introverso.

Spesso assente sui social, uno dei pochi che non ha mai avuto beef con nessun altro rapper, ma che al contempo è rispettato da chiunque e quando concede una collaborazione a un collega riesce sempre a farsi grosso e a mettere in difficoltà l’amico di turno che rischia di essere eclissato.

Parliamo dell’artista che ha pubblicato una delle migliori hit degli ultimi anni, sto parlando di Chic. Il motivo di questa affermazione è piuttosto semplice, trovatemi un altro rapper che con un testo così tanto personale e malinconico è riuscito a diventare sottofondo di mesi e mesi per milioni di ragazzi. Chic è semplicemente una traccia che si distingue in tutto, difficile decretare cosa sia meglio tra la base o chi ci rappa sopra, riuscendo a far salire i feels di chiunque la ascolti dopo qualche tempo.

Fenice raccoglie al suo interno tracce di assoluto livello (menzione d’onore per Izis, Luce, Chic, Solo, Per Tutti Quelli Che), dove dimostra anche di saper avere la grinta e l’arroganza giusta con La Tua Ora e Tutto Apposto ma che contiene un po’ troppo contenuto “poppeggiante” che rivela forse proprio il suo essere acerbo (Con me, Odi e Niente Da Perdere per il sottoscritto sono le meno riuscite del progetto). Nel complesso è un debutto nel mainstream buonissimo che grazie a melodie varie molto soft riesce ad abbracciare l’ascoltatore anche in momenti di umore diversi.

L’anno successivo – siamo nel 2017 – pubblica quindi Pizzicato. In questo progetto troviamo molta più solidità artistica rispetto al precedente, Izi riesce a concentrarsi maggiormente sul suo stile tralasciando sonorità che non gli si addicono troppo, e così facendo si avvicina ai flussi di coscienza. Che poi, forse, “flusso di coscienza” è un termine che può essere considerato improprio, ma risulta efficace nel descrivere il mood del rapper ligure.

In Pizzicato vediamo infatti basi più cupe e tenebrose accompagnate al suo ormai caratteristico flow trascinato e collegato da frase a frase come se non esistessero pause o punteggiatura. Fuori, Pianto, Volare e 4GETU sono un manifesto di questa nuova poetica. Più in generale, tutto il disco mette in primo piano i pensieri dell’autore e i suoi sentimenti, che si traducono in ricerca della sintonia interiore, difficile rapporto con le autorità di qualsiasi tipo, visione tendenzialmente pessimista verso il genere umano e invece positiva rispetto la natura e altri argomenti affini a questi appena citati. Non mancano ovviamente episodi più goliardici come Volare, RSCN o la hit del disco Wild Bandana, che diventerà un vero e proprio manifesto paragonabile a Chic.

Una pausa di due anni ci regala – nel 2019 – Aletheia, l’album della sua totale maturazione. In questo progetto riesce finalmente a creare un completo, vero e proprio concept album della sua poetica. La differenza rispetto alle opere precedenti risiede già nella assoluta non volontà di Izi di andare incontro all’ascoltatore, pubblicando come brano di anticipazione Fumo Da Solo che sarà poi la hit del disco e che, però, non è paragonabile a Chic o Wild Bandana, non per la qualità espressa perché quella è alta in tutte e tre le tracce, ma per il fatto che Fumo Da Solo è un brano molto coraggioso sotto tutti gli aspetti, che non cerca in nessun modo consenso.

Sarebbe alquanto mistificatorio però non menzionare anche la seconda hit della tracklist, che si traduce inevitabilmente in 48H in collaborazione di Sfera e che per questo motivo verrà riprodotta milioni di volte dal pubblico. Qui, in realtà, abbiamo un’altra sorpresa, infatti la traccia in questione non discosta il suo mood dalle altre e anzi, riporta lo stesso rapper di Cinisello a dover cimentarsi in una strofa molto più “seria” del suo attuale solito.

Tutto Aletheia ha un’atmosfera oscura e introspettiva, dove porta all’estremo i concetti espressi prima per Pizzicato. I momenti più alti del disco si traducono in Nome Della Rosa, Volare II, Pace, Weekend, Carioca, Zorba e non è possibile non nominare la cover del disco – Dolcenera – capolavoro di quel genio assoluto di De André rivisitato da Izi che senza modificarne il testo, riesce a farlo suo e a personalizzarlo bene attraverso una musicalità diversa rispetto l’originale.

Poetica

A differenza di molti colleghi, Izi nei testi è raro parli di soldi, macchine e donne. Si concentra quasi sempre su immagini metaforiche che rispecchiano temi più profondi e introspettivi. Nel tempo ha sperimentato e trovato una sua strada, che sin dal principio era visibile ma che ha trovato piena consapevolezza in Aletheia. Quest’ultima parola significa, dal greco, “verità” o “rivelazione” e racchiude perfettamente la poetica di Izi, fatta di idee che vengono gettate sulla base come un flusso, una cascata, un fiume in piena che scivola sul fondale con forza e unanimità. In generale, il mood che imprime nelle tracce è alternato tra toni cupi che racchiudono il suo lato oscuro e più pessimistico e toni più leggeri che svelano invece il suo lato chiaro e armonioso. È dunque dibattuto principalmente tra queste due personalità che alternano due diverse facce della medaglia.

Questa sua ambizione a non voler essere il solito rapper solo soldi e donne lo porta sicuramente a raccogliere meno successo di altri colleghi, oppure al non riuscire a trasmettere quanto vorrebbe, principalmente non per la sua incapacità autoriale bensì per l’elevatezza estrema di alcuni concetti che vuole esprimere, che non sono per nulla facili da affrontare e rischiano di scivolargli un po’ di mano. Quanto appena detto è però comprensibile: stiamo parlando di un ragazzo di ventiquattro anni che ha ancora molta strada davanti e potrà dimostrare ancora più maturità nei progetti futuri.

In ultima istanza c’è da sottolineare la coerenza del suo percorso, peculiarità descritta nella prima parte dell’articolo parlando delle sue pubblicazioni. Risulta piuttosto rara se ci si guarda intorno e, probabilmente, lo aiuterà nel creare la cosiddetta fan-base, il nocciolo duro dei suoi ascoltatori che sicuramente la apprezzeranno.

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